VV: “Verso” l’audacia di mettersi a nudo

Intervista con la giovanissima cantautrice
Viviana Colombo, in occasione dell’uscita
del suo nuovo EP “Verso”

Testo Emanuele e Giuseppe Senia

VV, all’anagrafe Viviana Colombo, è una giovanissima artista milanese, che appena affacciatasi sulla scena musicale italiana, è riuscita a spiccare e a farsi notare per la sua scrittura intima e brillante.
Tutto è nato tra le quattro mura protettive della sua cameretta, dove il suo estro creativo ha avuto ben presto modo di trovare forma e spazio, valicando quella stanza.
La neopsichedelia e il dream pop si fondono in brani dolcissimi e stralunati allo stesso tempo. Il 14 maggio scorso è uscito il suo nuovo EP, “Verso”, contenente sei tracce inedite, di cui ognuna è un viaggio nel suo mondo, “quello di una ragazza cresciuta secondo regole che ormai le stanno strette, pronta a seguire le sue.”
VV, infatti, è una ragazza determinata a perseguire i suoi obiettivi, che crede fortemente nell’essenzialità del coraggio per dare voce liberamente alla sua musica. Non ha paura di mettersi a nudo e di essere pienamente se stessa, completamente vera.
Così com’è vera e autentica la sua arte, le sue melodie, note e parole. Prima di pubblicare il suo primo singolo ufficiale, rilascia 7 brani, scritti e prodotti da lei stessa nell’intimità della sua camera, un posto sicuro e rassicurante, capace di rendere i suoi pezzi dolcissimi e stralunati allo stesso tempo.
VV è una cantautrice e producer milanese. Il suo pop stralunato, intimo e dolcissimo mantiene una peculiare atmosfera
notturna, quasi crepuscolare. Registra, arrangia e produce a casa sua con pc e scheda audio, mantenendo intatta la sua autenticità.

Partiamo dal tuo EP “Verso”, uscito il 14 Maggio per Maciste Dischi e distribuito da Sony Music. Prima di parlarne, volevamo chiederti il perché del titolo? (Generalmente al nome di un disco si affianca una title track. In questo caso non è così) In realtà è nato dal nome di una traccia, poi però non l’ho in serita. Mi ispirava moltissimo la parola in sé “verso”, infatti nel brano l’avevo utilizzata un po’ nel modo in cui poi sta a significare anche nell’EP. Ha varie accezioni: andare verso, versare, il verso di una canzone. Il verso è anche la smorfia del viso che poi ho messo in copertina con quella foto dove sono appiccicata a un plexiglass. Quella parola mi attirava anche perché “verso” significa che c’è sia una parte che un’altra, ci sono due forze opposte, che è un po’ quello che volevo trasmettere: cioè io sto dietro questo vetro, che è un po’ la realtà, me la prendo in faccia ed è ciò che succede anche nelle mie canzoni. Rappresentava bene il concetto del: “dove stai, da questa parte o al di là del vetro?”. Tra l’altro ho delle foto imbarazzantissime dello shooting, perché prima di scegliere l’attuale copertina dell’EP, le altre.. lasciamo stare! Non mi piacciono tutte quelle cose confezionate,
curate bene, dove devi diventare per forza un’icona di perfezione: la vita non lo è, le canzoni nemmeno, quindi mi piaceva buttare un po’ lì questa cosa.

“Verso” abbraccia esperienze di vita vissuta, quotidiana, semplice ma allo stesso tempo evocative e rappresentative nella vita di ognuno. E’ chiaro che sei una ragazza più “concreta” a livello tematico e meno sognatrice. C’è un motivo?
Cerco un po’ di tirare fuori dalle cose un senso più profondo, analizzarle e trarne insegnamento. Boh, forse il fatto che io sia così concreta arriva da qua, dal mio voler approfondire, cercare qualcosa di più, non mi basta mai quello che ho, voglio sempre trovare di più. Per me è un po’ mistica come cosa. E’ una ricerca la musica, non la vivo solo come “fare musica”, ma anche come ricerca su me stessa e sul senso delle cose.

Una tra le prime cose che ha catturato la nostra attenzione è il sound insieme alla cantabilità dei pezzi. Sappiamo che i tuoi primi 7 brani pubblicati sono stati prodotti interamente da te in cameretta e si sente tutto il tuo mondo racchiuso lì, sonorità molto eteree, dreamy senza mai far mancare un tocco di sperimentazione che esce in alcuni brani. Come nasce una canzone di VV ? Da cosa trai ispirazione? E’ un po’ cambiato nel tempo il mio modo di scrivere, ad esempio “Moschino” si chiama così proprio perché mentre scrivevo mi è passato un moschino che mi disturbava e distraeva, allora ho detto: “ammazzo un moschino!”. Poi, la cosa mi ha colpito perché era proprio un flash fotografico di ciò che avevo attorno, un flusso che magari mi attirava all’inizio, soprattutto delle parole, tanto che ero affascinata più da queste, che da ciò che volevo raccontare di me. Con “Verso”, invece, mi sono aperta di più, ho voluto raccontare chi sono e quali sono state le mie esperienze. E’ stato difficile, perché aprirsi vuol dire mettersi a nudo e lasciare un po’ l’estetica e il fascino per i suoni, andando di più all’essenza. In questo EP è più importante il messaggio, la canzone, che non il discorso di sperimentazione. L’ho fatto
per tanto tempo e sono arrivata a “Verso” riuscendo a trovare una quadra che avevo voglia di raccontare. In “Collirio” parlo di una mia storia che è stata difficile chiudere, molto intensa, dove sono stata innamoratissima. E’ finita già da un bel po’, però in realtà sono riuscita a parlarne solo quando sono stata pronta a toccare quel dolore lì, in quanto si sta male in quel momento.
Invece in “Oh No!” è stato uno slancio totalmente opposto, dove mando a quel paese tutti quelli che mi stanno antipatici e dico: “Adesso penso a me stessa!”, perciò è stato liberatorio. Però sì, si entra in contatto col proprio Io, che è anche difficile oggi, perché si sta continuamente a guardare i social, quello che fanno gli altri, essendo sempre bombardati da pubblicità, immagini, essendo pronti ad esserci sempre, per tutti. Quindi, secondo me è una cosa davvero preziosa il potersi fermare e dire: “Adesso guardo dentro di me!”, infatti cerco proprio la trasparenza e la verità nelle canzoni, perché sicuramente è più difficile farlo nella vita quotidiana.

“Verso” conta la produzione di Giordano (Colombo) e Federico Nardelli, sicuramente fra i produttori più meritevoli e in vista del panorama musicale attuale. Com’è lavorare con loro e soprattutto com’è lavorare con tuo fratello? Litigate oppure tutto rose e fiori?
Come potete ben immaginare con mio fratello c’è sempre stato un rapporto totalmente alla pari, quindi quando ci si dicono delle cose si ha meno tatto e, a volte, scattano delle scintille.
Devo dire però che, in tutto questo, funziona bene il trio perché Federico, assolutamente esterno a questa cosa, è come un po’ il mediatore e si è creata una sinergia molto bella: tra l’altro, con lui, ho anche scritto alcuni brani. Diciamo che è l’unica persona con la quale sono riuscita a creare momenti così particolari, perché ha una sensibilità veramente rara ed è capace di entrare quando serve e di lasciare totale libertà. Mi piace tanto il fatto che quello che io ho in mente, a livello sonoro, viene fuori dieci volte più bello, più giusto.

Sappiamo che hai avuto modo di vivere l’esperienza di un talent sia come partecipante che come autrice, mondi totalmente distanti. Ad oggi, che visione hai delle due cose?
Oggi tutto è cambiato tanto. Partecipare al giorno d’oggi a talent aperti a canzoni inedite è un’esperienza diversa da quella che era prima, sicuramente limitante con le sole cover. Invece adesso, forse, si inizia a rispettare un po’ di più la personalità di un artista che prova a parteciparvi. Io tra le due cose sicuramente preferisco fare l’autrice, nel senso che è un tipo di palcoscenico dove conta tanto la gara e, secondo me, si perde il senso di ascoltare una canzone, di godersi il messaggio e la musica.
Diciamo che non amo fare il tifo nella vita, per la squadra A o B, cioè questa cosa di mettersi l’uno contro l’altro non mi è mai piaciuta e credo che non sia poi il senso della musica. Forse l’unico meccanismo che non mi piace ancora oggi è questo, ecco perché preferisco fare l’autrice, ruolo nel quale aiuto a tirare fuori, a “partorire” la canzone.

Il fil rouge di questo secondo numero di Banquo Magazine è il tema del “coraggio”. Quanto pensi sia stato e sia importante nella tua carriera artistica avere il coraggio di superare i propri limiti, di mettersi a nudo ed esprimere ciò che si pensa, di rischiare, di sbagliare, di non mollare?
Lo è tanto. Probabilmente è l’ingrediente essenziale per fare musica: se non hai quel coraggio lì, rimani schiacciato in dinamiche che non ti appartengono. Avere il coraggio di mettersi a nudo per me è stato fondamentale, perché altrimenti avrei scritto canzoni impacchettate bene, ma che parlavano poco di me o che magari erano meno emozionanti perché meno vere. Il coraggio di essere veri è fondamentale nel mio percorso.

Ad oggi, cosa ne pensi della scena musicale italiana? C’è ancora spazio per dire ciò che si vuole senza imposizione da parte di terzi?
Inizio ad avere un’idea un po’ più realistica rispetto a qualche tempo fa. La “scena” in realtà è un mercato e, come tutti i mercati, è regolata da leggi che non sono quelle della musica. Penso che al momento c’è tanta roba bella, nonostante sia difficile essere ascoltati, per lo stesso motivo che vi dicevo nelle prime domande. Penso ci sia un po’ di bulimia anche nell’ascolto, perché il modo con cui riusciamo facilmente a trovare cose nuove è cambiato. Bisogna sempre non perdere la capacità critica. Io sono comunque molto positiva ed è stupendo, da qui, riuscire a trovare artisti di altri paesi.

Progetti futuri?
Sicuramente fare un po’ di live, soprattutto adesso che finalmente si comincia a vedere la luce in fondo a questo tunnel. Ho già ricominciato a scrivere e sento di avere ancora un po’ di cose da tirar fuori.

Cerco un po’ di tirare
fuori dalle cose un
senso più profondo,
analizzarle e trarne
insegnamento.

L’ARTISTA

VV è una cantautrice e producer milanese. Il suo pop stralunato, intimo e dolcissimo mantiene una peculiare atmosfera notturna, quasi crepuscolare. Registra, arrangia e produce a casa sua con pc e scheda audio, mantenendo intatta la sua autenticità. Il 27 novembre 2019 esce per Maciste Dischi “Moschino_01” il primo brano, registrato e pubblicato senza postproduzioni esterne, così come tutte le successive uscite 6 uscite, pubblicate tra novembre e marzo: “‘Notte_02”, “Canzone Felice_03”, “Di Letto Di_04”, “Ta-Dah!_05”, “Dolcetto_06” e “La Distanza_07”. L’amore per il vero non risparmia i videoclip di “Moschino_01” e “Canzone Felice_03”, che vengono girati dalla stessa VV per raccontare il suo personale punto di vista su Milano, fatto di viaggi notturni in tram e stravaganti serate in balera. Venerdì 14 maggio è uscito “VƎRSO” (Maciste Dischi/Pulp Music/Sony Music Italy – Epic Records Italy), il primo EP di VV.

Questa la tracklist:
1 – Oh No!
2 – Paranoie feat. Memento
3 – Pizzaboy
4 – Collirio
5 – Il Giusto
6 – Non ti vedo più

SOTTOBANQUO a cura di Giuseppe Senia

Durante la piacevole chiacchierata con VV, sono uscite fuori
alcune chicche che non abbiamo fatto a meno di ricordare:

“Oh, no!” e la sua singolare sperimentazione Su “Oh No!” ho sperimentato molto sulle linee melodiche e l’ho scritto in maniera diversa rispetto agli altri brani: c’ho messo un po’ di più perché, mentre il ritornello, BAM, l’ho fatto subito, soprattutto nelle strofe avevo voglia di esplorare qualcosa di diverso e ne ho fatte tante di prove. Ad un certo punto ho acceso l’autotune, mai usato prima, e mi sono messa a fare cose random: è stato il primo brano dove ho usato questo modo diverso di scrivere. Quando passato e presente si scontrano in una lotta interiore. La storia dietro “Non ti vedo più”
Ero proprio in uno stato brutto, sentivo
che avevo questa spinta forte dentro di
me, di sapere che ero cresciuta, ma in
fondo non lo volevo accettare e avevo
bisogno come di parlare, di non lasciare
scappare quella mia parte di più piccola,
che è stata. E’ un dialogo con la me del
passato, che va a toccare cose molto
profonde, quindi forse è stato il brano più
difficile da scrivere, ma anche quello a cui
sono più affezionata

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