L’individualismo, gli algoritmi, l’omologazione e il potere: parte 2.

14 Novembre 2025

No, no ma quello era ben evidente!!

Mattia: Anche la risposta che c’è stata… Probabilmente è una cosa che non interesserà a nessuno, ma “Spartisci la folla” è stato il primo nostro brano a essere inserito in due playlist editoriali di Spotify… e non eravamo mai entrati in una playlist editoriale di Spotify! Gli altri sistemi sì, ma non di Spotify! E questo è un dato, comunque. Nel senso che a noi ha fatto piacere però, nello stesso tempo, è stato tutto frutto di un algoritmo, tornando al nostro discorso, no?! Probabilmente ci siamo anche detti: “cacchio, non volendo abbiamo raccontato la storia!”

Avete bucato!

Mattia: Eh però abbiamo bucato dove? Sull’algoritmo! Capito qual è il discorso? Però ripeto, è stata tutta una coincidenza, non c’è stato nulla di studiato. Cioè abbiamo preso Spotify perché lo stream è principale…

È la piattaforma principale, non ti puoi ancora tirare indietro!

Lorenzo: Giusto per aggiungere una cosa a livello musicale, poi dite pure voi (riferito al resto del gruppo). Il brano è più a livello di visione dall’alto. “Spartisci la folla” probabilmente è il brano più politico del disco, forse in un certo senso leggermente più di “Idoli” ed è arrivato in un momento in cui probabilmente c’era anche un senso di riluttanza, di parte nostra, nei confronti di quello che vedevamo succedere all’interno della società. Soprattutto da parte di una certa classe politica: del tipo – tra i tanti discorsi che facevamo tra noi – “Com’è possibile che un politico X che ha una retorica da quarta elementare riesca ad attecchire così tanto? Riesca a prendere tutti questi consensi?”. È brutto da dire, però sembra quasi visto bene essere comandati da uno del genere. Nel nostro brano però c’è il gioco di cambiare di più le parti nel senso che la voce narrante, la voce, le parole che canta Matteo, non parlano alla folla ma a chi comanda. E la cosa figa, e in realtà col senno di poi – per quello mi volevo riallacciare al lato musicale – è che il rischio più grosso di questo pezzo era di suonarla tipo “rock anni ’90” perché, come inizi ad essere un po’ più politico, è un disastro!! Quindi il lavoro – correggetemi se sbaglio (si riferisce al resto della band) – tra chitarra e basso, non tanto la batteria che comunque suona, ma la chitarra e il basso, abbiamo fatto quasi un gioco di sottrazione nel senso: basso va mutato, le chitarre evitate… no?

Mattia: Assolutamente, assolutamente! Faccio un altro appunto. Forse tu sei una che ci può capire da questo punto di vista; quando fai tutto in maniera esplicita rischi che diventa quasi una pagliacciata, sembra che lo stai facendo apposta. Noi abbiamo fatto esattamente il contrario: nel senso che parliamo di una cosa, ma non ne parliamo.

Si, esatto… quasi per metafore! Che poi secondo me è anche uno dei punti forti del pezzo.

Mattia: Esatto, nel senso facciamoci arrivare la gente!! Se ci pensi è in tante canzoni, soprattutto quelle che ci piacciono. Se vai a vedere, su questo i Radiohead sono i maestri, c’è poco da fare: parlano di temi sociali però non lo fanno apertamente. (guarda Matteo e Emanuele) Volevate aggiungere qualcosa?

Matteo: … siete stati bravissimi, estenuanti! Sembrate una puntata di Nova Lectio!

Ridiamo

Infatti una cosa che contraddistingue la vostra produzione, come dicevi anche tu Mattia, è il fatto che non parlate di temi scontati o, comunque, in un album come Un giorno all’alba parlate d’amore ma non in modo scontato ed è una cosa che non tutti fanno e non tutti sanno fare. In questo caso, secondo me, si percepisce molto che, alla base di tutti e quattro, c’è un profondo studio di letteratura o, comunque, di libri importanti che, in qualche modo, vi hanno anche un po’ influenzato nello scrivere e nello scrivere.

Mattia: Ma secondo me “Un giorno all’alba” forse più Lorenzo, però su “Spettri” è diventato un po’ più una palla che ci siamo passati tra di noi.

Lorenzo: “Spettri” era più tipo: uno scopre una cosa, leggi questa cosa, guarda questa cosa” ed in realtà è stata la cosa figa.

Mattia: Io ad esempio delle fasi del lutto non sapevo niente finché non ne parlassi te, di base! (indica Lorenzo, nda)

Lorenzo: La cosa che ha differenziato forse “Spettri” non è stata la base di ispirazione ma come è avvenuta, l’ispirazione. Nel senso non è stata solo una fruizione di libri ma è stato uno continuo studiare: c’è la letteratura ma più che romanzi ci sono saggi, c’è internet, il mondo di internet usato in un certo modo c’è…

Mattia: c’è pure Lynch ma non si sente!

Lorenzo: C’è Lynch… Oddio però se sente! (rido) Io ho scoperto che siamo finiti in una playlist che si chiama tipo “dedicata a Twin Peaks”!

Mattia: Che anche là… io sono quello che ha portato il Twin Peaks World qua dentro, mi prendo ‘sto merito! Però io, ad esempio, le band che parlano esplicitamente di Twin Peaks o fanno riferimenti specifici, non mi piacciono perché, anche in quel caso, bisogna davvero andarci con i piedi di piombo: capire quella roba è molto difficile, che va compresa, tipo lo spazio liminiale o la loggia nera.

Emanuele: Volevo aggiungere anche un’altra cosa. Per quanto abbia avuto questa gestazione lunga e, nell’effettivo, parlando degli ultimi cinque anni ma essendo stato scritto naturalmente dopo, anche dopo “Un giorno all’alba”, c’è anche da considerare che oltre allo scambio di idee, quello che hanno detto fino adesso, noi nel mentre siamo sempre partiti per un tour. Un tour con “Un giorno all’alba” e con “Eterociclico” che comunque è stato particolarmente lungo, ci sono state tante date ed è anche stato un po’ un riflesso di una maggiore confidenza tra di noi: stai tante ore in macchina, comunque già prima ci vedevamo tante volte durante la settimana, però poi è proprio condividere uno spazio per tanto tempo per tanti giorni, che ha portato tanto all’aiuto della scrittura delle tematiche.

Mattia: C’ha ragione! Anche perché forse, in quelle otto ore di viaggio che fai per arrivare a Torino magari scaturisce qualcosa. Forse hai centrato il punto in maniera perfetta! Noi abbiamo scritto “Spettri” anche là… nel senso che non volendolo parli di un argomento, parli di una roba e…

Certo! Perché comunque alla fine si crea una complicità e un’alchimia…

Mattia: Esatto, inizi a capire: “ma sai forse dobbiamo fare questo, anche parlare di questa roba non è male, guarda questo”. E poi c’è tanto, tanto ascolto. Cioè oltre al discorso letterario è più un discorso di…

Amicizia?

Mattia: No no, anche di ascolti musicali. Davvero qui è una cascata di roba: noi ascoltiamo davvero tanta musica! Forse più di quella che suoniamo. Sia italiana che non!

Eh si, hai voglia! (tutti)

Un momento dell’intervista con i Sanlevigo. A partire da dx: Emanuele, Matteo, Lorenzo e Mattia. (Foto di Beatrice Sampaolo)

C’è anche una parentesi più intima e personale nel disco ovvero i brani Cristalli e Qualcuno di importante. Soprattutto nel primo, raccontate del desiderio di andare via da una realtà monotona, piatta. Avete provato questa sensazione sulla vostra pelle? L’idea di scappare da qualcosa o anche da qualcuno…

Matteo: “Cristalli” è super mega personale. Racconta di un processo psicologico che in primis ho fatto su di me, vivendo in provincia con i miei amici che sono qua. È vero Paolo? (guarda un suo amico che è arrivato da poco) Noi la chiamiamo zona morta tra di noi perché c’è sempre sembrato un luogo confortevole ma, allo stesso tempo, troppo stretto per noi. Ci sono stati dei momenti in cui magari siamo stati meno forti, qualcuno è andato via, qualcuno è scappato, qualcuno non c’è più, qualcuno ha abusato di sostanze eccetera eccetera… che poi alla fine sono i cristalli stessi, no? Indubbiamente non è che facevamo le crack house!!

Mattia: spoiler!!! Spoiler!!

Un’esclusiva!! (rido)

Mattia: I cristalli non sono i cocci di vetro!

Matteo: Esatto! Ovviamente non che andavamo a casa di Paoletto a fare la crack house però il discorso è quello: una realtà troppo stretta e una voglia di evadere infinita… Qualcuno magari se ne va da quella realtà e lo rincontriamo… però ci ricordiamo sempre del posto in cui siamo nati e di quanto fosse dolce amaro nello stesso tempo.

Di tutto l’album, una a testa, una canzone alla quale siete più legati.

Emanuele:… eeeeeeh! (ride) È una domanda difficile perché è come dire vuoi più bene a mamma o papà…

Matteo: Mamma-papà, zio-zia, nonno-nonna…. So’ dieci parenti!

Emanuele: Si va beh, qua si allarga! So dieci parenti!

Mattia: Non so pochi!!

Emanuele: Sicuramente, da un punto di vista di quanto possa essere diretto e di quanto racchiuda il senso dell’album, direi “Idoli” e “Spartisci la folla”. Ma se devo scegliere una delle due, sicuramente Idoli. Anche “Spartisci” è bella ed è divertente da suonare… è difficile, veramente difficile, però andiamo con “Idoli”. Aggiudicata.

Lorenzo: Io… non so Matteo… Nel senso con Matteo a volte ce lo siamo detti che da un punto di vista di summa delle cose, “idoli” rappresenta meglio il disco. Poi, da un punto di vista del legame personale, è difficile dirlo perché tra brani un po’ più vecchi, brani un po’ più nuovi, cose in cui uno si vede e si rivede a distanza di tempo… nel senso sia sui brani magari dove uno interviene sia come autore che co-autore, rappresentano tutti tasselli diversi in realtà. Quindi più che quella a cui siamo più legati, forse “Idoli” è quella che le rappresenta meglio tutti.

Mattia: Io dico “Piccoli cannibali”.

Matteo: Va beh spiega!

Mattia: Va beh, anche per me il discorso è legato a “Idoli”. Però dico “Piccoli Cannibali” perché è stato il primo pezzo che è uscito ed è stato il brano che ogni volta che lo risentivo, anche attraverso le demo, mi è sempre piaciuto in tutte le sue versioni! È un pezzo che mi gasa proprio, non vedevo l’ora che uscisse! Quindi il motivo è quello, semplicemente affettivo perché mi entusiasmava l’idea di fare un pezzo del genere!

Poi secondo me Piccoli cannibali ha una parola fortissima che è precisa per la realtà: “branco”. Io poi la prima volta che l’ho ascoltata, purtroppo avevano ritrovato il corpo di una ragazza vittima di femminicidio quindi quella canzone mi è arrivata addosso proprio come un tram. Quindi appoggio anche il tuo discorso!

Matteo: Allora… il cuore dice anche “Cristalli”. Però diciamo che c’è sempre un brano di ogni progetto che facciamo che ci proietta in un ipotetico futuro a livello di suono, di tematiche. Se per “Un giorno all’alba” era “Un’insurrezione” un brano con delle sonorità che poi abbiamo portato anche in “Eterociclico volume 1”, diciamo che questa volta “Idoli”, personalmente, è il brano che potenzialmente potrebbe rientrare benissimo in un terzo progetto. Perché “Idoli” ha uno dei temi più forti di “Spettri”, “Idoli” ha una struttura a livello musicale che, secondo me, non è così tanto semplice da intercettare ai primi ascolti. Ma allo stesso tempo, rappresenta ciò che ascoltiamo e “Idoli” ha delle sezioni ritmiche che ci proiettano anche su nuove ritmicità. Abbiamo parlato di afrobeat, siamo in quei mondi li nonostante noi non siamo un gruppo afrobeat, no? E anche a livello di suono rappresenta quello che stiamo ascoltando quotidianamente. Diciamo per me “Idoli” rimane il brano più importante per me.

Ci avviamo verso la conclusione. Definire Un giorno all’alba un album di debutto è riduttivo perché bellissimo: è ben strutturato, come dicevo anche prima, a livello testuale molto curato. E come diceva Mattia, dite le cose senza dirle esplicitamente il che, come già detto, non è una cosa che tutti sanno fare soprattutto a un primo lavoro che, in genere, risultano un po’ difficili da ascoltare perché ridondanti. Vi sentite un po’ diversi rispetto a questo primo lavoro?

Matteo: Ma al 100%! Ma al 200%!! La cosa più importante, secondo me, è che è cambiato sostanzialmente anche l’interesse che abbiamo per la nostra causa. La musica è una trama che è nata in maniera forte e dolcemente ci sta accompagnando negli anni.

Mattia: Senza “Un girono all’alba”,  “Spettri” non sarebbe mai esistito!

Matteo: Senza “Un giorno all’alba”, “Spettri” non sarebbe mai uscito!! Quindi si, siamo estremamente cambiati, soprattutto grazie ai tour, al fare le cose da soli che ci ha permesso di diventare ciò che siamo oggi. E se l’hai fatto, è stato grazie soprattutto a quel primo lavoro. Il fatto di creare attualmente tutto questo in maniera completamente indipendente, ci ha permesso di essere, in un certo senso, in pace con noi stessi e soprattutto ci ha permesso di creare uno sguardo estremamente personale su quello che sta accadendo, ci ha reso svegli non ci ha reso dormienti, ci ha reso stra-mega consapevoli e ci ha reso lucidi… forse a volte pure troppo!

Lorenzo: Poi non so gli altri, ma è anche banalmente una cosa di età. Anagraficamente chiudiamo “Un giorno all’alba” nel 2020 praticamente perché poi è uscito un anno dopo quasi due nella pandemia, e…

…e vi siete buttati subito poi sul nuovo!

Lorenzo: Mah in realtà delle radici e delle forme embrionali di alcuni brani di “Spettri” c’erano già mentre stavamo chiudendo “Un giorno all’alba”… Quindi è un continuo. Però ecco, si cresce si va avanti! Poi non so (tende il  microfono verso Emanuele nda)

Emanuele: No, no: avete già detto tutto voi!

Altre due domane poi giuro che vi lascio! La copertina (Un giorno all’alba, nda) ha un qualcosa di molto artistico così come alla fine lo è anche Spettri la vostra relazione con l’arte com’è? Mi ha fatto pensare molto ad un quadro di Caravaggio (nella mia mente, tutto questo ha un senso, nda) per quel chiaroscuro che ha ed il colore della toga!

Mattia: Va beh!! Oggi  tra Virgilio e Caravaggio!!! Stasera non suono!!!

Ahahah però è vero!!

Emanuele: Ci elevi veramente a una cosa superiore! In generale l’arte ci affascina tantissimo, magari parlo soprattutto per me ma comunque è un po’ per tutti. La cosa che cerchiamo di fare è dare una forma al tutto grazie a Claudio Fabietti, il nostro grafico, al quale ci affidiamo e sappiamo che ansiamo sul sicuro sempre, sempre! È il collaboratore che comunque…

Mattia: …a livello artistico ha dato tanto, insieme a Paolo (indica il ragazzo di cui su, nda): abbiamo conosciuto Claudio grazie a Paolo però mentre il lavoro di Paolo è stato accompagnarci nella crescita e gestirci, soprattutto da un punto di vista fotografico, tutto il lavoro di estetica è partito da Claudio che ha curato anche le installazioni 3d, le copertine, e tutto quanto.

Lorenzo: Volevo aggiungere solo una cosa riguardo all’arte che è stato detto in uno dei video che è uscito recentemente. Ovvero che in un certo senso, gli spazi liminali, sono quello che per De Chirico era la metafisica. Quello si, quel legame con l’arte c’era ed è vera questa cosa!

È vero!!! Ma comunque di tutto il negativo che Spettri può avere, l’artwork di Piccoli cannibali che rappresenta un’uscita d’emergenza: possiamo quindi uscire da tutto questo?

Lorenzo: Oddio, forse nel contesto di “Piccoli cannibali” no!!

Mattia: Proteggere il bambino che hai dentro! Quella è la via salvifica. Fai quello che pensi che sia giusto fare.

Lorenzo: si, sono d’accordo!

Eccomi con l’ultima domanda: di tutta questa società al collasso in quanto musicisti, come vedete il mondo della musica?

Mattia: Male guarda, malissimo. Basta così. Basta, no veramente! (con un sorriso amaro, si alza nda)

Rido

Lorenzo: (ridendo risponde a Mattia) La vediamo male però se lo continuiamo a fare vuol dire che un minimo di speranza ce l’abbiamo anche noi!!

Mattia: Si, si, va beh è normale.. però l’unico pensiero è di vaffa… a tutti!!!

Ridiamo

Un doveroso e sincero ringraziamento ai Sanlevigo per la loro schiettezza e la loro estrema disponibilità, e a Beatrice Sanpaolo che ha permesso questa intervista!

Roberta Matticola

Roberta Matticola

Se fossi una parola sarei 'errare', grazie al suo duplice significato: "1. a. Andare qua e là senza direzione o meta certa [...] 2. a. Ingannarsi in un’opinione, sbagliare in ciò che si crede o si afferma." (Vocabolario on line Treccani). Ed io sono così: cammino tanto fino a consumare suole e commetto troppi errori.

Tra le poche cose certe, c'è il mio costante bisogno di scrivere di musica, in particolare di quella italiana ed emergente.
Poi rido e canto (... male).
Tanto.
E con il tono troppo alto.

"Il dj da una radio mi dice che fa bene cantare: ma chi ha mai saputo cantare?" - ColapesceDimartino: Considera.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Non perdere

Turandot in bianco e nero all’Opera di Francoforte

di Emiliano Metalli Nonostante fosse l’ultima replica di un allestimento…