A tu per tu con Sara Franceschini

In previsione del debutto live di Musiche del ritorno di questa sera all’Auditorium Parco della Musica, abbiamo dialogato con Sara Franceschini, artista romana e interprete con alle spalle un lungo percorso di formazione: dal Conservatorio di Napoli a quello di Roma, fino al diploma all’Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini. Musiche del ritorno è un concept album che racconta un ricongiungimento a se stessi attraverso la nostalgia.

Si legge nella sinossi dell’album:

“Per tornare bisogna partire. Bisogna salpare, naufragare, sprofondare. Bisogna provare a guardarsi
da lontano.
Per tornare bisogna stare distanti da qualcosa, affrontare le turbolenze, attraversare la nostalgia, che
è il dolore del ritorno.
Parte tutto dalle stelle. De-sidera. Dalla bussola, che è molto più in basso della testa. È l’istinto, è il
desiderio. Una costellazione nello stomaco.
Alla bocca dello stomaco è collegato il cuore, la sede dei ricordi, il baule dei nodi, che sono i legami
e sono anche la velocità con cui si naviga verso la propria profondità, che non è barattabile. Sono
l’ultimo regalo della nostalgia, che trasforma le assenze in nodi e causa uno strappo da vivere fino in
fondo per contattare delle parti di sé. Il dolore del ritorno. Provare la profondità permette di
riconoscersi e di regalarsi la sua dote migliore, la chiarezza. Solo riconoscendo un vuoto si attraversano la nostalgia e i suoi tre doni: profondità, chiarezza e ritorno. Solo ammettendo e celebrando un’assenza, questa può rinascere sotto altre forme, può ripassare dal cuore.
Per tornare bisogna avere la capacità, l’occasione e la determinazione di autorizzarsi a consumare
un rito, che è più forte di qualsiasi paura.
Le musiche del ritorno raccontano un ricongiungimento a se stessi, alla radice più profonda di se
stessi. Una radice lontanissima, che è come un paesaggio che vive e ha senso, e rimane lì. È un
potenziale enorme, una possibilità verticale.
Per tornare bisogna accettare di vivere il contrasto tra gravità e leggerezza. Togliere i pesi, levare le
ancore, accogliere la propria complessità.
Nel ritorno a se stessi, della nostalgia non è importante solo l’origine, ma anche il modo di
attraversarla. Musiche del ritorno la attraversa cantando in prima persona, in una navigazione fisica
e interiore”.

1- Ciao Sara, come stai? È un piacere poter far quattro chiacchiere con te in previsione del concerto del tuo nuovo e primo album MUSICHE DEL RITORNO per Wow Record/Ird il 7 ottobre all’Auditorium Parco della Musica. Come stai vivendo quest’attesa che è l’ufficializzare un percorso? Insomma, il primo album non si scorda mai!

C’è sicuramente tanta emozione. Un concerto a casa ha sempre un sapore particolare, suonare in Auditorium, poi, è un enorme valore aggiunto per me. Trascorro queste ore cercando tutta la concentrazione necessaria, ma anche ricevendo l’affetto e il supporto di tutte le persone che mi hanno accompagnata in questo progetto fin dalla sua uscita. È il frutto di tre anni di ricerca personale e musicale e sono felice di portare il mio racconto su un palco così importante.    

2- Iniziamo ripercorrendo i tuoi primi passi nella musica e nell’approccio con essa. Quand’eri piccola cosa saresti voluta diventare? Ti immaginavi di essere nel mondo della musica?

Premetto che la musica non è solo un sogno nel cassetto, è un lavoro. Sicuramente quando si è piccoli i sogni dominano i nostri pensieri, ma immaginare e agire perché la musica diventasse la mia quotidianità è una consapevolezza importante, e penso sia l’obiettivo di chiunque abbia velleità in questo mondo. 

3- Ciò che mi interesserebbe affrontare con te non è tanto l’album di per sé quanto il processo creativo che prende vita dietro i tuoi testi.

Essendo un’interprete, cerco nei testi ciò che mi somiglia e che mi avvicina ai mondi musicali che sento più vicini al mio repertorio e alla mia voce. Nell’album ho avuto la fortuna di avere due canzoni originali scritte per me e per il mio racconto. Avere niente o avere te, scritta da Pino Marino, e La tempesta è un piatto che va servito freddo, scritta da Andrea Caligiuri. Nel disco, poi, ci sono anche tre intermezzi scritti da me, De-sidera (bussola), E-leva (àncora) A-ccorda (nodi), che fanno da raccordo tematico tra le canzoni.  

4- La tua musica da dove nasce? Quali sono gli artisti e le culture che hanno influenzato la tua formazione? E se avessi la possibilità di fare un duetto con un artista (sia di quelli in vita che non) con chi vorresti farlo e perché?

La mia musica nasce da quello che ho necessità e voglia di raccontare. Rimango sempre colpita dalle canzoni che traducono un immaginario in cui potersi riconoscere. A livello musicale, i miei riferimenti sono sicuramente le grandi interpreti della canzone italiana, ma sono affascinata anche dalla ricerca dialettale e linguistica e dalla libertà cantata dalla musica brasiliana. Il fulcro narrativo dell’album è nato proprio da un verso di Caetano Veloso, che ancor prima è un verso di Pessoa, navegar è preciso. Il repertorio che ho raccolto nel disco e che porterò sul palco è una fotografia di quello che è stato il mio percorso biografico e musicale. Rappresenta quello che sono oggi. 
In futuro, poi, mai mettere limiti alla provvidenza! (sorride

5- Questo album dal titolo MUSICHE DI RITORNO cosa vuole raccontare? A chi è indirizzato? E specialmente con quale criterio hai selezionato i brani?

L’album ruota attorno al tema della nostalgia. È un concept di natura teatrale che racconta questo sentimento nelle sue diverse facce. Racconta un ritorno a se stessi attraverso la nostalgia, una navigazione fisica e interiore. È indirizzato a chiunque voglia ascoltarlo, e mi piace pensare che tutti possano riconoscersi, a loro modo, in un tema così profondo per me. Ci sono canzoni che provengono da mondi musicali e linguistici diversi, dalla canzone d’autore italiana alla macchietta napoletana e ai grandi nomi della musica brasiliana, ma c’è anche La rappresentante di lista che è un riferimento eccezionale della musica pop. Ciò che mi ha portato a scegliere i brani è stato proprio il tema. Ho costruito il disco immaginandolo come racconto, e in questo racconto le canzoni si sono incastonate e rappresentano i vari momenti di questo viaggio.   

6- Come gestisci l’ansia da prestazione prima di salire sul palco? Hai dei riti particolari?

Semplicemente non la gestisco! (ride)

Il nostro pensiero oggi va a lei, augurandole un grosso in bocca al lupo e urliamo, mani al cielo, MERDA MERDA MERDA!

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