StraMorgan è finito, ma la televisione è un posto migliore

14 Aprile 2023

di Simone Carella

Io nella dimensione di coscienza, quella in cui tu mi chiamavi Franco, ho fatto l’ultimo pezzo di strada di un viaggio che durava da millenni e, come sai, senza la consapevolezza di cosa io fossi stato nelle fasi precedenti. Quindi, nei miei ultimi anni, sono entrato in una zona di riallineamento in cui è avvenuta la mia disincarnazione.

E ora non ti reincarnerai?

Per ora no, e se dovesse accadere non si tratterebbe più di artista, e neanche di essere umano.

E di cosa?

Beh, non sai cosa sei stato, così come non sai cosa sarai. 

E allora cosa potresti essere?

Dunque… animale superiore, come aquila o delfino, elemento chimico, fenomeno atmosferico, opera d’arte, concetto, sentimento, angelo, deità.

Cosa ti piacerebbe diventare?

Io? Profumo di limone. E tu?

Vento

Allora ci ritroveremo sicuramente.

La terza puntata di StraMorgan, show musicale in onda per quattro sere su Rai2, si è aperta con questo dialogo, metafisico e struggente, tra Morgan e l’anima di Franco Battiato.

Ed è, potremmo dire, l’archetipo su cui si basa l’intera trasmissione: un discorso apparentemente impossibile e che invece prende forma tra le grandi figure della nostra storia musicale, le loro voci, gli strumenti, i testi, le pagine ingiallite degli spartiti, gli abiti e i costumi di scena appesi a camerini che non esistono più.

Il simposio ha il suo faro in Morgan, mattatore, maître à penser, voce narrante (e cantante) che getta fasci di luce su monumenti della nostra canzone, vincenti ma a loro modo anche vinti. Modugno, Bindi, Battiato e Battisti sono stati trionfatori ma anche dimenticati, sviliti, fraintesi, appiattiti, banalizzati. Morgan gli rende onore, li esplora, e nel farlo trasferisce al pubblico tutto se stesso e i suoi sentimenti. Nel cantato riecheggiano squarci di vissuto emotivo, la gioia infantile e il dolore s’impastano insieme. La commistione è potente, spesso lacerante. Le combinazioni si sprecano: di musica, teatro, letteratura. Di parole, note e corpi. Nel grande cervello acustico che è StraMorgan, Marco Castoldi è l’amigdala dedita alla memoria e alla rielaborazione degli eventi emotivi, Pino Strabioli è l’ippocampo, che tiene insieme le mappe spaziali della partitura. L’Orchestra di giovani talenti provenienti dai Conservatori italiani, diretta dal Maestro Angelo Valori e la band Le Sagome rappresentano i nuclei della base, anch’essi coinvolti a pieno titolo nel processo emotivo di rielaborazione . 

Come epifanie appaiono Vinicio Capossela, Tony Hadley, Gino Paoli, Dolcenera, Chiara Gagliazzo, Giovanni Caccamo, Avincola. Le loro voci diventano altre sfumature del discorso poetico, preziose e ben innestate.

StraMorgan ha fatto discutere, come ogni passo mosso dal suo ideatore. Alcuni l’hanno criticata, molti ne sono stati rapiti.

Una discussione non può tuttavia prescindere dai dati di fatto. Momenti televisivi come il duetto tra Morgan e Dolcenera (una perturbante, punk, psichedelica esibizione di “Cosa succederà alla ragazza” del duo Battisti-Panella), l’esegesi di Vecchio Frack di Modugno, Arrivederci al basso e Odio di Umberto Bindi, l’esecuzione de Il vecchio cameriere di Battiato, il mash-up tra David Bowie e Battisti a partire dallo strumming della chitarra sono picchi assoluti che non si erano ancora registrati. Dunque, da oggi, la televisione pubblica italiana ha iscritto nelle sue teche qualcosa in più della semplice divulgazione musicale: un vero affondo nelle viscere della canzone. Ed è, giocoforza, migliore di ieri.

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