Molto spesso il cinema stupisce per la capacità di portare sul grande schermo storie inaspettate ma in grado di colpire lo spettatore, The End è uno di quei film. Diretto da Joshua Oppenheimer (The Act of Killing) con Tilda Swinton, Michael Shannon e George MacKay, è uscito il 3 luglio al cinema, distribuito da I Wonder Pictures.

Il mondo è finito e una famiglia, composta da madre (Tilda Swinton, La Stanza Accanto), padre (Michael Shannon, The Bikeriders) e figlio (George Mackay, 1917) vive isolata in un bunker sotterraneo, dentro una miniera di sale, che hanno riarredato come una casa. Le giornate sono fatte di piccoli rituali che permettono loro di sopravvivere e di mantenere un apparente equilibrio mentale che non li faccia crollare. Ma tutto cambia quando un giorno trovano una ragazza svenuta (Moses Ingram, Ambulance) che proviene dall’esterno.
The End è inaspettato, è una storia intensa fatta di emozioni, ricordi, vita, morte, dolore e speranza. Joshua Oppenheimer realizza un’opera piena di colori e di musica, incredibili sono le inquadrature in cui si passa da toni caldi a freddi che descrivono i sentimenti dei personaggi. Si entra in sala con un’idea su quello a cui si assisterà e si esce con la consapevolezza che il cinema ancora una volta è riuscito a sorprendere.

The End è un film a tratti strano, surreale, divertente e profondo, riesce a toccare l’animo umano perché affronta temi vicini a tutti. È opprimente e al contempo, quando gli attori si lasciano andare al canto, anche liberatorio. Oppenheimer disegna un ritratto dell’umanità veritiero, la famiglia che vediamo sullo schermo è una famiglia privilegiata, che in passato ha potuto vivere una vita nell’agiatezza e che anche ora, in un futuro apocalittico, vive in una realtà alternativa.
È un’illusione scambiata per realtà che mette in mostra l’ambiguità delle persone, la loro solitudine, i mezzi che utilizzano per raggiungere il fine ultimo che altro non è che il proprio benessere e quello delle persone che si amano e la maschera che indossano per non mostrarsi e mantenere delle apparenze inutili. Sono due ore in cui si perde la cognizione del tempo e si viene catapultati in un’altra dimensione per assistere a qualcosa di così lontano e contemporaneamente vicino a noi.
Il fulcro del film però, oltre ad alcune inquadrature di una bellezza mozzafiato, è l’interpretazione degli attori che con la loro espressività, con gli sguardi e con il corpo raccontano la storia e i sentimenti che provano i loro personaggi arrivando a esprimere l’umanità con i suoi pregi e difetti.
Nel cast del film – prodotto da Final Cut for Real, Wild Atlantic Pictures, The Match Factory, Dorje Film, Moonspun Films, Anagram Sweden e distribuito da I Wonder Pictures – anche Lennie James, Tim McInnerny e Bronagh Gallagher.

