“Mufasa – The Lion King”, un prequel che profuma di qualità.

18 Dicembre 2024

Da domani nei cinema di tutta Italia arriva il prequel in Live Action di uno dei cartoni animati Disney più amati di tutti i tempi e ossia quel “Re Leone” che nell’ormai lontano 1994 travolse gli spettatori grandi e piccini di tutto il mondo e che nel più vicino 2019 venne, per così dire, omaggiato da una più moderna versione in computer grafica che lo ha avvicinato alle più avanzate tecnologie in uso in questi nostri tempi contemporanei.

Insomma, da domani nelle sale dello stivale, e ben 24 h prima che lo stesso prenda piede anche tra i multisala statunitensi, il pubblico tricolore potrà godersi il film “Mufasa – Il Re Leone”.

Come potrete facilmente intuire da voi la storia che compone tale lavoro diretto dal bravo Barry Jenkins – storia sceneggiata da Jeff Nathanson – altro non è che “il viaggio dell’eroe” di quel Mufasa che tutti abbiamo imparato ad amare come il padre di Simba, cucciolo di leone poi diventato adulto e, vedremo qui, a sua volta genitore di una leoncina e chissà cos’altro (vedere per scoprire).

Insomma “Mufasa” altro non è che la storia della storia che il buon Rafiki narra a Kiara, primogenita di Simba e Nala, affidata, per momentanei e superiori motivi di natura familiare, alle cure dell’iconico duo Timon e Pumbaa e presa in consegna dalle parole del babbuino più famoso della storia del cinema che, mettendo una toppa alle birichinate dei due amabili scavezzacollo, ammalia la piccoletta con il racconto della formazione in re del nonno da lei mai conosciuto.

Il film, la storia, le parole che abitano tutto il lavoro in questione sono tutti pregni di messaggi politici moderni e, per fortuna aggiungerei, progressisti, colorando il racconto doloroso della separazione di Mufasa dai propri di genitori con ideali che, per contrasto, richiamano i concetti di famiglie queer e delle annose questioni riguardanti i fenomeni migratori.

Questo “Mufasa” appare come un più che dignitoso “anticipo” di quel capolavoro dal quale prende le mosse e, decidendo scientemente di diminuire il più possibile le notizie riguardanti la succosa trama, si può affermare con una certa serenità che la scrittura è forte di una struttura solida che può contare su ritrovamenti, ostacoli e pregiudizi, accoglimenti ed addestramenti, rapporti fraterni che rischiano (?) di diventare fratricidi, lotte tra “popoli” diversi, fughe, eroismi, innamoramenti e tradimenti.

È una pellicola questa che – almeno questo ce lo si conceda – affascina per l’utilizzo che fa dei personaggi già conosciuti ed amati da quelli che 30 anni fa probabilmente erano bambini e che oggi porteranno i propri di figli a conoscere Zazu, Sarabi e quel Taka di cui i più attenti immagineranno l’evoluzione.

Insomma un film che conduce alla Rupe Dei Rei, a quella Milele della quale oggi scopriamo l’importanza trasognata e la metafisica ideologica nell’arco di un racconto intelligente, sfaccettato nelle sue declinazioni avventurose e belliche e mai, mai, banale, impastando gelosie, infatuazioni, eroismi e valori di ottima fattura.

Il lavoro non delude di certo per quanto l’aspetto canoro – aspetto tipicamente considerato un punto di forza di prodotti del genere – non passerà alla storia, nonostante sia, di fatto, composto da “pezzi” magari meno impattanti di quelli ormai entrati nella memoria collettiva, ma che si inquadrano nella moderna tradizione delle coeve opere pop.

Nota di merito, in conclusione, al doppiaggio italiano del personaggio di Sabari, affidato ad una Elodie ampiamente criticata prima che ci fosse la possibilità di sentirla in azione, ma che, in realtà, opera con un’onestà professionale che si traduce in una sufficienza amplissima e meritatissima.

Luca Marinelli, attore di talento mai in discussione, è la voce della versione adulta del protagonista.

E anche lui offre una prova più che dignitosa.

“Mufasa – The Lion King” è il “cartone animato” di Natale che voi vorrete vedere. E che vorrete far vedere anche ai cuccioli d’uomo che abitano le vostre vite.

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