Atlas, uno sci-fi e zero idee.

30 Maggio 2024

Partiamo dalle tre leggi della robotica stilate da Asimov che governano la narrativa sul genere e che sono state fissate dallo scrittore nel 1942. La prima: un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, un essere umano riceva danno. La seconda: un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non vadano in contrasto alla Prima Legge. La terza: un robot deve proteggere la propria esistenza, purché la salvaguardia di essa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge. La gran parte delle sceneggiature che si occupa del tema fa i conti con le tesi di Asimov. Atlas non se ne discosta e crea l’ennesima variazione sul genere. Ma lo fa male! Atlas ci racconta di un futuro distopico in cui l’IA si ribella agli esseri umani e prova a sterminarli. Nulla di nuovo sotto al sole. Terminator su tutti ha fatto scuola in merito. Ma la storia della ribellione di Skynet ha avuto esiti ben più significativi nella storia del cinema di Atlas. Già nel 1984 Cameroon aveva esplorato in modo eccellente il rapporto uomo macchina a cui la pellicola di Brad Peyton ben poco aggiunge. Altri film eccellenti sul genere da Io Robot a Ex Machina da Avatar passando per la geniale intuizione di Spike Jonze in Her hanno posto il rapporto intelligenza artificiale, uomo, macchina da angolazioni diverse con risultati notevoli. Sottolineo inoltre che la prova attoriale di Sara Connor (Linda Carroll Hamilton) è n alla potenza più intensa di quella che Jennifer Lopez (Atlas Shepherd) ci propone, seppur devo ammettere che la diva americana è l’aspetto più riuscito del film.

Oltre la Lopez, l’unico punto a favore del film è l’aspetto visivo. Due sequenze ben costruite e con un’ottima CGI possono valere il prezzo dell’abbonamento Netflix che sottoscrivete. Non ricordo altro di significativo. Atlas si può tranquillamente vedere mentre vi dedicate al cambio di stagione in cameretta. Claustrofobico oltre misura, banale della sceneggiatura seppur furba e astuta Atlas non restituisce mai un momento di tensione poichè i personaggi sono totalmente bidimensionali e la trama è così telefonata da comprenderne le risoluzioni al minuto 10.

La riflessione più interessante ma al contempo drammatica è che il film costa 100 milioni di dollari (la Lopez è anche produttrice)ed è inoltre il più visto su Netlfix a maggio ma suppongo sarà anche il più dimenticato a giugno. Ho davvero faticato a non scrollare il mio iPhone durante la visione. Corro a rivedere Terminator sperando che questa volta Skynet vinca.

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