di Emiliano Metalli
Dopo un lungo viaggio, iniziato nel 2004 con “Emanuel Carnevali va in America” come traccia del “disco bianco”, autoprodotto da Acustimantico, proseguito poi con il progetto teatrale del 2008, infine EM, ovvero Emanuel Carnevali va in America approda – è il caso di dirlo per il tema e per il palco che ricorda proprio una nave – nei Giardini della Filarmonica, all’interno di una rassegna dedicata allo scambio culturale fra i popoli.
Emblematica, è il caso di dirlo, la biografia di questo intellettuale sui generis che, partendo dall’Italia, anzi quasi fuggendo da una famiglia disastrosamente infelice, approda in America e cerca di sopravvivere alla meglio, inserendosi fra le maglie di una società – letteraria e non – che lo guarda con sospetto, lo schiva, lo tiene ai margini.

Scrive in una lingua non sua e viene considerato quasi un innovatore, per la sua semplicità comunicativa, per l’efficacia folle dei suoi testi. Vive, o meglio sopravvive, ai margini di un tessuto sociale che apparentemente offre infinite opportunità, ma che di fatto tende a normare chiunque. Eppure Emanuel non si abbandona alla norma, la travalica, la avvilisce e preferisce la povertà libera al compromesso, quasi sempre, come risulta chiaro nella sezione “Le Carnevalate”. Questo atteggiamento gli costerà caro.
Ne viene fuori un personaggio che sembra assumere su di sé molte caratteristiche dei figuri di Genet, ancora lungi da venire. Ma più ancora uno che incarna la speranza di un riscatto sempre troppo distante, troppo complesso da raggiungere. Meno facile da mantenere, per di più per un emigrante come lui.
Il destino di quest’uomo non resta che la dissoluzione, lenta e progressiva, discesa inevitabile nel baratro della malattia e, forse, dell’oblio.

Eppure l’arte ha molte strade, così anche a grande distanza dalla sua morte le sue idee, le sue parole tornano a vivere e a raccontare quello che è stato – e che forse ancora è intorno a noi – e anche a vibrare sulle frequenze della musica e del canto.
Gli Acustimantico, appunto, raccontano quest’uomo, la sua esperienza di vita emblematica, prima in una canzone e poi in un complesso affresco sonoro composto di parole – le sue originali e quelle di Danilo Selvaggi, fuse insieme in una operazione per nulla semplice – e della musica delicata, sottile, avvolgente, analitica, vibrante di Stefano Scatozza.

Il risultato è uno spettacolo elegantissimo di teatro-canzone, non semplice all’ascolto, perché denso di intrecci melodici e timbrici, forse un po’ troppo giocato sul piano della parola narrata, ma godibile. Uno spettacolo che, anzi, spinge a farsi domande sul protagonista, sulla sua vita e sulle vicende dei tanti emigranti italiani in America, dimenticati e mai tornati.
Ieri, come oggi: tema attuale pensando alle minacce della Casa Bianca contro Zohran Mamdani, incentrate proprio sul riconoscimento della cittadinanza statunitense.
L’esecuzione impeccabile – forse unico dubbio è sulla scelta della voce narrante: Ilaria Drago brava, ma un po’ fuori parte – è merito di un gruppo affiatato di artisti sensibili e complici, come si notava dagli sguardi e dai sorrisi durante la serata. A partire dallo stesso Scatozza alla chitarra, passando per il tellurico sax baritono di Marcello Duranti, l’insinuante tromba di Luca De Carlo, l’energia di Stefano Napoli, al contrabbasso, la dinamicità di Sasà De Seta, alla batteria, fino ad Andrea Pagani, attentissima e costante presenza al pianoforte, fra melodie accennate, insistenze ritmiche e ardimenti armonici.
Su tutti, la magnifica espressività di Raffaella Misiti che gode di un timbro lunare, dolce e piccante, spigliato, dal dinamismo equilibrato ma all’apparenza naturale: un’artista che sa quel che fa, senza dimenticare il cuore.
Apprezzatissimi i due bis tratti dal repertorio di Acustimantico, vera ciliegina sulla torta!

EM, OVVERO EMANUEL CARNEVALI VA IN AMERICA
Giardini della Filarmonica – mercoledì 2 luglio 2025
Raffaella Misiti, voce
Stefano Scatozza, chitarra
Marcello Duranti, sax baritono
Luca De Carlo, tromba
Stefano Napoli, contrabbasso
Sasà De Seta, batteria
Andrea Pagani, pianoforte
Ilaria Drago, voce narrante
Musiche originali di Stefano Scatozza
Testi originali di Danilo Selvaggi
Suono Andrea Treccia D’Amico
Luci Andrea Burgaretta
In collaborazione con Associazione Fabrica
