Quanto fa paura la realtà? Ecco gli “Spettri” dei Sanlevigo, tra algoritmi, potere e inquietudini.

5 Ottobre 2025

Io non so se c’è un modo giusto di fare le cose ma so che esiste sicuramente il proprio modo, nonché quello più autentico e personale.

I Sanlevigo rientrano proprio in questa cerchia: loro fanno rock, ma lo fanno a modo loro. Partono dalla new wave “alla joydivison” e la fondono con il post-punk sino a contaminarla con l’elettronica. E no, se ve lo state chiedendo, non è un connubio azzardato ma è ciò che rende la musica dei Sanlevigo unica e, soprattutto, identitaria: è uno stile musicale che rappresenta al meglio l’identità di questo gruppo composto da quattro ragazzi curiosi e aperti alle diverse sfumature sonore del mondo.

Abbiamo già parlato di questa band romana in occasione dell’uscita del singolo Piccoli Cannibali e li abbiamo incrociati a maggio sul palco dell’Invicible Fest ma questa volta ci confrontiamo con Spettri, il loro nuovo (preziosissimo) album, che segue la pubblicazione degli EP Eterociclo vol.1 (2023) e Via dagli scontri (2024) e del primo album Un giorno all’alba (2021). Quello che si nota sin dai loro primi lavori, è la precisione con cui il gruppo cura il suono che si accompagna a una profonda testualità, rendendoli così una tra le realtà musicali più interessanti attualmente in circolazione.

Sanlevigo (c) Paolo Giordano

Spettri, pubblicato lo scorso 19 settembre, è un concept album che, con una gestazione di cinque anni, si presenta come un lavoro (ahimè) tragicamente attuale e non concede doppie interpretazioni. Il titolo stesso infatti, incuriosisce con la sua semplicità e schiettezza ma cela un lato cupo, oscuro, racchiudendo in dieci tracce la cruda realtà: danno qui voce ad una generazione disorientata che sperava in un futuro felice, mentre si trova a combattere tra le costanti incertezze. In Spettri si addensano gli aspetti più bui di una società alienante, costruita ad hoc sui bisogni dell’individuo che cerca di rifugiarsi in tutto ciò che gli permette di non pensare. E la cosa più spettrale è che, come già detto, questi brani sono stati scritti dal 2020 ad oggi: il disegno della de-scalation di una società che cercava di essere migliore ma si è affossata con le sue stesse mani.

«Dalla pandemia alle guerre, dalle crisi personali alle derive collettive, il nuovo lavoro dei Sanlevigo raccoglie e restituisce i segni lasciati da anni complessi, carichi di attese e loop infiniti, volendo rappresentare il lento e deludente declino della società contemporanea. Le dieci tracce dell’album guidano l’ascoltatore in un viaggio tra imperscrutabili spazi liminali e vere e proprie backrooms in cui si condensano le inquietudini e le angosce del nostro tempo» (da comunicato stampa). Infine la sensazione di spaesamento e solitudine è enfatizzata anche dalla cura maniacale del suono – in cui la musica diventa la vera protagonista prendendosi anche delle lunghe parentesi – ricreando la dimensione di quegli spazi succitati (rappresentati anche nella copertina) in cui la voce riecheggia e si perde nei suoi angoli bui, lasciando una sensazione di inquietudine mista a spavento. Il risultato, sin dal primo ascolto, è un album musicalmente coerente dove anche le tracce più intime e delicate non perdono quel nutrito senso di disincanto, lasciando un profondo senso di solitudine.

artwork Spettri

«Laggiù dal limbo mi chiamano» è la prima frase di Idoli, la prima traccia, in cui sono riassunti i contenuti chiave di tutto il lavoro: la terra stabile sotto i piedi si fa sabbia, si sgretola per lasciare posto al baratro che sembra essere più sicuro di quello che c’è in superficie. Gli idoli che causano una chiusura di vedute e «gli individui hanno lentamente smesso di interrogarsi sul mondo che li circonda – si legge sul comunicato stampa – scegliendo di affidarsi ogni volta a un nuovo messia che gli indichi una via» ritrovandosi «negli abiti dei borghesi, negli oracoli, nei discepoli, nei consensi dati dai popoli». Quegli stessi popoli che, come raccontato in passato per Piccoli Cannibali, sono alla costante ricerca delle sofferenze degli altri pur di prevaricarli e sovrastarli: una continuazione (musicale e testuale) della caduta descritta nel brano precedente.

Tra gli Idoli e i Piccoli Cannibali, i Sanlevigo prendono per mano l’ascoltatore e, così come Dante fu accompagnato da Vigilio nella sua discesa nell’inferno, la band scorta l’ascoltatore tra le loro paure e paranoie, racchiusi in una società cucita sui bisogno dell’individuo (manifesti, latenti e soprattutto indotti) perché «sei tu il padrone della tua vita, c’è sempre un algoritmo giusto per te», afferma una voce robotica/distopica in Post-democrazia digitale; o ancora i sogni che pesano come macigni, fatti di angosce e timori, di Viaggi onirici al piombo, creano un forte ossimoro tra la leggerezza del sognare (anche ad occhi aperti) e la difficoltà nel non riuscirci.

In Spettri però, compaiono anche dei momenti di riflessione più intimi e personali come in Nuova Cenere dove protagonista è la paura di non esserci in futuro per le persone che amiamo, perché completamente anestetizzate e annichilite da quello che ci circonda: fisicamente vicini ma mentalmente lontani, la canzone si presenta sottoforma di una preghiera laica in cui emerge il desiderio di riconnettersi umanamente. Monotonia, il brano successivo, non è che una progressione del discorso affrontato nella traccia precedente, cercando di scuotere – anche fisicamente – il torpore che avvolge l’animo: metaforicamente, questa scossa, è rappresentata con un lungo assolo finale. Altre parentesi di respiro e di riflessione si incontrano nel brano interamente musicale Limbo che crea una vera sospensione in questo viaggio concitato, o nelle altre due intense Cristalli e Qualcuno di importante. In entrambe tornano i ricordi ed i momenti passati con una persona che non c’è più: se nel primo brano citato ci si sofferma sulla giovinezza di due ragazzi con il desiderio di scappare dalla propria città per costruirsi una vita diversa, nel secondo torna il ricordo di una persona che non c’è più e della quale restano solo delle foto («oggi mi ha chiesto di te dopo aver visto le foto voleva sapere se il tuo nome appartenesse a quel viso»).

Sanlevigo – Nuova cenere

Ma di tutto Spettri uno dei brani più forti è sicuramente Spartisci la folla: un brano che ha l’enorme potenza di rimanere nella mente sin dal primo ascolto grazie al suo ritmo trascinante e la forza delle sue parole. “Divide et impera”, “dividi e domina”: questo il concetto attorno al quale si costruisce la canzone, in cui i potenti diventano prevaricatori e il potete che gli è stato dato dal popolo, prende il sopravvento sfociando in forza bruta e controllo. Un potente che aizza le folle, accattivandosi i consensi dei propri simpatizzanti e creando crescenti divisioni con i propri contestatori, le cui voci vanno ad assottigliarsi sempre di più perché «tu spartisci la folla/e se alzeranno la voce poi schiacciali». Contestatori ritenuti pericolosi perché rivoluzionari con i loro pensieri e le loro manifestazioni pacifiche: Spartisci la folla è quello schiaffo in faccia che ci mette davanti agli occhi la dura realtà. Il peso delle proprie scelte e l’agitazione emotiva, sono ben rese musicalmente dal ritmo serrato della batteria e le note cupe di un basso, insieme a loro, per contrasto, la chitarra la voce, trasmettono l’idea di un’atmosfera incerta, in cui tutto sembra solo apparentemente tranquillo. Come una cattiva coscienza, la voce calma, pacata e quasi sussurrata, descrive i passi da compiere per avere una strada facile per il potere: mostrarsi come un risolutore, come la figura della quale tutti hanno bisogno e che otterrà piena fiducia, fino a tacere anche la libertà. In un impeto di rabbia, la voce del cantante si libera solo alla fine della canzone dove il popolo viene descritto come un gruppo di inetti che non sanno prendere una propria posizione e «ha bisogno di un capo/per essere sicuro di avere ben chiaro il nemico/delimita il suolo e il confine/per cui moriranno sbavando dietro al potere». Spartisci la folla induce ad essere più responsabili delle proprie azioni, più coscienti dei propri gesti soprattutto quando si è chiamati a scegliere le persone che poi guideranno la propria nazione; un brano che prova a stimolare la nascita di un senso di responsabilità che porterebbe alla creazione di una coscienza collettiva più stabile e forte, «ricordandoci che possiamo evitare di cercare costantemente un nemico comune contro cui scagliarsi per sentirci parte di qualcosa.» (da comunicato stampa)

È sconcertante realizzare quanto questa canzone riesca a rappresentare, più di tutte, l’angosciante condizione sociale nella quale riversiamo più profondamente in questi mesi. Stiamo vivendo un nuovo 1968 in cui gli studenti occupano le università, folle di cittadini invadono le strade per manifestare il proprio dissenso nei confronti di una politica che si rende complice di uno dei più grandi massacri della modernità: una società ormai stanca di rimanere inerme e in silenzio di fronte ai crimini dell’umanità prendendo una precisa posizione che non assume chi ci governa. Un governo, soprattutto, che continua a denunciare queste manifestazioni di dissenso, cercando soluzioni che le scongiurino.

Tutto questo assume (sempre di più) i terribili contorni di una dittatura. Siamo davvero convinti di voler andare verso quella direzione?

Oltre che su supporti digitali, un altro modo per ascoltare (e apprezzare!) Spettri è sicuramente dal vivo con il nuovo tour dei Sanlevigo in partenza il 16 ottobre dall’Off Topic di Torino, passando poi l’8 novembre al Whishlist a Roma, il 14 a Puteca Sant’Anna a Foglianise (BN), il 15 a Controra a Angri (SA), il 2 dicembre al Detune a Milano, il 27 a Rigenera a Palo del Colle (BA) e il 30 gennaio 2026 a Mindhouse a Palermo.

Concludendo, alla luce di tutto questo discorso, è doveroso affermare che si dovrebbe parlare di più della sensibilità che contraddistingue i Sanlevigo e del bell’album che hanno confezionato. Questo lavoro nasce con l’intento di scuotere le coscienze, di risvegliarci dal torpore e di puntare i riflettori su tutta la paura che ci governa e che ci sovrasta, fino a renderci completamente ciechi, immobili e anestetizzati davanti a tutto quello che i nostri occhi vedono quotidianamente: una triste realtà al collasso.

Un po’ come la porta d’accesso dell’Inferno dantesco, Spettri dovrebbe riportare un’epigrafe sulla copertina «Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate.» (Divina Commedia, Inf. III, vv. 9)

E di sicuro qui non c’è nessun algoritmo giusto che possa salvarci.

Sanlevigo – Spartisci la folla
Roberta Matticola

Roberta Matticola

Se fossi una parola sarei 'errare', grazie al suo duplice significato: "1. a. Andare qua e là senza direzione o meta certa [...] 2. a. Ingannarsi in un’opinione, sbagliare in ciò che si crede o si afferma." (Vocabolario on line Treccani). Ed io sono così: cammino tanto fino a consumare suole e commetto troppi errori.

Tra le poche cose certe, c'è il mio costante bisogno di scrivere di musica, in particolare di quella italiana ed emergente.
Poi rido e canto (... male).
Tanto.
E con il tono troppo alto.

"Il dj da una radio mi dice che fa bene cantare: ma chi ha mai saputo cantare?" - ColapesceDimartino: Considera.

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