Ditonellapiaga e il coraggio di un raffinato potenziale

Intervista alla giovane nuova icona urban della
scena musicale italiana, dopo il successo del suo
ultimo singolo “Spreco di Potenziale”
e l’uscita del suo EP “Morsi”

Testo Emanuele e Giuseppe Senia

Ditonellapiaga, ossia Margherita Carducci, vero nome della più teatrale e cinematografica fra le artiste della nuova scena musicale femminile, è imprevedibile, spiazzante, coraggiosa. Un’artista dalla personalità fluida che sente l’urgenza di raccontare ed esprimere le mille sfaccettature della propria identità, solare e piena di entusiasmo, a volte nevrotica, a tratti malinconica.
Ditonellapiaga può essere considerata una nuova icona urban. Esprime con coraggio le infinite articolazioni del complesso animo femminile, senza ridurre la femminilità a un’immagine univoca. Nella sua schiettezza e semplicità, racchiude sofisticatezza, talento grezzo, e una personalità che non lascia indifferenti. È straordinariamente eclettica e versatile, sia come autrice che come cantante, e spazia con naturalezza da sonorità elettroniche più crude e acide a quelle più morbide e armoniche di un pop dal respiro internazionale.
Intima e personale, rock e romantica, la giovane artista si racconta dopo l’uscita e il successo del suo singolo “Spreco di
potenziale” che ha anticipato il suo Ep “Morsi” e il suo album in uscita, mostrando tutta la sua grinta, il suo potenziale che conquista a morsi il pubblico, che a breve potrà ascoltarla anche dal vivo.

Innanzitutto la scelta del nome, cosa che già ti avranno detto in molti, è interessantissima. Da cosa nasce e perché?
In realtà la storia è poco poetica, però è vera. Ho cercato per moltissimo tempo un nome d’arte, perché avevo già iniziato a scrivere i primi pezzi e quindi non sapevo come identificarmi, però “più cerchi una cosa e meno la trovi” (tutti nomi orrendi).
Un giorno, un mio amico, mi ha chiamato col mio nome Instagram di quel momento, appunto Ditonellapiaga. Non avevo mai pensato al fatto che un nickname che trovi banalmente su un social potesse identificarmi e descrivere qualcosa di me; alla fine poi non è così strano, poiché quando ti crei il tuo avatar social, devi scegliere di base qualcosa che ti debba appartenere. È un nome molto provocatorio, buffo, bizzarro e frizzante soprattutto. Non è che nella vita sia una rompiscatole, però secondo me poteva essere interessante!

Ad oggi, nel quotidiano, quanto ti senti Margherita e quanto Ditonellapiaga?
In realtà tutte le cose che scrivo hanno un legame con me e, per quanto siano costruite o inventate, provengono sempre da esperienze mie personali. Sicuramente c’è sempre un’esigenza creativa che mi porta, ogni tanto, a scrivere sopra le righe rispetto a quello che sono nella vita e ne sono contenta! Credo che le due cose si completino: Ditonellapiaga dà voce a Margherita, al mio essere, al mio modo di vivere la vita. È un contenitore di quello che penso, che vorrei creare o dire. Una cosa che cerco sempre di fare, però, è tenere separati questi due lati di me, altrimenti mi sarei chiamata col mio nome!

Descriviti in tre parole per chi non ti conosce.
Eclettica, frizzante e provocatoria.

Ti senti una ragazza sicura di sé e consapevole di ciò che è oggi?
Ovviamente vivo la mia vita fatta di alti e bassi come quella di tutti, ci sono momenti in cui penso di essere Beyoncè e momenti in cui sono convinta che tra un anno cambierò e farò qualcos’altro nella vita. Mi rendo conto, però, che alla fine mi piace quello che faccio, mi diverto a farlo e soprattutto vedo che alla gente piace e ricevo messaggi di stima che mi fanno stare bene.

Spesso, nelle interviste, si tende a mettere tanto in primo piano (giustamente) Ditonellapiaga. Invece Margherita che ragazza è? Qual è la sua routine?
Non credo di avere nulla di diverso rispetto alle altre persone, vivo la mia vita di 24enne a Roma. Ho degli amici, li vedo, ogni tanto vado a suonare con loro o vado in studio. È chiaro che ci sono dei momenti in cui mi chiudo e scrivo le mie cose e, come tutti, coltivo la mia piccola aiuola di passione.

Parliamo di musica adesso: qual è stato il momento esatto in cui ti sei detta “ok, voglio fare questo.” ?
Ci sono stati vari momenti, sicuramente quello in cui l’ho realizzato è stato quando ho scritto i brani di questo progetto, a partire dal primo singolo “Parli” (Avevo già scritto altre cose prima, ma erano meno belle, un po’ delle imitazioni di altre. Facevo molto soul.) Quando uno dei due produttori mi ha mandato il beat del brano, che era una cosa totalmente diversa dai brani che avevo fatto, è stata una sfida per me perché c’è molta batteria, poi, nella difficoltà ho trovato la strada. Ho detto “ok, adesso voglio fare questa cosa”, poi quando ho firmato il mio
primo contratto, mi sono resa conto che poteva diventare tutto un po’ più serio e ho deciso di mettere da parte il resto, cercando di fare questo nella vita.

Il tuo background (percorso artistico e ascolti), ce ne parli brevemente? Ho fatto gli scout da piccola, lì si cantava moltissimo, non solo canzoni di chiesa, ma anche canzoni appartenenti a culture e popoli da ogni parte del mondo. È stata una cosa che mi ha molto aperto la testa. Poi a scuola si facevano molte feste, jam session. È stato un percorso a riprese perché, finita la scuola (per i miei amici era scritto che sarei andata a studiare canto e invece no!), ho deciso di fare qualcosa di affine ma che potesse aprirmi tante strade simili, sviluppando in me anche un orizzonte performativo: l’accademia di teatro. Durante quel percorso ho smesso di cantare, ho fatto solo quello e ho deciso di non inseguire quella cosa lì. Invece, dopo tre anni, mi sono detta “ok, ho fatto questa esperienza, però il teatro non è quello che voglio fare nella vita” e sono tornata a cantare! Per quanto
riguarda gli ascolti, spazio molto e la musica che realizzo li rispecchia. Da piccolissima ho iniziato con le pop star come
Shakira, guardando MTV. Poi al liceo ho avuto il periodo rock, brit-pop ed ero una fan sfegatata degli Oasis (avevo tutti i loro poster in casa..). Ho iniziato, più avanti, a cantare brani soul come Marvin Gaye, poi più avanti Anderson Paak, H.E.R. . Un nome che mi piace adesso è Nathy Peluso, mi ci rivedo molto per la varietà delle cose che fa.

Dato per scontato che oggi avere un team di lavoro sia necessario, come hai conosciuto Benjamin e Alessandro? Che importanza hanno nel tuo percorso artistico?
Alessandro lo conoscevo, facevamo live insieme per Roma, avevamo un gruppo. Ha iniziato a studiare produzione e, per farlo, serviva qualche lezione di pianoforte, così ha incontrato Benjamin ed è stato strano che alla fine di ogni sua lezione, gli faceva sentire dei beat e lui improvvisava al piano: in questo modo è nato “Parli”. Io ci ho scritto sopra e ci siamo visti. Loro si sono conosciuti come duo anche grazie a me e a questo brano.

Ti abbiamo conosciuta con la cover dei Matia Bazar “Per un’ora d’amore” ed è pazzesco come il risultato finale sia unico e a tratti evocativo e dance. È l’unica cover che hai pubblicato, perché questa scelta?
In realtà è l’unica cover che ho pubblicato perché è l’unica a cui ho lavorato in maniera giusta e soprattutto aveva senso farla, perché sono molto fan dei remake, delle rivisitazioni di alcuni brani, magari più “vecchiotti” che, una generazione come la mia, potrebbe non conoscere o apprezzare. Poi credo sia divertente fare una cover non identica all’originale, cercando di renderla propria, attualizzandola, senza però snaturarla troppo.
In realtà è successo tutto in quarantena (la prima, la più dura di tutte): tenevo un programma su una web radio ogni sabato e praticamente avevo realizzato una puntata a tema “cover” e alla fine di ognuna interpretavo un brano già edito, così ho scelto di fare “Per un’ora d’amore”. E’ molto nostalgica e mi sono riconosciuta in tutte le parole che dice. L’ho ascoltata tra l’altro in riproduzione shuffle, su Spotify, e non appena l’ho ascoltata ho detto: “Questo pezzo è perfetto!” – così l’ho fatta.

Quanto peso dai al ruolo della voce all’interno dei tuoi pezzi, sia come strumento musicale che come elemento espressivo, teatrale, comunicativo? Beh, non dire tanto sarebbe come dire una bugia. Anche nei mix i miei produttori mi prendono in giro perchè voglio sentire tanto la voce, però è vero, in fondo noi cantanti siamo così, un po’ megalomani. Penso che la voce comunque sia centrale all’interno dei miei brani, quindi si deve sentire bene. Io mi diverto molto a giocare con cori, voci di sottofondo e ancora devo esplorare tantissimo. Ci sono diverse possibilità che non ho esplorato ma c’è tutto il tempo del mondo. In realtà per me che non sono una musicista, la voce è il mio unico strumento e tutte le declinazioni che può avere, le uso.

A proposito, giochi tanto con la tua voce, anche tu registri 90 tracce alla Billie Eilish?
Sì, ne registro tante, perchè comunque faccio tante doppie. Spesso i ritornelli sono a tre voci doppiate: la stessa take, la lead è doppiata tre volte e la mettiamo una mono, una a destra e una a sinistra (stereo). Questo capita soprattutto nei ritornelli, ad esempio in “Spreco di potenziale”, in quanto dà carica e avvolge chi ascolta. Le armonizzazioni che faccio sono doppie e a ottave, quindi si ha una sensazione di coro a tutti gli effetti.

Parliamo di “Morsi”, un EP che mette insieme elementi diversi tra loro. Si sente pop, rap, R&B, soul, jazz… Questo dimostra quanto tu sia versatile nei confronti della musica. Fai sembrare tutto così facile. Qualcuno ti ha definita “urban”, qualcun altro “indie”. A parer nostro sei tutto e il contrario di tutto, sei d’accordo?
Per me va benissimo, assolutamente. Qualcuno prima di me ha detto che le etichette si mettono ai vestiti ma di base penso che ormai in realtà i generi sono molto fusi tra loro, adesso tutti ascoltano tutto e secondo me all’interno di ogni brano di un artista si sentono tante influenze diverse. Sostanzialmente io credo di essere il risultato di questo.

Ci ha colpito tanto una tua frase in cui dici “Penso che sia più difficile scrivere quando c’è l’emotività di mezzo perché c’è sempre la paura di banalizzare”. Visto che sei molto eclettica, schizofrenica con testi per lo più freschi e ritmici, hai paura o trovi difficoltà nel mettere a nudo i tuoi sentimenti?
Io non credo, perché nell’EP, ad esempio, “Spreco di potenziale” non penso sia un brano poco intimo. In realtà anche “Altrove” lo trovo un brano molto intimo e intenso. Credo semplicemente che sia difficile per me, a livello comunicativo, nella traduzione delle emozioni, fare un lavoro soddisfacente, poiché effettivamente si ha sempre di fronte un ricordo, una cosa forte tua che comunque vuoi cristallizzare dignitosamente. Quando si parla di emozioni è sempre facile cadere nel “Ti amo, quanto sei bello”: è una cosa talmente inflazionata che poi è difficile che tu la renda originale. Alla fine, penso sia semplicemente una questione di sfumature, di chi riesca ad esprimerle meglio.

Tirando le somme, dopo aver ascoltato più volte l’EP, è evidente la padronanza ritmica e metrica che hai. Che flow, non annoi mai, è impossibile! Ci viene in mente il nome di un’artista urban pop che, come te, ama giocare con il flow, gli incastri e le parole: stiamo parlando di Mara Sattei. Cosa ne pensi di lei?
La ascolto, credo sia molto molto brava. Ad esempio “Altalene”, il singolo con Coez, è una hit incredibile, ha delle melodie fortissime e il connubio melodia e metrica è la chiave, secondo me. Non dobbiamo dimenticare che lavora con quell’altro genio indiscusso del fratello, ThaSupreme. Ha preso molto del suo linguaggio e non so se siano nati così perché sono fratelli, ma ce l’hanno proprio nel sangue questa cosa ed è davvero unica secondo me. Scrive molto per immagini e a me piace tantissimo.

Progetti futuri?
Come prima cosa penso che in autunno uscirà il disco; in
secondo luogo credo di fare alcune date questa estate e sicuramente l’anno prossimo qualche live più serio. Sicuramente tra poco, tra giugno e inizio luglio, ci saranno due date, una a Roma e una a Milano.

In conclusione, siamo contenti di aver fatto quattro chiacchiere con una ragazza come te che, in primis, ama l’arte a 360 gradi, una ragazza che prende a “morsi la musica”, che mette il dito nella piaga dove serve, che fa come cavolo le pare, fregandosene delle classifiche, delle playlist, del mercato e di ciò che va in tendenza.

L’ARTISTA

Margherita Carducci, in arte Ditonellapiaga, classe 1997, romana. Grazie all’incontro con il duo di producer romani
bbrod, nel 2019, mette a fuoco il suo straordinario eclettismo e la sua incredibile versatilità, sia come autrice che
come cantante, e oggi spazia con naturalezza da sonorità elettroniche più crude e acide a quelle più morbide e armoniche di un pop dal respiro internazionale.
Nel settembre 2019 pubblica il suo primo singolo Parli. Ottobre 2020 segna l’esordio con Dischi Belli/BMG Italy
con Per un’ora d’amore, cover dell’iconico brano dei Matia Bazar suonata sotto le luci strobo di un club. A dicembre è
uscito il suo terzo singolo, Morphina, che affronta il tema del piacere in modo esplicito ma con stile, eleganza e soprattutto ritmo travolgente.
Il 2021 sarà l’anno del suo primo album.

Spreco di Potenziale – Testo

Giuro ci provo ma se continuo a perdermi
È perché già so che poi
Più ci riprovo più te
Mi spacchi il cuore come puoi
Ma sento che le nostre ansie andrebbero d’accordo
Se fossi solo un po’ più elastica e tu meno stronzo
E te lo griderei al telefono ma taglieresti corto e
Ogni tanto penso che
Vorrei affogarti nelle mie lacrime
Se solo s’inclinasse il mondo
Sarebbe più facile, è difficile
Guardarti toccare il fondo e non cadere giù
E rimanere su
Siamo uno spreco di potenziale
Tu mi dici che hai bisogno di due settimane
Io che per vederti ho preso il quarto regionale (uo oh oh – uo oh oh)
Siamo uno spreco di potenziale
Tu mi dici che hai bisogno di ordine mentale
Io che avrei solo bisogno di lasciarti andare
(uo oh oh –uo oh oh wow)
Wow, questa camicia verde ti sta proprio bene
Matcha alla perfezione col colore delle vene
Che mi fai scoppiare
E tengo a freno i nervi ma mi esplode il cuore
E adesso vorrei affogarmici in questo calice
Se solo s’inclinasse il mondo
Sarebbe più facile, è difficile
Abbandonarsi sul fondo e rimanere giù
Non risalire più
Siamo uno spreco di potenziale
Tu mi dici che hai bisogno di due settimane§
Io che per vederti ho preso il quarto regionale (uo oh oh – uo oh oh)
Siamo uno spreco di potenziale
Tu mi dici che hai bisogno di ordine mentale
Io che avrei solo bisogno di lasciarti andare
(uo oh oh –uo oh oh wow)
E forse avrei solo bisogno di lasciarti andare

SOTTOBANQUO a cura di Emanuele Senia

Parlando, Margherita, ci ha confessato la reale origine, natura e
radici di “Morsi” e la storia dietro a “Spreco di potenziale”, brano
preferito di Banquo Magazine, riportando qui di seguito
le sue stesse parole:

Il dietro le quinte di “Morsi”
Vi posso raccontare perché esiste questo EP. In realtà non doveva esistere, in quanto ho pronto un disco ma è difficile subito veicolarlo. Di base l’EP è stata una scelta, un’insieme di vari brani raccolti senza un filo logico. La cosa che vi posso dire è che fra questi brani, ad esempio, “Altrove”, l’avevo pensato come il primo di un EP, una trilogia, che avrebbe contenuto “Altrove”, un brano che prima o poi uscirà, e infine un altro che uscirà nel disco (bello coatto). L’idea è interessante, ma anche molto costosa. Se si vogliono fare tre video è una questione un po’ concettuale,
complicata da gestire, tanto che sono contenta per certi versi di non averla fatta, perché ero troppo immatura per poterci andare dietro: era più un’ambizione che una reale possibilità. Infatti, ad oggi, sono contenta di aver realizzato alla fine un EP un po’ meno ambizioso, sarebbe stato un po’ presto per una cosa del genere, sicuramente più grande di me. Il coraggio di saper fare un passo indietro in “Spreco di potenziale”
“Spreco di potenziale” è nato da una situazione in cui conosci qualcuno, hai interesse e poi piano piano ti rendi conto che avete caratteri troppo diversi per stare insieme, nonostante insieme potenzialmente fareste fuoco e fiamme, fuochi d’artificio, perchè state bene. Ci sono poi delle cose fondamentali, appartenenti proprio alle fondamenta del carattere di ognuno dei due, che sono completamente gli opposti e alla fine rendono impossibile qualsiasi tipo di contesto,
relazione, poiché per quanto poi uno possa avere passione, a volte ci sono cose che non si vedono mai allo stesso modo e bisogna avere la forza e il coraggio di fare un passo indietro e capire che forse certe persone non saranno mai fatte l’una per l’altra.
“Spreco di potenziale” è fra i miei pezzi più riusciti, paradossalmente quello con la produzione più semplice. È l’unico brano dove ho scritto strofa e ritornello ad agosto, poi ci siamo visti con i produttori a settembre, sono stati da me al mare una settimana. Abbiamo chiuso alcuni brani, produzioni, in più questo pezzo che abbiamo iniziato da zero.
Con il fatto di stare in una casa e avere tutto il tempo possibile a disposizione abbiamo avuto il nostro bioritmo automatico ed è stato tutto sicuramente più semplice, divertente e produttivo.

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