Una guerra tra pagliacci- Conclave di Edward Berger

29 Ottobre 2024

Quando leggi nomi come Ralph Fiennes, Stanley Tucci, John Lithgow, Sergio Castellitto e Isabella Rossellini, guardi in alto e poco prima che le luci in sala si spengano preghi che tutto vada bene. Oltre le aspettative, è andato tutto alquanto bene direi. Conclave di Edward Berger entra indiscutibilmente nel registro dei film più belli passati per la diciannovesima Festa del Cinema di Roma.

Basato sull’omonimo romanzo di Robert Harris, Conclave, segue le difficoltose vicissitudini che il cardinale Thomas Lawrence (Ralph Fiennes) fronteggia nell’organizzare e gestire il conclave dal quale uscirà il successore del defunto Papa, che, a quanto pare, celava un segreto.

L’allusione sonora al “fuori” che penetra entro i confini, in questo caso, della Chiesa, ricordano la geniale trovata di Jonathan Glazer in The Zone of Interest (2023). In quel caso si parlava dei rumori roboanti e spietati del genocidio nazista, in Conclave si insinua una guerra, una crisi, che viene accennata, che possiamo immaginare, ma che senza mezzi termini riflette la crisi interna del potere religioso. Ambizione e falso perbenismo sono le componenti, di cui il mondo è perfettamente consapevole da secoli, che plasmano la Chiesa come struttura terrena e che in questa pellicola viene umoristicamente derisa e abitata da pagliacci. La dinamica ricorda, per nervosismo e ostilità, 12 Angry Men (1957) di Sidney Lumet ma con i potenziali papi che si fanno guerra tra loro per il potere.

Il conclave dura svariati giorni nei quali cresce l’isteria di quei personaggi che sotto i talari sono solamente uomini (“siamo esseri mortali, nessuno è senza macchia“). Il thriller viene costruito attorno alla conversazione tra questi diversi “giocatori” che rimangono però vittime di questo dibattito che porta man mano alla rivelazione di segreti tanto indicibili quanto farseschi se messi in relazione a degli uomini di chiesa.

Del pensiero moderno è portatore il cardinale Lawrence che riconosce la legittimità e l’importanza del dubbio come sentimento più umano. Persino Gesù si domanda perché Dio l’abbia abbandonato. È il dubbio a muovere l’intreccio e a determinare i meccanismi dello svolgimento delle circostanze. Thomas Lawrence è chiaramente il personaggio meno burlesco della vicenda, sarà invero colui che spezzerà la cera che teneva serrata la stanza del Papa aprendo alla necessità di conoscere la verità dei fatti e allo smascheramento dell’ipocrisia religiosa. Il film affronta con relativa tranquillità tematiche spinose (un papa nero è davvero simbolo di progresso nonostante opinioni ignobili nei confronti della comunità LGBTQ+?) lasciando per il finale la spina più grande. Personalmente ho trovato il finale davvero avvincente, un ottimo spunto di riflessione e di conversazione che parte dal quesito: “Cosa significa esistere, in mezzo alle certezze del mondo?”.

La sceneggiatura di Peter Straughan è brillante, realisticamente esagerata nei colpi di scena e nella creazione di quell’alone di mistero e segreto che si nasconde e che viene taciuto nei corridoi vaticani. Il risultato finale si appoggia inoltre alla funzionale fotografia di Stéphane Fontaine che allontana il rischio di una eventuale noia visiva muovendo la telecamera tra i corridoi del Vaticano incrementando la provocazione della minaccia e del dubbio.

Conclave è un film molto intelligente, spudoratamente provocatorio, sottilmente faceto e determinato a mettere alla prova noi che guardiamo. Ci sbatte in faccia una realtà di cui sappiamo, ma forse ancora fin troppo poco, affascinandoci e invitandoci a volerne sapere sempre di più per sussurrarci all’orecchio che siamo tutti uomini diversi, ma in fin dei conti piuttosto simili.

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