«Devo ammettere che sono stata poco professionale oggi: parlando con gli artisti, ho perso qualcosa delle esibizioni…»
«Devi essere poco professionale: l’umanità vale più di qualsiasi cosa!»
Credo sia giusto partire da questo messaggio che ho inviato alla capo redattrice di Banquo per farvi ripercorrere con me le ore che ho trascorso domenica 11 maggio all’Invincible Fest e per farvi respirare un briciolo della sua atmosfera.
In programma all’Eur Social Park dal 9 maggio, il festival giunto alla sua seconda edizione celebra la musica che resta; quella che, nonostante gli anni che trascorrono, resta una pietra miliare nella mente degli ascoltatori. Il festival ospita (ed ha ospitato) alcuni dei nomi più importanti della musica dance e techno lasciando uno spiraglio alla musica “che sarà”, prodotta da artisti che – soprattutto in questo contesto generazionale – provano ad essere invincibili nonostante le difficoltà.
Dopo l’esordio venerdì 9 maggio con il duo tedesco Digitalism e Erol Alkan, seguiti poi sabato 10 da The Blessed Madonna e Carl Craig, domenica 11 maggio l’Invincible Fest ha dedicato il suo pomeriggio alla nuova scena musicale italiana… insomma, quella musica che a noi di Banquo piace tanto!
Tanti i nomi, alcuni molto interessanti, ad iniziare proprio da Querva che, con la sua timida chitarra, ha avuto il gravoso compito di inaugurare questo terzo pomeriggio di musica. Bisogna confessarlo: il suo orario di esibizione è poco felice e questo implica anche un’esigua (purtroppo) presenza di pubblico e del suo calore che, a mio avviso, non gli permette di “brillare” a dovere. Ciononostante, sul palco dell’Invincible Fest, Querva riesce a mostrare il suo duplice carattere musicale ovvero una parte più intima e acustica ed una più carica ed energica. Le melodie dolci e delicate della sua chitarra acustica che svettano in un brano come Forever, si accostano ad una canzone come Grandine con synth marcati e ritmi serrati: due anime che coesistono in una sola persona, l’abbinamento perfetto per un progetto che sa attirare e, nello stesso tempo, non stancare. Forse testualmente “acerbo” ma sicuramente un progetto musicale interessante e in crescita.
Alla sua esibizione, segue quella di un altro cantautore romano a me già noto ovvero Maggiorelli. Sul palco con la sua band, esegue i suoi ultimi due singoli Buco e Cane, e altri brani estratti dal suo primo EP (Solo noi, 2024) come Lontana da me, Il buio che c’è o Un altro bar. Forse su Marco Maggiorelli c’è poco da dire: è quel cantautore che si mostra e si esibisce così come sono i suoi brani. Vederlo sul palco con la band e la sua chitarra, è come percepire che i suoi brani si fanno “persona”: un’esibizione semplice ed essenziale che rispecchia i suoi brani, equilibrata e senza stravolgimenti… e proprio per questo, perfetta per un’atmosfera rilassante come quella che si respira al Social Park.
Mentre alcuni spettatori si rilassano su sdraio sotto ombrelloni brandizzate sorseggiando una bibita, il palco è pronto ad accogliere un’atmosfera completamente opposta alla luminosità musicale di Maggiorelli, un’atmosfera che quasi cozza con il sole splendente ed il cielo terso delle 16:30. Sale sul palco Elso: dopo averne ascoltato (ed apprezzato) gli album, confesso che ero molto curiosa di vedere come si sarebbe destreggiato sul palco. Una giacca nera sulla quale campeggia la scritta “repressioni” che toglie dopo qualche minuto, quattro lettere luminose che formano il suo nome: Elso è dirompente ed esuberante. Nella sua mezz’ora, più che un’esibizione, Elso mette in piedi una suite in cui i brani si susseguono fluidi tra di loro in un continuo mix di canzoni estratte dal suo ultimo album Oltre (Trappola, Milano, La fine dei miei) ad altri del precedente 1989 come Cameriere o Merda e amore.
L’esuberanza elettro-pop di Elso cede il passo a quella di una delle scoperte più interessanti di questa domenica pomeriggio ovvero i Giovedì. Successivi in scaletta ma artisticamente opposti al collega che li ha preceduti, la band (anche loro composta da giovanissimi musicisti romani) è categorizzabile nella classica etichetta di “band pop”: artisticamente basic, la band nella sua versione dal vivo sprigiona tutta l’energia che la loro versione incisa non riesce a contenere, con una verve che sa colpire e coinvolgere. Durante un’esibizione in cui brani inediti si susseguono ad altri già incisi come Carnevale, Questa notte o Forse non lo sai, la vera forza dei Giovedì è quella di riuscire a destreggiarsi con disinvoltura e naturalezza sul palco coinvolgendo il pubblico e – cosa non scontata – interagendo tra di loro. Un nome il loro, che sicuramente sa di parola scelta d’istinto ma che, proprio per questo motivo, cerca di farsi spazio tra l’attenzione degli ascoltatori: bazzicano nelle file della musica emergente da un po’ di tempo e sono certa che i ragazzi faranno parlare di loro in futuro.
Con un pubblico che va via via rinvigorendosi e dopo il pop di Querva e Maggiorelli, la dirompente elettronica di Elso e la verve dei Giovedì, adesso c’è spazio per il rock dei Sanlevigo. Freschi di pubblicazione del singolo Viaggi onirici al piombo che apre anche il loro set, la band richiama l’attenzione del pubblico con il suo sound rabbioso e colorato con qualche tenue tonalità di elementi elettronici: insieme alla classica strumentazione infatti, sul palco si fanno spazio anche un timido synth ed un pc per modulare questi suoni. Con Piccoli cannibali (il singolo precedente) e altri brani estratti dai loro precedenti lavori, i Sanlevigo suonano senza badare al tempo, abbandonandosi a lunghi assoli di chitarra che creano un tempo sospeso ed intangibile. Prima di scendere dal palco, regalano al pubblico un inedito che confluirà nell’album di prossima uscita concludendo la loro esibizione con L.T.L.N.B.
Sui toni rosei di un cielo che tende all’imbrunire, l’Invicible Fest lascia il posto al blues di Diego Bons che si concede anche ad una cover di Se bruciasse la città di Massimo Ranieri, e l’ironia pungente di Citrieste. Dopo di loro sale sul palco Matteo Alieno, uno tra i nomi più conosciuti della line up di questo pomeriggio grazie alla sua recente partecipazione a X Factor. Si presenta con la chitarra e una felpa vintage che ammette aver pagato molto e che, essendo molto grande, ha subìto una fase di restyling per mano della zia trasformandola in una maglia di una taglia giusta! Un caschetto che ne mette in risalto tutta la sua timidezza ed incerto su alcuni brani per i quali chiede l’aiuto del pubblico, Matteo Alieno si esibisce in un breve set acustico in cui si destreggia tra chitarra e pianoforte eseguendo i suoi primi singoli, ad iniziare dal primissimo Non mi ricordo, fino ad arrivare agli ultimi come Chi Vince Che Vince? e Per la nostra età: nei testi di Matteo alieno si rincorrono incertezze, sogni e delusioni con una penna lucida e fortemente sensibile, che è quasi difficile non condividere.
E così, mentre il palco dell’Eur Social Park è pronto ad accogliere i Parbleu, il mio festival si conclude: ripensando a tutte le cose lasciate in sospeso nel mio appartamento e al fatto che il giorno dopo sarà lunedì (ed io devo scrivere questo report!) capisco che la musica può essere anche invincibile… ma io no!
È poco professionale affermarlo, ma ammetto di aver perso qualche momento di questa giornata dell’Invincible Fest – cullata soprattutto dall’atmosfera accogliente che si respirava in questo assolato pomeriggio – perché persa a parlare con alcuni degli artisti, permettendomi così di conoscere anche gli “individui” oltre gli artisti: perché la musica è pur sempre fatta di sentimenti e persone e non di parole sterili. E quindi cosa volete che sia un report lasciato a metà, quando torni a casa pieno di musica e arricchito?
Il festival si propone sicuramente come un progetto anagraficamente trasversale, pronto a rispondere alla richiesta di musica di un pubblico sia giovane ma anche anagraficamente più grande. È solo al suo secondo compleanno ma grazie anche agli spin off in programma durante l’anno, è chiaro che l’Invincible Fest punta a diventare un altro festival di riferimento nel panorama musicale romano… e non solo!





















