Quando le radici persiane incontrano l’elettronica sperimentale

Testo Giuseppe Senia

Per questo terzo numero di Banquo ho preso a cuore un collettivo molto particolare: sto parlando dei Nava Project.
Band interessante all’interno del panorama milanese, formatasi nel 2016 dall’incontro di Nava Golchini con Elia Pastori, Francesco e Marco Fugazza.

Come tutte le più belle storie da raccontare nasce in contesti semplici, privi di secondi fini e presupposti “commerciali”:
un’accademia di musica, una sala prove. La cosa che colpisce, soprattutto al primo ascolto, è la varietà di sfumature che è possibile rintracciare. Mi riferisco ad un sound unico nel suo genere, complesso per le sue scelte artistiche. Scelte che hanno portato i Nava Project a mediare tra sonorità appartenenti alle radici persiane della cantante (Nava Golchini) e quelle elettroniche del resto dei componenti. Il risultato è un perfetto crossover in grado di trascinare l’ascoltatore in un vortice di sensazioni non solo mentali ma anche corporee. Il tutto, miscelato poi a videoclip e visual che ovviamente esaltano queste sensazioni e stati d’animo in maniera superlativa! Ecco che il termine “project” assume un valore sempre più importante e rafforza l’idea di un collettivo, appunto, che ha a cuore il proprio stile e i propri messaggi. Normale chiedersi se in Italia ci sia spazio per generi così; ebbene si! Festival come il MiAmi, il Raster o durante la Milano Music Week e tutta una serie di eventi sicuramente meno in vista rispetto al trend generale di manifestazioni. Proprio così, credo che sia alla base di questo discorso il fatto di non avere la pretesa che possa piacere a tutti. Allo stesso tempo è fondamentale informarsi e venire a contatto con realtà come questa, ecco perchè ho deciso di far conoscere i Nava Project a voi lettori di Banquo Magazine. Per quanto riguarda lo storico delle pubblicazioni ricordiamo l’ep “Body” (2019) , seguito poi dall’uscita di “Bones” e “Sarabe” (composto da 4 tracce che sviscerano e mettono in luce i lati più oscuri dell’essere umano). I riferimenti musicali più facili da ricollegare sono probabilmente Arca, Apparat, Burial, Sevdaliza. Nell’agosto 2021 i quattro fanno il loro ultimo live e si sciolgono, pur rimanendo sempre in buoni rapporti.

La cantante, Nava, continua il suo percorso da solista e pubblica il suo primo Visual EP “Bloom” per Oyez!, stavolta con cinque produttori diversi, uno per ogni brano e con l’aiuto di Matteo Strocchia e Marco Servina, coloro che si occupano di tutta la parte visiva, dalle foto allo styling. L’EP nasce dalla voglia di liberarsi da cinque demoni. Una volta raccontati questi “mostri” a Matteo e Marco, è stato quasi naturale, per loro tre, immaginarli sullo schermo. La musica di Nava ha un lato cattivo, hardcore, acido, e questa cosa è venuta fuori anche nei video. La voglia di sperimentare senza freni, fino in fondo, ha sicuramente premiato un’artista che, come lei, ha sempre avuto a cuore l’essere umano e la sua natura, cantato sempre attraverso il recupero di una tradizione poi diventata ricerca ed innovazione.

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