Arriva in sala giovedì 7 novembre Timor-Finché c’è morte c’è speranza, il secondo lungometraggio diretto da Valerio Di Lorenzo e presentato in anteprima al ROMICS 2024 con Rocco Marazzita, Dario Benvenuto, Giorgio Montaldo, Emanuele Vircillo, Francesca Olia, Stefania Visconti, Daphne Scoccia e, per la prima volta nei panni dell’attrice, Valentina Vignali.
Al centro della vicenda il goffo tentativo di una comitiva di quasi-trentenni di occultare il corpo di un uomo ucciso per sbaglio da uno di loro.

Il regista romano approccia il genere della commedia nera non centrando purtroppo il segno. Il motivo alla base, nella sua irreale follia, e cioè l’occultamento di un cadavere, poteva dare ampio margine alla realizzazione di un film totalmente fuori dalle righe, eppure rimane sempre sottotono e troppo statico. Il tentativo di dialogare con una generazione deresponsabilizzata e priva di stimoli reali manca di briosità, tensione e ritmo facendo perdere facilmente interesse a chi guarda. Il film risulta macchinoso e lento nonostante il minutaggio e non è sostenuto neppure, ahimè, dalla sceneggiatura (firmata a quattro mani con Andrea D’Andrea), che poco aiuta i personaggi e di conseguenza gli attori, rendendo tutto incredibilmente piatto.
Troppe sottotrame per poi toccarle così sbrigativamente: l’uomo ucciso accompagnato ad una donna trans, la dipendenza da sostanze stupefacenti, il ripudio dell’età adulta e l’eterna adolescenza, l’innamoramento e la voglia di non impegnarsi, troppo, decisamente troppo per poi essere trattato solo in superficialità. Di “black” questa comedy sfortunatamente ha poco o nulla. Per poter arrivare era necessario tentare di tratteggiare meglio i personaggi, i dialoghi, dare più respiro ad ognuno di loro e invece succedono troppe cose, si hanno troppe informazioni in troppo poco tempo e alla fine non rimane nulla a chi guarda. Anche il finale risulta oltremodo raffazzonato con il tentativo in extremis di un risveglio moralistico che però non impressiona o commuove minimamente.
La commedia nera è uno spazio tipicamente anglosassone molto difficile da abitare e in questo caso c’era la possibilità di giocare con la romanità che di per sé poteva essere di grande supporto, ma che invece non riesce a salvare il prodotto finendo per risultare, anch’essa, quasi ineccepibile. L’esito purtroppo delinea un film non riuscito, privo di identità, di ardua categorizzazione; non è grottesco fino in fondo per potersi definire tale, soprattutto se il leit-motiv è l’occultamento di un cadavere, non fa ridere abbastanza per poterlo definire effettivamente comico, non è neanche, per assurdo, dichiaratamente demenziale, quanto piuttosto pasticciato e pasticcione. Lo sforzo di farsi beffe della morte, in questo caso, è stato vano.
Timor- Finché c’è morte c’è speranza di Valerio Di Lorenzo è in sala a partire dal 7 novembre.
