Lupo e Giovannelly sono un giovane sodalizio romano composto da Lupo De Matteo (Lupo) e Alessandro Giovannelli (Giovannelly) che si muovono da alcuni anni nella scena musicale indipendente italiana: hanno di recente pubblicato il loro primo ep intitolato Scarabocchi, un lavoro che parla alla Gen Z con lo spirito (e la voce) di chi, quella generazione, la vive.
Mi sento sempre un po’ distante dalle nuove generazioni e spesso anche dalla loro produzione musicale, ma non è questo il caso. La musica di Lupo e Giovannelly mi ha letteralmente rapita dal primo ascolto (nel dettaglio dalla prima traccia) grazie ai loro ritmi movimentati ed energici: si collocano perfettamente nella categoria pop-rock, in cui fanno incursione degli elementi elettronici. Quello che mi ha attratto da subito del duo è il loro nome d’arte: nella mia immaginazione, nascondeva qualcosa di fiabesco che richiamava tutte quelle favole che ci leggevano dai piccoli e dove le coppie mettevano sempre in atto dei piani spregiudicati e diabolici per raggiungere i propri obiettivi. Un proverbio inglese dice «great minds think alike» e nel caso del duo romano non posso essere più d’accordo: il loro saper essere accattivanti, trascina con facilità nel loro universo musicale.

L’ep ha un titolo esemplare, semplice ma nello stesso tempo d’effetto, che riassume anche l’idea stessa racchiusa dietro i suoi brani. “Scarabocchi” ovvero segni sparsi scritti di getto, istintivamente; disegni che rappresentano un momento, una sensazione, un’emozione e che per questo, tendono ad essere molto personali. Si legge a tal proposito sul comunicato stampa che «il titolo, “Scarabocchi”, evoca l’idea di segni spontanei e imperfetti, proprio come le storie e i percorsi che ogni traccia esplora. […] Ogni traccia è un frammento che invita ad osservare il mondo da nuove prospettive, dando spazio sia alla fragilità che alla resistenza.»

Autore e cantante l’uno, musicista e produttore l’altro, Lupo e Giovannelly racchiudono nel loro duo serietà e ironia, cantandola con una chiave pop-rock ed una discreta leggerezza che, nello stesso tempo, riesce ad arrivare con maggiore efficacia. In Scarabocchi infatti, si susseguono tracce che parlano dei sentimenti delle nuove generazioni, messe a confronto con paure, disillusioni ed amori finiti.
Iconica già la prima traccia dall’esplicativo titolo BLOCCAMI! in cui si esplorano i meccanismi tossici di una relazione. La melodia trascinante (nel suo intro sembra citare Never Been in Love dei Cobra Starship ft. Icona Pop) esplode in un ritornello che racchiude una vera e propria richiesta di indipendenza. L’allontanamento è affrontato anche nella traccia successiva Dove(?) in cui si esplora il sentimento della solitudine, interrogandosi sul sentimento stesso e non sulla nostalgia ad essa correlata. A tal proposito è esemplare l’ultima frase del brano in cui cantano «i tuoi occhi mi dicono vattene eppure mi piace», che sembra sottolineare il benessere insito nella stessa solitudine, pur di non rimanere in una storia che incastra.
In Scarabocchi si susseguono diversi temi, trattati con semplicità e una discreta dose di leggerezza: la penna di Lupo non si perde in artifici linguistici ma arriva diretto ai concetti, con poche metafore e senza giri di parole. Ben evidente questo nella traccia Alibi che, come suggerisce lo stesso titolo, descrive la fuga dalle proprie responsabilità riassunta sagacemente nella frase «mi lasci solo un treno mentre deraglia». Una canzone che diventa un inno di resistenza, una ferma presa di posizione e trasmette un sentimento di delusione. Merita una riflessione anche Buio, il brano più emozionante ed intimo dell’album che, come suggerisce il titolo stesso, scava in un momento difficile e di incertezza: una melodia molto semplice e delicata accompagna una profonda riflessione sul sentirsi fuori posto e sull’incertezza, momenti in cui «vacillo nel buio / Seguendo le orme con passo impacciato / […] Pensavo soltanto e pensare fa schifo». NSMC (Non siamo mica computer) e Educato chiudono l’album con la loro verve: se il primo brano affronta il tema dell’omologazione e la disumanizzazione causata dall’incedere della tecnologia («Siamo soli pure se dal vivo»); il secondo travolge con la sua energia – accentuata anche dalle ripetizioni – e l’ironia che esplora il rapporto tra il concetto di identità e le nuove generazioni, destinate a vivere in un mondo allo sfascio lasciatogli in eredità.
Il disco sembra racchiudere un po’ di citazioni – ad esempio il sound di Alibi somiglia a Insuperabile di Rkomi o il titolo NSMC sembra un nitido riferimento a NMRPL di Gazzelle – ma non per questo si può dire che Scarabocchi sia un brutto album ma esattamente il contrario. Lupo e Giovannelly offrono il loro manifesto musicale della nuova generazione pop-rock che affonda le sue radici nei primi anni del duemila (con le boyband che impazzavano sui canali musicali tv e le camerette delle ragazzine si inondavano di poster). Un bel primo album, senza pretese e sincero, che si lascia ascoltare con piacere: un duo da tenere d’occhio nell’underground emergente italiano!
