Sono trascorsi quasi due anni da quando vi ho parlato del cantautore salentino Blumosso: ero all’inizio della mia collaborazione con Banquo e, in quelle giornate di gennaio buie e fredde, la sua 21 di dicembre mi sembrava una canzone particolarmente giusta per il clima di quelle giornate.
È sempre bello ritrovare nel corso del tempo artisti che, grazie alle loro produzioni, hanno trovato il loro piccolo spazio nel vasto territorio della produzione musicale, ed ancora più bello vedere come il loro modo di produrre cambia fino a stupire… come in questo caso!
Ed infatti ritrovo Blumosso a qualche giorno di distanza dalla pubblicazione del suo nuovo singolo I fumi di Bangkok, con un brano completamente diverso rispetto a quello con il quale l’ho conosciuto. Infatti se in 21 di dicembre pervadeva un forte sentimento di solitudine grazie al suo sound lo-fi, questo nuovo singolo è (quasi) un colpo di scena: se nel singolo precedente il vagabondare solitario e pensieroso del cantante si contrapponeva alle strade piene di luci, colori, musiche e persone che camminavano freneticamente per gli ultimi acquisti natalizi, adesso il ritmo frenetico e concitato infonde una sensazione di estasi e benessere. Nebbia, pioggia, vento e buio si fanno luce, colori, odori, ritmo, suoni.

Librarsi nell’aria leggeri, senza pesi, percepire la delicatezza dell’aria e la sensazione di libertà quando non hai nulla che ti tiene attaccato con la forza al suolo: I fumi di Bangkok è un singolo che celebra l’amore e quell’equilibrio che riesce a tenere in vita la parte più razionale e quella istintiva dell’animo umano. Nel testo della canzone infatti, si intrecciano vulnerabilità e salvezza reciproca, raccontate con metafore che descrivono la forza di questo legame caratterizzato anche da contorni più fragili, che potrebbero sfaldarlo. Un dettaglio che evidenzia come in amore, le diversità ci avvicinano sempre di più: per citare la celebre frase di Churchill – diventata un po’ uno stilema di tutti gli States – united we stand, devided we fall (uniti resistiamo, divisi cadiamo).
Ed ecco infatti che se questo legame si disintegrerebbe se venisse meno quella complicità che lo rende unico, si sgretolerebbe come un muro o si disperderebbe nell’aria come fumo, un’immagine («se sparissimo nell’aria siamo i fumi di Bangkok») che – a mio avviso – riassume tutto il concept del brano. Nella mia mente Bangkok è sempre stata una metropoli piena di colori, di rumori ma anche di musica e mistici suoni orientali, in cui il vociare dei turisti si confonde con le vite delle migliaia di persone che la abitano. Ma soprattutto, come tutte le città orientali, la immagino piena di odori dai più interessanti a quelli più pungenti che si mischiano fino a saturarsi, perdersi e dissolversi completamente nell’aria. Ed infatti l’amore segue proprio queste precise logiche: basta che anche la più piccola variabile del rapporto venga meno, per far dissolvere completamente tutta l’alchimia.
È per questo che diventa fondamentale riuscire a bilanciare ed equilibrare le due inscindibili anime dell’essere umano non con una semplice persona, ma con un complice («perché tu non fai altro che salvarmi / perché tu non fai altro che salvarmi da quest’animale»). Una dicotomia che, oltre attraverso il suo irresistibile sound, si fa anche immagine grazie al videoclip del brano interamente in bianco e nero, dove i fotogrammi – montanti in rapida successione così da seguire il ritmo tribale e frenetico del brano – mostrano il cantautore prima seduto con un temperamento più rigido, poi con immagini sfocate in pieno movimento: «questa rapida oscillazione tra staticità e movimento simboleggia la lotta interiore del protagonista, costantemente salvato dall’altro.» (comunicato stampa)
E allora prendetevi quindi un po’ di leggerezza, spogliatevi dei pensieri e libratevi nell’aria come “fumi di Bangkok”… perdendovi nella sua danza tribale!
