Speciale Venezia Bones and All, io sono cannibale

Dopo anni e anni Luca Guadagnino finalmente si è portato a casa il tanto desiderato Leone, che sognava da sempre, grazie alla trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo young adult Bones and All. La sua prima partecipazione alla Mostra del cinema di Venezia risale al lontano 1999, quando presentò nella sezione nuovi territori, The Protagonists con la sua amica attrice già fidata Tilda Swinton. Durante le varie edizioni svolte, il regista palermitano ha presentato al Lido diversi lungometraggi, tra cui mi piace ricordare Io sono l’amore nel 2009 nella categoria Orizzonti, A Bigger Splash nel 2015 in concorso, e nel 2018 Suspiria.

Bones and All si mostra fin dalle prime scene un film che unisce tutto quello che abbiamo imparato a conoscere del cinema di Guadagnino. Il regista italiano, ancora una volta si cimenta con una personale trasposizione di un libro di formazione, come nel 2018 con l’acclamato da tutti Chiamami col tuo nome dello scrittore André Anciman, ma aggiungendo il suo amore per l’horror già sperimentato con il suo omaggio al classico di Dario Argento. Non ci sono più le campagne italiane del Cremasco, ma l’America provinciale del Midwest, trasportando però la storia di nuovo negli anni Ottanta tanto cari e amati, soprattutto musicalmente parlando.

La protagonista Maren, interpretata dall’astronascente Taylor Russell, è un’adolescente che frequenta il liceo, che scopre un sera all’improvviso la sua identità di cannibale. L’evento avviene durante un pigiama party con delle compagne di scuola dove prova il piacere d’assaporare la mano di una delle presenti. Ovviamente nello spavento e terrore le amiche la sbattono fuori di casa.Così la ragazza scappa e torna da suo papà che gli spiega che già conosceva la sua strana inclinazione ereditata dalla mamma scomparsa. Purtroppo, dopo qualche tempo, anche il padre l’abbandona lasciandogli una cassetta d’ascoltare e i documenti di nascita per rintracciare la madre biologica. Il film da qui si trasforma in un road movie tra bus e macchine in giro per gli Stati Uniti, dove Maren incontra simili come lei.

Il primo è l’inquietante Sully, il premio Oscar Mark Rylance trasformato e irriconoscibile, nei panni di un vecchio viscido cannibale che l’ha invita a saziarsi di un’anziana signora ormai morente, ma appena finito il pranzo prelibato Maren corre via e in supermercato incontra Lee, un ragazzo con cui scoppia subito una simpatia. Il giovane affascinante vagabondo amante dei Kiss è interpretato da Timothée Chalamet che torna, come è già successo per Tilda e poi con Dakota Johnson, a farsi dirigere dall’uomo che l’ha decisamente battezzato e consacrato al cinema come uno dei migliori giovani attori della sua generazione. Tra i due durante il viaggio in pick-up fiorisce una solida amicizia tra cannibali, che poi sboccia nell’amore, il primo, che Guadagnino riesce benissimo a valorizzare quando si parla di pulpiti di cuori, sguardi e corpi. Ovviamente la coppia, ogni tanto deve lasciarsi andare al loro istinto primordiale e cenare con carne umana, ma sempre cercando di colpire persone senza famiglia o affetti.

La regia è attenta all’estetica e alla cura minuziosa al dettaglio, le varie sequenze in cui si mangia carne umana, sono molto meno raccrapricianti a differenza di quelle del finale di Suspiria, scelta furba del regista che pensa al pubblico femminile che andrà al cinema e innamorato di Chalamet. Durante i giorni del festival ho sentito dire dai molti che il nostro regista italiano ha creato il Twilight della generazione Z e lo posso confermare. In questa trasposizione troviamo dei cannibali che non si avvicino alla classica rappresentazione dei morti viventi, gli zombi, ma a degli esseri umani in tutto e per tutto, che come i vampiri usciti dalla penna di Stephenie Meyer, vivono tra i loro simili ai margini della società e rimpiangiano il calore della famiglia, che hanno dovuto abbandonare per salvarla dalla loro fame insaziabile.

Per concludere Bones and All durante la cerimonia di chiusura e premiazione di questa 79°edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica non si è solo aggiudicato il Leone d’argento alla regia, ma anche il Premio Marcello Mastroianni ad un attore o attrice emergente alla canadese Taylor Russell.

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