A due anni da Crimes of the future, David Cronenberg torna dietro la macchina da presa con The Shrouds, un’opera che affonda le radici nelle sue ossessioni più profonde: la mutazione del corpo, il rapporto tra tecnologia e umanità e il senso della perdita. Il regista canadese, maestro dell’horror filosofico e della fantascienza organica, con questo film realizza un dramma intimo e perturbante, un’ulteriore riflessione sulla vulnerabilità dell’essere umano.
Karsh, interpretato da Vincent Cassel, è un imprenditore che, a seguito della perdita della moglie (Diane Kruger), sviluppa un sistema rivoluzionario chiamato GraveTech che permette ai vivi di connettersi con i defunti per osservare la decomposizione dei loro cari attraverso una rete di telecamere e sensori. L’idea, macabra e visionaria, si inserisce perfettamente nell’immaginario di Cronenberg, che da sempre esplora le implicazioni più oscure del progresso scientifico. Il film si trasforma così in una meditazione sull’elaborazione del lutto, sulla memoria e sul bisogno umano di controllare l’incontrollabile.

Lo spunto per la sceneggiatura del film arriva dall’autobiografia del regista che nel 2017 perde la moglie con la quale era sposato da quarantatre anni. The Shrouds nasce quindi come personale tentativo di elaborazione del lutto, ma, come ben si sa, dal momento in cui i personaggi vengono scritti, iniziano a vivere, alla maniera pirandelliana, del tutto indipendenti dall’autore che li ha creati. Ecco che, sebbene lo spunto fosse reale, la stessa realtà lascia spazio all’agire, sfumando l’autobiografia a favore della finzione.
Il tema della sorveglianza si fonde con quello della necrofilia tecnologica: Karsh non solo desidera osservare i resti della moglie defunta, ma è ossessionato dall’idea di rendere la morte un’esperienza trasparente, fruibile e persino estetizzabile. Tuttavia, quando alcune tombe del suo cimitero high-tech vengono vandalizzate, il film vira verso una dimensione anche thriller, in cui la paranoia e il sospetto si mescolano alla riflessione filosofica. L’insinuazione che i morti potrebbero consentire agli hacker di sorvegliare i vivi è una provocazione che Cronenberg fa allo spettatore dell’epoca moderna, anche se, nella sua realizzazione, la trama è un po’ traballante. La spiegazione che lo stesso regista dà della sua storia vede l’elemento della cospirazione come lente per indicare quanto alcuni segreti sfuggano agli uomini e siano destinati a restare dei misteri. Forse un po’ troppo poco convincente per rendere questa sottotrama una porzione così significativa della storia. I colpi di scena e gli intrighi risultano una distrazione dalla vera e propria linea emozionale, che, a mio parere, avrebbe funzionato molto di più se si fosse limitata ad uno sviluppo più “intellettuale” e meno complottistico.
Nonostante la potenza tematica e visiva, che si avvale di una scenografia minimalista tipica del design tecnologico che evoca un futuro molto prossimo, le interpretazioni degli attori risultano piuttosto ordinarie e prive di guizzi memorabili. Vincent Cassel, che con il capello brizzolato porta sullo schermo lo stesso Cronenberg, offre una performance solida ma convenzionale, senza riuscire a dare al suo personaggio una profondità emotiva realmente incisiva. Anche Diane Kruger e Guy Pearce, pur incarnando ruoli centrali nella dinamica del protagonista, non si discostano da una recitazione corretta, ma poco sorprendente. Il cast nel complesso si limita a seguire le atmosfere del film senza mai elevarlo con interpretazioni davvero straordinarie, lasciando l’impressione di un’adesione soprattutto formale.
Se The Shrouds non possiede la carica sovversiva dei primi lavori di Cronenberg, è comunque un’opera affascinante, capace di turbare e far riflettere. Visionaria e interessante è la rappresentazione del lutto come esperienza radicalmente personale, capace di spingere chi lo vive a gesti estremi, ossessivi, quasi folli pur di sopravvivere al dolore. Karsh incarna questa disperazione in modo inquietante: la sua tecnologia non è solo un mezzo per ricordare, ma un disperato tentativo di rifiutare la definitiva separazione dal corpo della moglie. Il film esplora con crudezza il bisogno umano di trovare senso nella perdita, mostrando come l’assenza possa diventare una voragine che inghiotte razionalità e limiti morali. La tecnologia, in The Shrouds, diventa così, non una semplice estensione della memoria, ma un meccanismo perverso di rifiuto del lutto stesso. Body is technology, technology is the body.
Il film, presentato in anteprima al Festival di Cannes nel maggio 2024 sarà nelle sale italiane a partire da giovedì 3 aprile 2025.
