“Horizon – An America Saga” e quel primo episodio che allontana l’orizzonte piuttosto che avvicinarcelo.

11 Luglio 2024

È notizia di ieri che la seconda parte della teorica tetralogia che Kevin Kostner vorrebbe realizzare a proposito dell’universo “Horizon” da lui pensato, in parte finanziato, cosceneggiato, diretto ed interpretato, non sarà rilasciato nelle sale degli Stati Uniti, come originariamente previsto, il 16 Agosto e il giorno precedente – il 15 – nel nostro Bel Paese e probabilmente nel resto d’Europa.

E si può affermare con relativa serenità che l’arrivo di tale informazione non coglie del tutto di sorpresa né gli aficionados del grande schermo né tantomeno gli addetti ai lavori, considerato che il ritorno economico di questo primo “episodio” è stato di gran lunga inferiore, se non alle attese, alle speranze che regista, casa di produzione (Territory Pictures) e casa di distribuzione (New Line Cinema) covavano dentro di loro.

E forse – chissà – è possibile provare a fare un collegamento tra degli incassi non propriamente soddisfacenti (eufemismo) e la pasta di un prodotto che almeno in questo primo segmento di cui si è potuto fruire nei cinema non è parsa completamente “a fuoco”

Infatti la prima parte di “Horizon – An America Saga” è un lungo, lunghissimo – circa 3h – antipasto di un menù che si immagina sarà ottimo e abbondante, ma che, rimanendo nel solco delle metafore gastronomiche, lascia un po’ di amaro in bocca se sì considera la mole di elementi offerti, il loro stupendo impiattamento, la sensazione che “in cucina” ci siano professionisti che ci sappiano veramente fare, ma, altresì, la netta sensazione che nel privilegiare le presentazioni di innumerevoli, forse troppi, elementi, si siano inevitabilmente sacrificate le potenzialità organolettiche dei materiali a disposizione che gli ingenti sforzi produttivi e creativi hanno prodotto.

In soldoni, la prima parte di questo “Horizon” non assomiglia né a un prequel né a un’introduzione, quanto, ad avviso dello scrivente, ad una necessariamente sacrificata presentazione di troppi personaggi dal potenziale accattivante, di troppe trame che lasciano immaginare infiniti approfondimenti ed intrecci a partire dall’estrema bellezza di tutti – tutti – gli attori chiamati in causa e delle meraviglie paesaggistiche e naturali che il vecchio, sempre estremamente affascinante West offre, ma che, al momento, piuttosto che prevalentemente incuriosire lasciano una scia di rimpianti dovuta ad una superficialità che forse la scelta della scrittura cinematografica in luogo di una seriale di inevitabile maggior respiro avrebbe consentito (mi si dice infatti di recuperare la serie “Yellowstone” con lo stesso Kostner e sempre di ambientazione epico – occidentale).

La scrittura seriale, ci si ripete, avrebbe infatti permesso maggiori possibilità di introspezione, meno frenesia e un godimento che comunque il talento e le capacità messi in campo hanno fatto assaporare, al netto degli appunti negativi mossi nell’arco di questo primo tentativo di analisi di questo primo ampissimo spezzone narrativo.

Un plauso, ad ogni modo, va a quello che pare essere l’argomento maggiormente attenzionato nell’arco di questa iniziale restituzione filmica e ossia la presenza imponente, sfaccettata, coraggiosa e, forse, più unica che rara nell’immensa tradizione cinematografica statunitense, dei popoli nativi americani, qui protagonisti di eccidi e vittime di scorribande, osservati nel corso di faide interne e anche fotografati, in alcuni dei loro elementi più saggi, in tutta la loro straordinaria filosofia di vita.

Insomma, ciò che spicca più e meglio di altri fattori nel corso di una pellicola un po’ da “vorrei, ma non posso” che lascia qualche rimpianto di troppo nelle ottime intenzioni – evidentissime – di partenza.

Un giudizio forse fuori dal coro che, però, in totale onestà vuole mettere l’accento sulle possibilità, peraltro già esistenti – vedasi il primo film dell’universo “Dune” firmato da Denis Villeneuve – di scrivere e filmare “presentazioni” che abbiano un mordente maggiore e più centrato di quello in questo caso presente.

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