Emiliano Locatelli: “Mi ispiro al mondo della fabbrica”

18 Marzo 2024

Dragan (Enzo Salvi), un ex-rapinatore e Daniele (Gennaro Lillio), un giovane operaio, diventano amici grazie alla loro passione per il gioco degli scacchi. La chiusura però della fabbrica dove lavora Daniele e il tragico susseguirsi degli eventi legherà fortemente il loro destino a quello del signor Assante (Sebastiano Somma) e di Fabrizio (Ivan Boragine): un malvagio imprenditore e un poliziotto dalle dubbie qualità morali.

Emiliano Locatelli ha parlato con noi del suo primo lungometraggio dal titolo “Il diavolo è Dragan Cygan”, uscito al cinema il 12 marzo distribuito da Roble Factory. Il regista e scrittore classe 1984 nato a Priverno (Latina), si è aperto senza barriere raccontandoci degli aneddoti sul film e sui suoi progetti futuri.

Tu sei passato dall’essere scrittore di romanzi all’essere regista. Qual era però il tuo sogno da ragazzino?

Da ragazzino avevo il desiderio diventare regista, quindi posso dire di aver realizzato questo sogno da pochissimo. È stato un percorso molto lungo e faticoso. Per me il cinema è soprattutto scrittura perché si parte sempre da un testo scritto, perciò i romanzi che io ho pubblicato non erano altro che delle sceneggiature inizialmente, quindi la mia aspirazione era realizzare un’opera cinematografica. Tuttavia, sono particolarmente appassionato anche di scrittura e letteratura, tanto che da ragazzino oltre ad aver pubblicato la tesi con la quale mi sono laureato all’Università (Emiliano Locatelli si è laureato in Arti e Scienze dello Spettacolo presso l’Università La Sapienza di Roma con una tesi su Nicolas Roeg e Gus Van Sant, N.d.R.) ero solito a scrivere pensieri e piccoli saggi. Pertanto, considero comunque la scrittura fondamentale nel mio percorso. È una passione a cui tengo molto e che accosto al cinema anche perché non vedo molte differenze tra le due arti. Il cinema aggiunge l’immagine e il suono ma la base di partenza rimane la scrittura, che per me è la regia di qualcosa che ho scritto io.

Hai lavorato però anche come tecnico del suono

Sì, è in realtà a tutti gli effetti il mio lavoro. Non l’ho detto a nessuno ma nel film c’è una dedica finale al mio maestro Fabio Ancillai, il tecnico del suono con il quale ho iniziato a lavorare mentre coltivavo il sogno della regia. È un tecnico del suono famosissimo visto che ha lavorato con registi come Federico Fellini, Liliana Cavani ed Ettore Scola, quindi un fonico storico del cinema italiano che contava veramente fino agli anni ’80.

Hai avuto dei momenti di debolezza e di crisi durante la realizzazione de “Il diavolo è Dragan Cygan”?

Sì, assolutamente. Ho affrontato un percorso inizialmente con tanti amici, la maggior parte per fortuna sono rimasti con me e li ho anche in questo momento ma due o tre li ho persi per strada, ho avuto delle grosse delusioni. È stato un percorso molto travagliato, ci sono stati dei momenti che addirittura abbiamo rischiato di non portarlo al cinema o di farlo uscire. Io nel cuore terrò le persone che mi sono state vicine anche in quei momenti, come Sebastiano Somma ed Enzo Salvi che mi sono stati vicini anche quando nessuno ci credeva più. Ma tutto sommato tutto il cast mi ha fatto sentire la fiducia, ci tengo infatti a ringraziare pure Gennaro Lillio e Ivan Boragine che mi chiedevano di continuo informazioni sul film. Sono stati poi anche carinissimi Stefano Di Fiore (fonico di post-produzione), Danilo Cristofaro (autore del brano originale) ed Emanuele Braga (autore della colonna sonora). Ovviamente i ringraziamenti non possono non andare al produttore Marco Fais, che oltre ai propri risparmi ha messo tanta fiducia in un regista alla sua opera prima e che di conseguenza si deve ancora formare, spero di avergli ripagato la fiducia con l’opera e che quest’opera ci unirà per sempre. Per quanto riguarda alcune persone della troupe ho avuto delle grosse delusioni. Quindi ho capito che nella vita anche una bella esperienza può portare qualcosa di negativo, però per fortuna il bilancio è in positivo.

Sono curioso di sapere com’è nata la collaborazione tra te ed Enzo Salvi visto che trovo sempre interessante quando un comico deve interpretare un ruolo drammatico.

La collaborazione è nata da Enzo Salvi perché è lui che ha avuto l’idea principale del corto “Solamente tu” (2021). Noi ci conosciamo da tanti anni ma è lui che mi ha proposto di scrivere insieme quest’opera, che è stata molto fortunata dal punto di vista distributivo perché è su Prime e anche dal punto di vista festivaliero dato che abbiamo vinto diversi premi tanto da essere stati distribuiti in Cina, in Libano e in Russia. Ciò ci ha permesso di ottenere fiducia per iniziare le riprese in Trentino per questo film che io avevo scritto in realtà molto prima del corto “Solamente tu”, quindi il personaggio di Dragan l’ho riadattato ad Enzo Salvi sfruttando il fatto che avessimo fatto questo corto insieme e lui avesse già fatto un ruolo drammatico anche se in un cortometraggio. Però ricordiamo che con il corto ha vinto al Sezze Film Festival un premio come miglior sceneggiatore e al Cortinametraggio due premi come miglior attore. Quindi in realtà è un esordio come attore drammatico solo in un lungometraggio.

Il film mescola le caratteristiche del cinema di genere con quelle del cinema d’autore, tu con quali film sei cresciuto? Ce ne è uno a cui ti sei ispirato per questo lungometraggio?

Io sono un grande appassionato di cinema in generale ma specialmente del cinema italiano dal dopoguerra fino agli anni ’70. Quindi io sono un grandissimo estimatore di Pier Paolo Pasolini, che citiamo nel film, Roberto Rossellini, Vittorio De Sica e Luchino Visconti. Non li nomino mai perché tendo sempre a citare Elio Petri essendo un regista che adoro e a cui mi ispiro tanto. L’ispirazione è “La classe operaia va in paradiso” (1971) anche se la fabbrica nel nostro film è meno presente rispetto a quello di Petri, ma diciamo cose importanti anche sulla fabbrica e sul mondo del lavoro. Rispetto agli anni ’70 in cui l’industria italiana era molto più forte adesso la fabbrica comincia a latitare. Quindi è normale che la fabbrica sia meno presente nel nostro film, il nostro paese sta vivendo un’epoca di deindustrializzazione rispetto all’estero e “Il diavolo è Dragan Cygan” parla proprio di questo. È normale che l’operaio sia meno centrale e la classe lavoratrice venga esclusa dal potere sempre di più in questi anni. Noi raccontiamo questo. Lo dico perché alcuni ci hanno criticato dicendo “Forse la classe operaia è un’altra cosa”, e questo senz’altro perché ovviamente è cambiato il periodo storico, però parliamo anche di altro come di chi detiene il potere oggi. Quindi, ogni personaggio rappresenta una classe sociale e abbiamo parlato dei rapporti tra queste classi sociali, che sono comunque in posizioni di dominio e subalternità gli uni agli altri, di questo parla il nostro film.

Ci sono dei progetti in cantiere?

Sì, io come ti ho confidato prima scrivo molto, quindi in realtà ho un paio di cose già scritte: ho una sceneggiatura abbastanza sviluppata che ho tratto da uno dei miei due romanzi dal titolo “Io sono vendetta” (2022), anche se devo cambiare titolo dato che John Travolta è il protagonista di un film che si chiama proprio come il mio romanzo. È un progetto più ambizioso, una specie di cinecomic all’italiana ma sempre partendo dal mondo della fabbrica perché sono tematiche a cui cerco di ispirarmi molto visto che sono vicine a me, a quello che vivo e agli amici che frequento. Quindi il mondo degli operai verrà ibridato al mondo del cinecomic e non al poliziesco come “Il diavolo è Dragan Cygan”. Mi piacerebbe molto realizzarlo anche perché le influenze del cinema americano ce le ho altrettanto come a quelle del cinema d’autore italiano. Ci sarebbe ancora più azione rispetto a questo appena uscito però sempre non dimenticando le tematiche sul quale si muoverebbero i personaggi.

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Jacky Debach

Isac Jacky Debach nasce a Roma il 30 gennaio 1994. Ha conseguito la laurea triennale in Comunicazione pubblica e d'impresa presso La Sapienza, la laurea magistrale in Cinema, televisione e produzione multimediale presso l'Università degli Studi Roma Tre (DAMS) e il diploma di Master in Critica giornalistica presso l'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica "Silvio d'Amico". Ha lavorato come redattore per Cosanepensate.it, come account commerciale per la ME Production SRL e ha collaborato con Madmass.it, Metropolitan Magazine.it e Recensito. Attualmente gestisce la pagina social Cinefusi.it e lavora come social media manager. Amante del cinema, della musica, della serialità televisiva e del calcio.

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