“Faust” al Teatro Vascello: un’allegra tragedia.

17 Dicembre 2024

Al Teatro Vascello di Roma fino a domenica 22 dicembre, dopo aver debuttato martedì 10 dello stesso mese, lo spettacolo “Faust” di Leonardo Manzan e Rocco Placidi, diretto da Leonardo Manzan e tratto dal Faust I e II di Johann Wolfgang Von Goethe.

Gli attori in scena sono Alessandro Bandini, Alessandro Bay Rossi, Chiara Ferrara, Paola Giannini, Jozef Gjura e Beatrice Verzotti.

La scena è firmata da Giuseppe Stellato, i costumi da Rossana Gea Cavallo e le luci da Marco D’Amelio.

Music and sound di Franco Visioli.

Lo spettacolo ha durata di 100 minuti, ossia 1h40′.

In casi come questo chi scrive ritiene molto importante espletare per prima cosa l’inevitabile e onorevolissima pratica dei crediti tecnici ed artistici in modo da darsi la possibilità di snodare il filo dei propri pensieri senza preoccuparsi poi di interrompersi strada facendo in appunti “cronachistici” di nomi e cognomi che hanno prestato le loro opere al servizio dell’opera e non perché questi non meritino menzioni – altroché se le meritano -, ma quanto perché il flusso che la visione dello spettacolo suggerisce – o quanto meno allo scrivente ha suggerito – è tale da non volersi interrompere per nessun motivo.

È presto detto: Manzan, teatrante di fatto fresco anagraficamente ed intellettualmente – rappresenta oggi un presente teatrale vivo, pulsante, entusiasta e divertente oltre che divertito.

Il regista che molti appassionati conosceranno già per alcuni dei suoi precedenti spettacoli – “Cirano deve morire”, “Glory Wall” o “Uno spettacolo di Leonardo Manzan” – con questa sua nuova operazione di scrittura compiuta in collaborazione con Rocco Placidi, scardina la maestosità del testo dal quale prende spunto per effettuare una restituzione immediata che regali sotto di forma di semplicità concetti che rischiano altrimenti di perdersi tra rivoli di seriosa pesantezza.

Lo spettacolo, che ha inizio con le luci di sala ancora accese e l’ingresso in una ipotetica sala conferenza da parte degli interpreti che giocano al gioco dei conferenzieri alle prese con lo stesso “Faust” del titolo – “Faust” inteso come il dramma in sé e non come il personaggio del dramma -, prende subito un abbrivio di canzonatura anche se si consiglia agli stessi attori e al regista di regolare meglio e l’energia di questo primo blocco e le regole di ingaggio dello scherzo teatrale per non cadere nel subdolo rischio di voler lanciare un messaggio drammaturgico, interpretativo e “direzionale” per il quale non si posseggono ancora tutti i mezzi necessari per affrontarlo fino in fondo.

Ad ogni modo superato l’imbarazzo di un esordio che appare veramente al di là delle capacità attualmente disponibili dall’ensemble dello spettacolo, il lavoro prende una piega di elevata fattura che mischia qualità di ogni tipo, dalla scrittura che unisce e frulla la critica del presente – teatrale e non – al trattamento di temi sempiterni, alle skills delle donne e degli uomini in scena che posseggono attitudini canore e fisiche utilizzate in armonie sonore e partiture fisiche dai risultati coinvolgenti e divertenti, alla regia che compone in uno spazio apparentemente limitato, e chiuso alle proprie spalle da un imperioso sipario dal classico drappo rosso, scene al contempo portatrici di disperazione e di un’ingiustificata allegria che tinge tutto di un tragico grottesco.

Insomma la squadra chiamata in causa per questo allestimento – peraltro tutti “maledettamente” e fortunatamente giovani, se me lo consentite – riesce a far brillare gli occhi nella tragedia di un’esistenza che questo Faust, questo diavolo, racconta con un sorriso sul volto che allieta.

E che invece dovrebbe terrorizzare.

Esiste dunque qualcosa di più spaventevole di questo?

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