Barbie – La visione rosa di Greta Gerwig tra favola e femminismo

28 Luglio 2023

Greta Gerwig, dopo aver convinto con la sua trasposizione cinematografica di Piccole Donne, prende in mano non più un libro, ma direttamente l’iconica bambola della Mattel per donargli un film tutto su di lei.

Barbie della Gerwig, scritto insieme al suo compagno Noah Baumbach, si apre con un omaggio alla settima arte, come si era già visto nel primo trailer girato nel web. Il film inizia con una scena che riprende quella di 2001: Odissea nello spazio. In questa versione vediamo delle bambine che giocano a fare le mamme con le loro bambole, riunite in un luogo desertico, lo stesso dell’inizio del capolavoro di Kubrick. All’improvviso, al posto del misterioso monolite nero, appare il primo esemplare di Barbie Mattel, quella con i capelli biondi ricci e il costume intero bianco e nero, una perfetta Margot Robbie che sorride e fa l’occhiolino. Le bambine alla visione della figura femminile rimangono a bocca aperta e una di loro si sfoga distruggendo le sue bambole neonate, proprio come la scimmia che iniziava invece a spaccare uno scheletro colpendolo con un osso.

Dopo l’iconica parodia ci spostiamo a Barbie Land. Un paradiso rosa pastello formato da una società matriarcale dove le controparti maschili, i Ken e l’unico Allan esistente, trascorrono le loro giornate impegnandosi in attività ricreative in spiaggia. Questo è il mondo dove tutte le donne Barbie posso invece essere qualsiasi cosa ( avvocati, dottori, fisici, presidenti e tanto altro ), ispirando così risultati femminili equivalenti là fuori nel nostro “mondo reale”, ma come scoprirà la Barbie steriotipo, più avanti, non è proprio così.

La protagonista interpretata dalla bravissima Robbie è un po’ come Giselle di Come d’incanto, ma anche Woody di Toy Story, Dorothy in Il mago di Oz e come il Pinocchio di Collodi, cioè un’idea che prende vita e chiede risposte alla sua esistenza in piena crisi d’identità. Barbie steriotipo però durante una festa da ballo inizia a pensare alla morte, la mattina dopo si sveglia con i piedi piatti e scopre, sulle sue gambe, la cellulite, quindi su consiglio delle sue amiche va a chiedere aiuto alla Barbie stramba. Una sorta di saggia ma emarginata da tutte le altre bambole, che gli svela l’apertura di passaggio tra i due mondi. Quindi la protagonista decide di viaggiare nella nostra realtà ma appena lascia la città scopre il suo Ken, uno straordinario e comico Ryan Gosling, nascosto nella sua decappottabile e con riluttanza però gli permette di rimanere.

I due protagonisti arrivati a Venice Beach vedono subito una realtà diversa da quella che si aspettavano. Barbie si sente in difetto, anche nel modo di vestire e sessualizzata, invece Ken stereotipo viene a conoscenza del sistema patriarcale, che gli uomini comandano e lui finalmente si sente rispettato per la prima volta. Nel frattempo al quartier generale della Mattel il CEO dell’azienda scopre che Barbie e il suo Ken stanno creando scompiglio in giro per Los Angeles. Barbie lasciata sola da Ken che torna a casa , rintraccia la sua proprietaria, un’adolescente di nome Sasha che la critica per aver incoraggiato standard di bellezza irrealistici. Sconvolta, Barbie scopre che Gloria, l’attrice America Ferrara, dipendente della Mattel e madre di Sasha, è il catalizzatore della sua crisi. Gloria ha iniziato a giocare con le Barbie della figlia mentre era triste e angosciata, trasferendo inavvertitamente le sue preoccupazioni a Barbie. Gloria e Sasha salvano Barbie dal CEO di Mattel e dai suoi subordinati, che rivogliono Barbie steriotipo nella scatola. Le tre poi viaggiano insieme a Barbie Land dove però scoprono che ora comanda il patriarcato dei Ken, fondato da Ken stereotipo e amante dei cavalli.

Madre e figlia umane quindi decidono di rimanere e aiutare la loro amica Barbie, Barbie stramba, Allan e tutte le altre bambole fuori produzione ( tipo Midge l’amica incinta o Sugar Daddy Ken ) e le altre Barbie invece sottomesse dai Ken. Come in tutte le favole il finale, che non vi voglio svelare del tutto, finisce bene ma soprattutto Barbie Land si trasforma in una società egualitaria dove tutti, Barbie e Ken ( pure l’unico Allan recitato da un fantastico Michael Cera vera sorpresa del film ), godono di pari opportunità.

Il Barbie firmato dalla coppia Gerwig-Baumbach possiede una sceneggiatura intelligente con dialoghi brillanti che ci mostrano il maschilismo di cui è intriso il nostro mondo e lo dice in modo didascalico e semplice proprio per istruire, in qualche modo, il pubblico giovanissimo come quello degli adoloscenti e dei bambini. Questo film però non è solo un manifesto femminista, come tanti critici uomini hanno insinuato, ma c’è anche molto altro come la paura di fallire, il desiderio di emergere e l’amore per se stessi, che si spiega benissimo nel monologo recitato dal personaggio di Gloria e che sarà anche la chiave di svolta per liberare le Barbie dalla sottomissione.

Uno degli aspetti migliori di questo lungometraggio è che la regista è riuscita a girare un blockbuster di successo, come non si vedeva da tanto tempo in sala al cinema, ma che non rinuncia alla sua visione femminile. Barbie è un live action, con una colonna sonora perfetta, costumi e scenografie da sogno, dove il giocattolo prende vita ma soprattutto vuole anche trasmettere vari messaggi. Per concludere non c’è solo quello del femminismo ma anche quello complesso del rapporto, che cambia crescendo, tra una madre e una figlia, tematica già apparsa nei due film precedenti della regista e attrice americana Greta Gerwig.

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