This is Us

la pandemia entra nella storia:
la serie racconta la vita e il coraggio di ogni giorno

Testo Silvia Natella

Ci sono serie televisive che entrano nel cuore per le emozioni che regalano e altre che smuovono i tarli della mente, aprono strade nella memoria e offrono risposte. Anche la normalità può essere protagonista e incollare al piccolo schermo. This is Us, serie tv statunitense trasmessa dall’emittente NBC dal 2016, è l’esempio lampante di come i personaggi possano diventare straordinari nel loro essere ordinari e di come la vita raccontata nel suo semplice scorrere quotidiano appassioni. Negli ultimi decenni della storia della televisione siamo stati abituati a format più o meno realistici e al cinema come a una fabbrica documentaristica più che di sogni.

This is Us è tra le serie che più hanno fatto compagnia durante il lockdown e il suo successo ha spinto a investire in un remake tutto italiano dal titolo “Noi”, con un cast capeggiato da Lino Guanciale. La bellezza di This Is Us è nel suo intrecciare – fino a farli confondere – passato, presente e futuro per costruire identità, appartenenza, radici familiari e
legami affettivi. Proprio come nella vita, è necessario guardare al passato per capire il presente e le scelte che si compiono sul momento avranno inevitabilmente ripercussioni nel futuro. Capita che i protagonisti della serie pluripremiata – differenti ma simili nelle loro frustrazioni e sofferenze – diventino lo specchio di chi li guarda e ha l’età giusta per ricordi significativi, rimpianti e rimorsi. Si è confermata una delle serie più riuscite in cui immedesimarsi anche durante la pandemia, riflettendo i tempi che corrono e le paure e le angosce che il Covid ha scatenato.
Ed è così che all’inizio della quinta stagione sui volti di Kevin, Randall e Kate sono comparse le mascherine, mentre nel resto dell’industria della finzione si continuava a ignorare il disastro e a offrire evasione. La normalità cambiava scenari, nuovi piccoli gesti come il distanziamento sociale si imponevano nella vita vera per cristallizzarsi in abitudini e This Is Us non poteva esimersi dalla riproduzione fedele della realtà.

Il fascino di questa serie è proprio in questa sua capacità di innescare meccanismi di identificazione e di creare empatia. Non c’è evento tra quelli narrati che non faccia scendere una lacrima o procuri un’emozione.
La pandemia, tuttavia, ha rallentato le riprese per settimane interrompendo la messa in onda degli episodi della quinta stagione. Il successo della campagna di vaccinazione negli Stati Uniti ha permesso la continuazione delle puntate e gli affezionati alla serie hanno trovato le risposte agli ultimi interrogativi e assistito alla risoluzione di alcuni misteri tra passato, presente e futuro. Il coraggio è il filo conduttore di questi nuovi episodi. Nelle puntate trasmesse dopo il blocco, i tre fratelli devono prendere nuove decisioni, fare i conti con il proprio passato e affrontare un futuro di incertezze. Siamo stati tutti vittime dell’inerzia, dell’apatia e della “sindrome della capanna”, ma con i luoghi della cultura che riaprono la speranza è che si torni alla vita. “Non esiste limone troppo aspro da non poterci fare qualcosa di vagamente simile a una limonata” è il mantra che si sente ripetere dalla prima stagione e che incoraggia a rialzarsi dopo ogni caduta, a far trionfare la vita anche se le traversie sembrano troppo grandi da superare. I “tre più grandi”, come vengono soprannominati in famiglia i fratelli Kevin, Randall e Kate, fronteggiano ostacoli in ogni fase della vita per trovare la propria strada, ma anche sulla soglia dei 40 anni non c’è niente di definito e definitivo e tutto si può rimettere in discussione.

Siamo stati tutti vittime
dell’inerzia, dell’apatia
e della “sindrome della
capanna”, ma con i
luoghi della cultura che
riaprono la speranza è
che si torni alla vita.

L’aspetto più affascinante della serie – prossima alla sesta stagione e all’epilogo (la puntata finale della quinta è prevista per il prossimo 30 giugno ) – è l’abilità di intrecciare le storyline lungo più archi temporali. All’inizio sono
così perfettamente parallele che si impiega un po’ a capire le relazioni che intercorrono tra i personaggi. La sorpresa è grande nel constatare che il tempo può essere lineare e i problemi vengono sempre a galla per essere trasversali. C’è anche spazio per la suspense e per quel cliffhanger che ti spinge a guardare l’episodio successivo. Si è a conoscenza di come va a finire la storia, ma le svolte cruciali spesso sono svelate in seguito. Puntata dopo puntata si cerca nel passato, – nei flashback ricostruiti sapientemente – il momento decisivo che ha cambiato tutto. E quando si è convinti di aver trovato il bandolo della matassa, i colpi di scena rimescolano le carte aprendo nuovi interrogativi e ispirando momenti di riflessione personale, perché in fondo non si finisce mai di imparare e non ci si psicanalizza mai abbastanza per cogliere la cause di un determinato comportamento, captare il momento di rottura in una relazione e risalire alla scelta decisiva che ha cambiato la vita. Un escamotage temporale che sta avendo buoni risultati anche in “L’estate in cui imparammo a volare”, serie targata Netflix con Katherine Heigl.

I personaggi in This is Us sono tutti alle prese con dei problemi. La presenza/assenza del padre, interpretato magistralmente da Milo Ventimiglia, è il perno attorno al quale ruotano le loro identità e personalità perché c’è un filo invisibile che trascina le persone lungo le stesse strade percorse dai genitori, sebbene la vita sia imprevedibile e nulla avviene come pianificato. Nell’ambito del rapporto genitore – figlio è fondamentale anche il tema dell’adozione, la direzione che si intraprende affinché “il limone sia utile per la limonata”. Per prendere questa decisione e per aprire il proprio cuore a un altro bambino o adolescente, tuttavia, ci vuole coraggio. Arrivati ai tanti bivi che la vita pone davanti, tutti devono dimostrare audacia. C’è chi intraprende una relazione con tutte le ansie del caso, chi combatte con il proprio peso e con le dipendenze, chi cerca una gravidanza e chi accetta le proprie responsabilità di padre. Il messaggio è che non si è mai troppo cresciuti per cambiare casa, lavoro, abitudini e gettarsi nella mischia. L’importante è rialzarsi dopo le cadute, rinascere all’indomani di un trauma, riprendersi dopo una pandemia.

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