
Nelle sale cinematografiche italiane dallo scorso 16 gennaio vi è anche il film “N.E.E.T” di Andrea Biglione.
Scusate se nel tentativo di restituire le mie impressioni seguite alla visione del film sarò, insolitamente, diretto e poco incline alle circonlocuzioni verbali, ma ritengo che il caso specifico lo richieda: il film in questione è una commedia – durata di poco superiore ai 90′ – tanto generosa quanto imperfetta, tanto volenterosa quanto ingenua, tanto portatrice sana di un bozzolo di idea interessante quanto colma di difficolta incontrate.
E non sempre, occorre scriverlo, risolte.
“N.E.E.T ” (Not in Education, Employment or Training) è un film che prende spunto dal dato statistico per il quale l’Italia sarebbe il paese europeo con il maggior numero di Under 30 non occupati ufficialmente in attività professionali né tantomeno impegnati in percorsi di formazione – la stessa pellicola sul finale ci ricorda che ancora nel 2023 il dato in questione segnalava la presenza di più di due milioni di elementi appartenenti a questa speciale categoria – e che prova, da qui, ad immaginare una fresca, leggera, a tratti superficialmente veloce, storia di formazione di un gruppo allargato di giovani che il Governo del nostro paese richiama al servizio del proprio esercito, obbligando loro ad un primo mese di leva obbligatoria – la cosiddetta e stracitata, nel corso della storia, “naja” – che potrebbe tramutarsi in un intero anno qualora non ci si trovasse un’occupazione al termine di questi primi 30 giorni di vita militare.
Scritto questo si ritiene di non dover indulgere oltre nel racconto di un trama ricca di intelligenti spunti, colma di suggestioni non banali, ma che non può giovarsi di un’ampiezza di sviluppo degna delle sue potenzialità, inficiando, di fatto, il risultato finale che conduce l’intera operazione ad essere etichettabile come poco più di una commedia giovanile appena gradevole, in luogo di un film che aprirebbe, invece, riflessioni ben più importanti di quelle che vengono affrontate nel corso di tutta la sequela di immagini che costituiscono il montaggio finale.
Non ci sono neanche particolari note di merito alla voce “recitazione” né tra i protagonisti – essenzialmente un sotto gruppetto di 3 ragazzi e una ragazza – né, tantomeno, dei non protagonisti che veleggiano tra prove non centrate – Pietro De Silva è un attore che ha fornito in carriera dimostrazioni chiare di maggiore qualità e in senso assoluto e anche, semplicemente, in relazione a quella che qui lo vede coinvolto – e performance della quale non si comprenda se la problematica maggiore afferisca all’utilizzo di presunto registro grottesco o ad un evidente buco nell’acqua.
E in questo caso il riferimento, che ci si augura non essere presuntuoso, è a Fabrizio Biggio.
Insomma, per concludere, a questo “N.E.E.T” ci si affeziona con il progredire della narrazione, ma lascia un po’ l’amaro in bocca dovuta al rimpianto – dello scrivente, per carità – da “sarebbe potuto essere, forse, e invece non è”.
Un film con Dario Bandiera, Fabrizio Biggio, Pietro De Silva, Maurizio Bousso, Giulia Cavallo, Daniele Locci, Alice Luvisoni, Celeste Savino, Giovanni Trombetta, Daniele Trombetta e Chiara Vinci.
