“La scelta di Joseph”: film da scegliere di vedere.

24 Gennaio 2026

“La scelta di Joseph”, regia di Gilles Bourdos. Visivamente presente, praticamente in esclusiva, Vincent Lindon.Distribuzione Wanted Cinema Remake francese dell’americano “Locke” (2013) di Steven Knight con Tom Hardy, nelle sale italiane da giovedì 29 gennaio. Io non ho visto il film di cui questa pellicola è il rifacimento – film che gode di enorme credito tra critica e pubblico come molti tra coloro che stanno leggendo queste parole sanno – e quindi non posso incorrere in paragoni di sorta; so solo che qui c’è una grande prova d’attore di un interprete che riesce a compensare grazie alla propria abbondante bravura – coadiuvato da una storia ben pensata in termini di fatti con le loro urgenze e le loro tensioni – la ripetitività di un meccanismo scenico che può, in alcuni casi, provocare alcuni momenti di noia indissolubilmente legati alla scelta principe di un solo ambiente di ripresa. “La scelta di Joseph” – “Le Choix”, il titolo originario francese – ha una durata relativamente breve – 77′ – se si considera l’attuale minutaggio medio dei lungometraggi contemporanei e racchiude in questo tempo fortunatamente contenuto una miriade di sensazioni, bivi esistenziali – la cosiddetta “scelta” in realtà a me non appare come unica quanto piuttosto mi sembra ve ne sia una serie abbastanza numerosa – e possibilità di “successo” e/o “sconfitta”. Interessante, se me lo consentite, sarebbe, da parte dello spettatore, identificarsi, senza giudicarlo, nel personaggio del film che si muove letteralmente sospinto da alcuni fantasmi del passato, muovendosi altrettanto liberamente su una strada lunga che sempre letteralmente potrebbe mai condurlo alla meta finale (sarà poi così o no, al termine del film?).Preziosi e di grande realismo gli interventi vocali che accompagnano il soggetto principale della vicenda nel suo personale percorso di costruzione e demolizione umana – e qui, scrivendo, mi rendo conto che l’affaire lavorativo che fa da sfondo alla vicenda rappresenta un’ottima metafora del tutto – e che ci regalano, grazie all’ottimo lavoro degli interpreti chiamati in causa, innumerevoli colori con le loro sfumature e vivide immagini non viste di vita vissuta e presente che la fotografia notturna e quasi inevitabilmente torva non ha previsto di donare al prodotto. Le voci di cui sopra sono di Emmanuelle Devos, Pascale Arbillot, Milo Machado Graner, Misha Lescot, Grégory Gadebois, Cédric Kahn

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