Fly Me To The Moon-Le Due Facce Della Luna di Greg Berlanti

10 Luglio 2024

Un film che scalpita per uscire in sala, due ore abbondanti di risate e di velate sottigliezze. Fly Me To The Moon-Le Due Facce Della Luna di Greg Berlanti sussurra “America”, l’abbraccia e la difende senza però coccolarla troppo.

“Will they make history…or fake it” (“Faranno la storia…o la falsificheranno”).

Chiamata per ripulire l’immagine pubblica della NASA, l’esperta di marketing Kelly Jones (Scarlett Johansson) si scontrerà con il direttore del lancio Cole Davis (Channing Tatum) intento a mandare il primo uomo sulla Luna dopo il coinvolgimento nell’incidente della missione Apollo I. Quando la Casa Bianca ritiene che la missione sia troppo importante per fallire, Jones viene incaricata di organizzare e girare un finto allunaggio qualora la missione non dovesse andare in porto. Il film rivisita il passato partendo dai dubbi e dalle suggestioni di una missione, quella dell’Apollo XI, incredibile. I personaggi non sono reali, ma frutto della penna di Bill Kirstein e Keenan Flynn e la sceneggiatura fresca e coinvolgente è della giovanissima Rose Gilroy.

La Guerra Fredda divampa da due decenni ormai e il blocco sovietico è in vantaggio sul dominio dello Spazio dal lancio del primo satellite Sputnik. Le case degli americani sono giornalmente invase dalle immagini che arrivano dal Vietnam ed è proprio in questa condizione generale di disinnamoramento per il Paese che le parole di J.F Kennedy sulla necessità di fare qualcosa di straordinario entro la fine del decennio devono risuonare più potenti che mai. La Luna sembra così lontana, eppure imprescindibile. L’America ha bisogno di vendere la Luna agli americani. Entra così in scena Kelly Jones, l’esperta di pubblicità il cui compito è proprio quello di vendere il “pacchetto lunare” al popolo americano. I volti di Armstrong, Aldrin e Collins finiscono su spot di orologi, macchine e prodotti commerciali vari perché i cittadini devono credere al progetto senza accorgersene. Il mondo intero diviene spettatore di un vero e proprio film diretto dalla NASA. L’America ha salvato la Terra dalle Guerre Mondiali e adesso deve essere guardata mentre poggia i piedi anche sulla Luna. Ai vertici ci si sente Dio, ma la scienza è consapevole delle probabilità che qualcosa possa andare storto e allora Dio va in qualche modo tutelato. Come? Vendendo al mondo la Luna anche se Luna non è. A poche centinaia di metri dal luogo di costruzione del LEAM, un capannone viene adibito a set per poter filmare un falso allunaggio. A divertire è l’accuratezza e la meticolosità con cui viene replicata la superficie lunare senza però che il film ci dica effettivamente qualcosa sulla superficie lunare. Lo spettatore prende coscienza di cosa accadrà sulla Luna, ma solo attraverso la sua falsificazione. Viene assunto un eclettico regista che si mette a paragone di Kubrick (ricordiamo che 2001: Odissea nello Spazio esce nel 1968, un anno prima dello sbarco americano sulla Luna e ricordiamo inoltre che il film del finto sbarco venne effettivamente girato dalla Metro Goldwin Meyer negli “studios” di Londra sotto la regia proprio di Stanley Kubrick), degli attori che dovranno emulare al dettaglio i passi che i tre astronauti compiranno non appena atterrati. Il culmine di questo spostamento di attenzione avviene quando le due immagini dello sbarco vengono pressoché sovrapposte facendo dubitare lo spettatore. A quale allunaggio sto assistendo? Abbiamo creduto ad un falso per tutti questi anni? Se il film fosse finito così, su questo dubbio amletico sarebbe stato enormemente più rischioso e coraggioso oltre che interessante, ma l’America strizza sempre l’occhio all’America e devo dire che in questo caso non mi sento di colpevolizzare il prodotto finale, perché l’andatura sarcastica dell’intero film funge, in qualche modo, da cuscinone. Diverse sono le occhiatacce che il testo e il regista scagliano contro Richard Nixon, presidente degli Stati Uniti d’America al tempo dello sbarco sulla Luna; Nixon non era nuovo in materia di complotti, tanto che sarà costretto a dimettersi dalla carica proprio in seguito allo scandalo Watergate nel 1974. Niente di quello che vediamo sembra vero, tutto sembra set, sia quello effettivo e parodico che quello teoricamente “reale”, ma la sottigliezza sta proprio nel voler alimentare l’equivoco di cinquantacinque anni di storia.

La sceneggiatura è davvero valida, un mix di freschezza e originalità che rende il tempo piacevole e facilmente godibile. Il cast lo è altrettanto: Woody Harrelson una certezza, Channing Tatum incarna bene il fascino della scienza e Scarlett Johansson dalle sembianze di Marilyn Monroe, veste perfettamente i panni dell’accattivante pubblicità. La Johansson tra l’altro entra nel progetto come produttrice, ma viene immediatamente sedotta dalla sceneggiatura e dal personaggio di Kelly Jones, come riferisce in un’intervista, e racconta di come sarebbe stata gelosa nel vedere qualcun altro indossarne i panni. E chi siamo noi per avere da ridire su questa scelta? Assolutamente nessuno! Ottima performance da parte sua.

Fly Me To The Moon-Le Due Facce Della Luna diretto da Greg Berlanti sarà disponibile in sala a partire dall’11 luglio.

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