Un altro Ferragosto: la festa malinconica di Virzì

7 Marzo 2024

Mi sembra si dica che “l’attesa aumenta il piacere”, ma, a volte, c’è il rischio che una quantità di tempo eccessiva possa rendere i ricordi o la speranza, a seconda della prospettiva dalla quale si guarda, degli elementi più emotivi ed onirici che non razionali.

Ed è proprio a partire dalla volontà di sciogliere questo nodo legato alle due possibilità poc’anzi citate che si vuol dare inizio a questa recensione di “Un Altro Ferragosto”, sequel, 28 anni dopo, dell’iconico “Ferie D’Agosto” di Paolo Virzì che, non pare superfluo scriverlo, firma anche questa volta la regia, il soggetto in coabitazione con il fratello Carlo Virzì e la sceneggiatura con lo stesso Carlo e con l’aggiunta del sempre bravo Francesco Bruni, co sceneggiatore anche del precedente capitolo e professionista affermato del cinema italiano.

Paolo Virzì, Regista di “Un Altro Ferragosto”. Foto di Riccardo Riande

E dunque si diceva del “nodo” da sciogliere tra il piacere sperato e la possibilità di avere idealizzato un passato che sembra veramente appartenere ad un mondo tanto diverso da farci domandare se sia esistito veramente, ma, ad ogni modo, la risposta è, a partire da una sensibilità sfacciatamente personale, quella che si rifà ad un certo grado di soddisfazione, in seguito ad una visione in anteprima del suddetto seguito che sbarca, oggi 7 Marzo, in pompa magna – più di 400 copie, si dice alla conferenza post anteprima -, nelle sale cinematografiche italiane.

“Un Altro Ferragosto” è un bel film corale – come il primo d’altronde – che a partire da una nutrita parte del vecchio cast – Silvio Orlando, Sabrina Ferilli, Gigio Alberti e Laura Morante, tra gli altri – e con un’abbondante integrazione di nuove entrate – citiamo Vinicio Marchioni, Anna Ferraioli Ravel e Christian De Sica, ad esempio – riprende le fila di una vicenda – di diverse vicende – che non racconta solo la storia di due famiglie e delle loro differenze talmente marcate che gli bravi sceneggiatori sembrano quasi descriverle come importanti similitudini, quanto invece la storia di un Paese – il nostro – che sembra vivere – peraltro amandole – solo di polarizzazioni.

Sabrina Ferilli Foto di Riccardo Riande

“Un Altro Ferragosto” ci ripresenta i membri – invecchiati per certi versi ed eguali a loro stessi per altri – delle ben conosciute famiglie Molino e Mazzalupi che si ritrovano sull’isola di Ventotene a quasi tre decadi di distanza, rimarcando, ancora e ancora, l’incapacità di ascoltarsi vicendevolmente che sta alla base di quelli che sembrano i tentativi di analisi sociologica provati dai tre “ideatori” del tutto.

Tra una lettera alla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e una diretta social atta a pubblicizzare uno smalto, tra un bambino – Tito, nipote del Sandro Molino di Silvio Orlando – che sembra rappresentare la speranza del regista che la società tutta possa ancora salvarsi e un ingegnere cialtrone e traffichino disegnato da un più che bravo Christian De Sica, il film corre spedito e veloce – alla maniera di “Siccità”, l’ultima pellicola in ordine cronologico di Paolo Virzì prima di questa – in quello che sembra il disperato tentativo di arraffare, assaggiare, esperire ogni esperienza possibile prima che nella vita tutto finisca.

Christian De Sica Foto di Riccardo Riande

È infatti il senso di una fine – o della fine, che dir si voglia – che pare ammantare l’intero racconto, facendo immaginare che i 60 anni appena compiuti dallo stesso Virzì Paolo o la malattia passata – e brillantemente lasciata alle spalle – del Bruni co sceneggiatore, possano aver posato le loro pesanti impronte su un modo di intendere l’esperienza dell’esistenza, portandoli a creare un cammino fortemente segnato dai fantasmi del passato che zavorrano un presente che la generazione del “motorino amaranto” (paolomotorino il nickname del regista sul social Instagram) sembra temere di avere definitivamente sprecato.

“Un Altro Ferragosto” è un film che non delude nel confronto con il suo fratello più anziano e che, nel non deludere, brilla per gli stessi pregi del prodotto dal quale discende, senza, per questo, soffrire di vetustà: la forza delle ideologie e la passione con la quale vengono espresse, oltre alla vivacità dei confronti – per non parlare delle scoppiettanti prese di posizioni interne alle famiglie ed esterne ad esse -, pur riproposti tali e quali hanno rinnovata e sempre brillante veste, con il risultato di permettere a colui/colei che guarda di seguire tutto lo scorrere delle immagini con un’allegria sempre sostenuta anche a dispetto della serietà e dell’importanza delle tematiche trattate e delle suggestioni utilizzate: non risultano infatti tristi gli inserti onirici dei prigionieri politici che ebbero a risiedere a Ventotene all’epoca del ventennio fascista – inserti che lo stesso Virzì dichiara di aver inserito in seguito ad un sogno realmente da lui fatto – e non risulta triste il tema della malattia di uno dei personaggi principali che inevitabilmente cala un tema di malinconia su tutto il montato.

“Un Altro Ferragosto” insomma supera a pieni voti l’esame dell’attesa e si propone come profondo, gradevole e ricordabile prodotto che animerà questo anticipo di primavera.

Da vedere e da assaporare.

Buona visione!

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