Fatherland, tra una Germania divisa e le fratture di una famiglia

20 Ottobre 2026
©Agata Grzybowska

Presentato alla ventunesima Festa del cinema di Roma e dal 16 ottobre nei cinema italiani, Fatherland è il nuovo film dell’acclamato regista polacco Paweł Pawlikowski. Dopo aver vinto il premio alla regia a Cannes quest’anno e a otto anni da Cold War, Pawlikowski torna sul grande schermo con un film liberamente ispirato a Il Mago di Colm Tóibín.

1949, la Seconda Guerra Mondiale è finita e in piena guerra fredda la macchina da presa segue Thomas Mann e sua figlia Erika in una trasferta all’interno di una Germania divisa, dove sono ritornati dopo essere emigrati negli Stati Uniti nel 1938, per ritirare due premi. Quello che nasce come un viaggio attraverso una nazione distrutta da una guerra e divisa da due politiche diverse si trasforma in un percorso intimo che racconta le fratture di una famiglia.

Fatherland è quello che ci si poteva aspettare da Pawlikowski, l’ulteriore conferma del suo talento. La regia è sempre così coinvolgente, ogni inquadratura racchiude un mondo dentro di sé e le emozioni emergono spontanee e con prepotenza per trascinare lo spettatore all’interno della vicenda. Si parla di politica, delle conseguenze della guerra, del ruolo della cultura nella nostra società, ma soprattutto di famiglia. Fatherland mostra l’impatto che hanno i genitori sulla vita dei figli, il bene che fanno e il male che, purtroppo, possono anche causare.

Sandra Hüller (Anatomia di una caduta, L’ultima missione: Project Hail Mary) e Hanns Zischler (Munich, Sils Maria) interpretano i due personaggi in maniera egregia, bastano poche espressioni, semplici sguardi per trasmettere quello che stanno vivendo. Non solo individui singoli con il loro carattere, i loro pregi e difetti, ma anche due componenti di un rapporto padre-figlia che non potrebbe essere più naturale, complesso e veritiero.

L’ultimo film di Pawlikowski è intenso, delicato, esteticamente bellissimo e ricco di spunti su cui riflettere. Una storia che parla di dolore e di amore, di morte e di vita, di distruzione e rinascita, senza abbandonare quel lato storico che rende il tutto ancora più credibile e piacevole da guardare. Fatherland è sicuramente un’opera che merita di essere vista per la sua capacità di racchiudere in meno di novanta minuti una storia immensa e universale, non solo da un punto di vista storico e collettivo, ma anche da quello più intimo e umano.

Nel cast del film – prodotto da Our Films, Extreme Emotions, Nine Hours e Chapter 2 e distribuito da MUBI – anche August Diehl, Joachim Meyerhoff, Devid Striesow e Anna Madeley.

 ©Agata Grzybowska

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Non perdere

Jumbo – La voce di Don, amicizia e perdita nel film campione di incassi in Indonesia

Esistono film in grado di trascendere lo spazio e farsi…