Ed eccoci qui nel 2025.
Un nuovo anno con le sue famose 365 pagine bianche (allo stato attuale qualcuna in meno, considerato che siamo quasi alla metà di gennaio!) da scrivere ci sta attendendo… sicuramente con tanta nuova musica! Nel frattempo però, trovo sia giusto parlarvi di un interessante progetto musicale che ha rilasciato lo scorso dicembre un nuovo lavoro.
Nei miei ascolti di queste settimane ci sono i Lapolveriera, un gruppo nato a Verona nel 2019 composto da Giovanni Maragnoli (chitarra, tastiere, voce), Giovanni Magagna (chitarra solista, cori), Michele Fontana (basso) e Riccardo Masenelli (batteria), il cui ultimo EP si intitola Un posto in cui tornare (Blackcandy Produzioni).

La voce rilassata e limpida del cantante, le melodie accoglienti e luminose della band, trasformano il disco in un viaggio – come il titolo stesso suggerisce – verso un luogo accogliente che sa di casa. Attraverso le parole dei testi, si delinea il tema principale dell’album ovvero l’appartenenza (ad un luogo, una persona, una situazione). Riprendendo infatti le parole del comunicato stampa, si legge che «“Un posto in cui tornare” è un ep che parla a chiunque senta di appartenere a qualcosa. Che si tratti di una relazione, dei ricordi dolceamari di amicizie passate o della speranza che ci spinge a inseguire una terra promessa, questo lavoro esplora il bisogno universale di un rifugio, di un porto sicuro. Perché tutti, in fondo, abbiamo un posto in cui tornare.»
Un tema chiave che compare già nella prima traccia dell’album Caro amico mio (il ritornello dà il titolo all’album) in cui l’appartenenza si fonde ad un briciolo di spaesamento. La perdita di un amico caro causa la perdita del baricentro, portando ad un conseguente spaesamento che, come cantano nello stesso ritornello, induce a chiedersi «se qui piove, dammi un posto in cui tornare». Il sentimento di “casa” è più che mai presente in questa canzone in cui i ricordi si fondono con una realtà che non esiste più, intrecciandosi in luoghi e situazioni passate: ogni parola è l’eco di un trascorso felice, vissuto con una persona che ha segnato un percorso importante e che non sarà più al proprio fianco a condividere passi futuri. Quando viene meno una persona che associavamo ad un posto sicuro – una “casa” appunto – in che luogo sentiamo di dover tornare? Forse proprio nella nostra mente, scavando all’interno dei ricordi più belli e felici: «Ma più di tutto resta la consapevolezza che, qualunque sia la tempesta in cui ci troviamo, in chi ci sta a fianco c’è ancora un posto in cui tornare.» (comunicato stampa) Un discorso questo che ha anche degli echi in La guerra è finita? In cui si racconta della fatidica “luce infondo al tunnel”: una dedica a chi ha un sogno e trova tutti i mezzi possibili per raggiungerlo.
In brani invece come Sibilla o Cartolina si esplora l’appartenenza a se stessi, attraverso l’analisi del tema della propria identità e benessere. Già in Cartolina infatti, si racconta la fine di una storia d’amore in cui emerge la consapevolezza di aver dato tutto in quella storia e che non si ha altro da offrire («ma non lo vedi che qui / finiamo sotto terra?»): non è un brano carico di rabbia bensì sereno e rilassato, in cui complice è la consapevolezza dei due protagonisti, di essere arrivati al capolinea di quel percorso («Rimaniamo a guardarci con le mani in tasca / Come fosse un regalo l’indifferenza»). Un sentimento d’amore completamente contrapposto a quello cantato e descritto in La prima volta che ho odiato in cui un amore che termina, come suggerisce il titolo stesso, assume contorni sempre più aspri e crudi fino a sfociare nell’odio per l’altra persona.

Sibilla infine, per la limpidezza delle sue parole, è uno tra i brani più belli dell’album. Cantata insieme alla band dei Meganoidi, la canzone descrive la presa di coscienza della propria bellezza ed unicità racchiusa in un corpo disprezzato ed allontanato da tutti. La band descrive così il brano: «affronta la tematica della salute mentale. La storia è vista con gli occhi di una ragazza che vive l’emarginazione, i pregiudizi e la solitudine che derivano dalla sua condizione. Sibilla è anche una canzone di rivincita: di fronte ad una società che disprezza ed esclude, Sibilla si toglie ogni maschera e decide di andarsi bene così com’è, senza i compromessi imposti da chi la circonda». Una canzone di bellezza, di riscatto, di forza personale perché «Sibilla stasera si sente più bella / anche senza maschera»: così come le veggenti greco-romane, anche la Sibilla de Lapolveriera vede il futuro negli occhi degli altri scorgendo la propria sofferenza. Vittima di uno stesso copione che si ripete, non pensa che le cose possano andare per il verso giusto anche per lei («in testa una guerra e il cuore sogna»), ritrovandosi sempre sola, dal lato della paura e dell’indifferenza trovando però proprio in questo la forza per rendere speciale la propria unicità.
All’interno di Un posto in cui tornare quindi, giacciono storie che sembrano carpite dalla strada ascoltando le conversazioni delle persone che, nel loro eterno peregrinare, sono alla costante ricerca di un rifugio in cui sentirsi al sicuro. Motivo per il quale questo ep de Lapolveriera è come se fungesse da “tetto” per tutte queste esistenze alla ricerca del loro “luogo in cui tornare”, un album in cui ci si sente quasi protetti e al sicuro.
