E i figli dopo di loro, il ritratto dell’adolescenza firmato dai fratelli Boukherma

15 Maggio 2026
Cr. to Fandango Ph. Marie-Camille Orlando

Il cinema francese ha la capacità di raccontare la vita con toni poetici e intensi. Per questo quando si è presentata l’occasione di vedere in anteprima E i figli dopo di loro di Ludovic e Zoran Boukherma (Teddy) l’ho colta al volo. Tratto dall’omonimo romanzo di Nicolas Mathieu, E i figli dopo di loro – presentato in concorso alla 81ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia – uscirà nelle sale italiane il 14 maggio.

Agosto 1992, Anthony (Paul Kircher, The Animal Kingdom) è un quattordicenne che vive in una cittadina sperduta nell’est della Francia. Durante un pomeriggio passato al lago con il cugino (Louis Memmi, Borgo) incontra Stephanie (Angélina Woreth, The Wonderers), una ragazza più grande che conquista il cuore dell’adolescente. Sarà proprio lei a invitare i due alla festa che cambierà la loro estate. Infatti, quella che inizia come una serata spensierata si trasforma in qualcosa di più quando Anthony fa un torto al ribelle Hacine (Sayyid El Alami, La Pampa). Da quel momento le loro vite prenderanno una piega complessa e inaspettata.

Non è la prima volta che al cinema vengono presentate tematiche del genere e di certo non sarà l’ultima. Eppure, E i figli dopo di loro riesce comunque a spiccare.

I gemelli Boukherma portano sullo schermo un film intenso, accompagnato da una colonna sonora composta da brani che hanno fatto la storia della musica e da colori ricchi che raccontano le emozioni dei personaggi. È un coming of age che esplora la complessità dell’adolescenza, l’amore, la sua caducità e un paesino che non offre opportunità e soffoca chi ci abita dentro.

Ma, soprattutto, E i figli dopo di loro mostra l’influenza che i genitori hanno sui figli, come piccoli atteggiamenti e abitudini finiscano per radicarsi nei ragazzi, segnandoli per tutta la vita. Una storia che espone le difficoltà di emergere quando tutto sembra remarti contro. Un film che racconta il cambiamento, la crescita, la presa di consapevolezza, il diventare adulti.  

Il personaggio di Anthony è portato in vita da Paul Kircher in maniera profonda e naturale, al punto da far dimenticare che stia recitando. È il tipico adolescente impulsivo, che vive con il cuore e poco con la testa, che compie azioni sconsiderate pur non essendo una cattiva persona. Lo spettatore percepisce, man mano che avanza il film, un crescente fastidio per questo ragazzo che non riflette sulle conseguenze delle sue azioni. E questo dimostra la bravura di Kircher nel dare vita ad Anthony. Non a caso ha vinto il premio Marcello Mastroianni a Venezia come miglior attore esordiente.

Contrapposto ad Anthony abbiamo Hacine, un giovane proveniente dal Marocco che vive in Francia con il padre. Emarginato per le sue origini, fa amicizia con i ragazzi del suo quartiere. Ma sarà proprio questo ambiente povero e difficile a segnare la sua giovinezza e a spingerlo sulla cattiva strada.

L’unica pecca del film è la durata, forse eccessiva, e il ritmo che avrebbe potuto essere più scorrevole per coinvolgere lo spettatore a un livello più profondo. Nonostante ciò, E i figli dopo di loro è un film interessante che restituisce con autenticità il delicato momento dell’adolescenza e il passaggio all’età adulta.

Nel film – prodotto da Chi-Fou-Mi Productions, Trésor Films e France 3 Cinéma e distribuito da Fandango – anche Ludivine Sagnier, Gilles Lellouche, Christine Gautier, Anouk Villemin, Lounès TazaÏrt, Victor Kervern, Thibault Bonenfant, Bilel Chegrani, Barbara Butch e Raphaël Quenard.

Cr. to Fandango
Ph. Marie-Camille Orlando

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