Matteo, Lorenzo, Mattia e Emanuele: i Sanlevigo. Sanlevigo significa “alba” in esperanto. Ed è proprio l’alba che torna nel titolo del loro primo album (Un giorno all’alba, 2022). C’è quindi della luce non solo nei volti di questi quattro ragazzi romani, ma soprattutto nel loro nome. Sarà per questo che nella loro musica descrivono l’ombra che, alcune luci, non riflettono mai.
Quando si ascolta un album bello e ben fatto, il primo pensiero è sicuramente sapere come suona dal vivo: un’incognita che ha ovviamente riguardato anche il loro ultimo album Spettri. C’era quindi una giustificata e irrefrenabile attesa da parte del pubblico, per questo appuntamento sold out, ed un grande entusiasmo (forse anche un pizzico di ansia) da parte della band.
Scontato dire che le attese non sono state disilluse? Forse sì, ma anche no. Nel loro essere “piccoli” ma solo perché indipendenti, i Sanlevigo mostrano sul palco l’attitudine di un gruppo che ha già calcato stage importanti e soprattutto, riescono a entusiasmare ed emozionare come pochi nomi riescono.
C’è poco da dire, siamo onesti. Quando i Sanlevigo salgono sul palco non si limitano a cantare le loro canzoni, non si può neanche dire che le eseguono solamente. Quando i Sanlevigo salgono sul palco fanno quello che sanno fare meglio: suonano. Suonano senza sosta, suonano fino a quando non hanno più sensibilità nelle loro braccia, suonano soprattutto con tutta l’anima. E le loro espressioni estasiate, mentre sono sul palco, ne sono l’esempio più evidente: è come se in quel momento il tempo e lo spazio si annullassero e fossero rinchiusi in un universo parallelo, nel loro universo musicale. É proprio la musica con i suoi arrangiamenti curati ad hoc, la vera protagonisti del concerto: si prende senza alcuna pecca di presunzione tutto lo spazio che l’album – per ovvie scelte di durata – non poteva offrirgli. Un brano come Monotonia che si conclude con un assolo, nella sua veste dal vivo diventa ancora più dirompente con la sua lunghissima chiusa musicale, dicasi lo stesso per quello interamente musicale Doppelgänger che sfocia in una roboante e vulcanica Spartisci la folla.
Mentre le nuvole del loro logotipo scorrono in loop sul telo alle loro spalle e sulle pareti del Wishlist, il pubblico si abbandona tra le braccia delle loro melodie sì cupe a tratti ma nello stesso tempo confortanti: salta, urla, canta e si emoziona, come succede per uno dei protagonisti di Cristalli che, avvolto nella sua t-shirt nera, si scioglie in un commovente pianto. Da Post-democrazia digitale che li accoglie sul palco, passando per Piccoli Cannibali, Viaggi onirici al piombo, Idoli e altri brani estratti da Spettri e Un Giorno all’alba senza escludere Effimere conquiste e L’evasione, il ritorno estratte da Eterociclico vol.1.
Un’accoglienza vera, pura sincera, quella del pubblico e quella dei Sanlevigo sui cui volti si scorge un’espressione di emozione e soprattutto di felicità.
I Sanlevigo sono una band da custodire e augurargli di raggiungere palchi e traguardi più grandi, che possano dare loro la visibilità che meritano di avere. Mi fa piacere ricordare, a tal proposito, che i ragazzi saranno in tour anche all’estero per tre date rispettivamente a Gand, Bucarest e Sofia.
È proprio in occasione di questo concerto che noi di Banquo incontriamo il gruppo per un’intervista.
Nb: L’intervista è divisa in due parti. Trovate la continuazione alla fine di questa pagina.

Lì attendo giù all’ingresso del locale ma, dopo poco, mi invitano a salire nei camerini: manca ancora qualche ora al concerto quindi, approfittando dell’orario di cena, si dedicano una pausa.
“Ho letto il messaggio: €90 de pizza! È costato de meno er cd!”
Forse comincia così, con questa simpatica intro, la nostra conversazione. Mentre parliamo i Katana Koala Kiwi, che avrebbero aperto il concerto, sono nel pieno delle prove. Parlare con Mattia (batteria), Lorenzo (basso e synth), Matteo (voce, chitarra e synth) e Emanuele (chitarra e synth) è un vero piacere: nella loro voce si percepisce un leggero sconforto per quello che la nostra società – e noi, per riflesso – è diventata, ma nei loro occhi si scorge una luce di entusiasmo ed una velata ansia per il live che li avrebbe attesi. Quattro anime diverse che hanno saputo trovare la loro incastro perfetto nella complementarietà che li contraddistingue: uno più impulsivo, uno più disincantato e gli altri due più razionali e posati. Inoltre i ragazzi sanno incuriosire l’interlocutore con le loro innumerevoli conoscenze e sanno avvolgerti con la loro infinita spontaneità e loro infinita simpatia.
Accendo il mio vecchio telefono e mentre premo play sul registratore, poggio il microfono sul tavolo e Matteo lo prende: “Ve posso cantà una canzone! La conoscete “io so carcerato e mamma more”?”
In primis grazie, per la vostra disponibilità! Prima domanda nonché la più scontata: come state? Sono quasi due mesi di “Spettri”: penso che l’accoglienza sia stata ottima! Attualmente siete in tour e soprattutto andrete all’estero, questa volta.
Matteo: Siamo entusiasti perché la risposta che c’è stata per Spettri è completamente incredibile e avvolgente! Magari ci siamo sorpresi della continuità soprattutto di chi ci segue. Pensiamo che abbiamo fatto un lavoro: ha sviluppato un bello zoccolo duro, quindi un bell’insieme di fan che coltivano la passione per i Sanlevigo… mi sembra strano dirlo però, in realtà è così!
Una fan base che quindi si è rafforzata e, come nel mio caso, immagino si sia anche ampliata con nuovi ascoltatori!
Matteo: Esatto! C’è stato un lavoro che sapevamo sarebbe andato molto bene, perché l’impegno e il lavoro tra di noi è stato veramente grande, però c’è stata molta più attenzione rispetto a quello che ci aspettavamo!
Abbiamo detto che “Spettri” è un titolo forte, esplicativo, che riassume tutte le sue dieci tracce che, come avete già detto al listening party (si è svolto il 16 settembre a Il Palco, nda) è un album che vuole esplorare gli aspetti più bui di questa società. Soprattutto, avete detto che ha avuto una gestazione di cinque anni ma, ascoltandolo, la cosa “paurosa” è che i brani sono ancora attualissimi: come vi fa sentire questa cosa?
Mattia: L’album purtroppo è attuale perché non siamo andati avanti rispetto a cinque anni fa sotto certi aspetti… anzi! Il discorso della gestazione è vera, però in questo momento stiamo anche pagando lo scotto di quello che è successo dal 2020 al 2023, momento in cui si è scatenato tutto il discorso riferito alle guerre, alla pandemia di covid e altro. Automaticamente oggi se ne parla perché si sente maggiormente, è una cosa che si è estesa a macchia d’olio: se due anni fa non si parlava di certi temi, oggi è diventata quotidianità.
Invece a livello di influenze, avete fatto riferimento a argomenti come l’architettura brutalista (che poi torna anche nella copertina) alla filosofia orientale: cosa ne ha influenzato la creazione?
Emanuele: Tanto… tanto! Partendo sicuramente dalle primissime del 2020 con delle influenze est europee come i Molčat Doma… come si chiamano gli altri! (chiede suggerimenti al resto del gruppo, nda)
Matteo: Gruppo Sova!
Emanuele: Gruppo Sova!… mi veniva il nome in cirillico: i Koba (Сова, nda)
Lorenzo:… che significa gufo! Gruppo gufo!
Emanuele: Per poi arrivare anche a ambienti underground, per lo meno in talia, come possono essere i Tame Impala, i The Lazy Eyes, i W. H. Lungs. È stato un percorso un po’ tanto di ricerca quanto, in realtà, naturale perché ha rappresentato quel bisogno di diversificare quanto avevamo già fatto, partendo da “Un giorno all’alba” per arrivare poi a “Eterociclico”. Sentivamo semplicemente il bisogno di cambiare! Poi sicuramente, questo è quello che ha avuto il contributo maggiore all’interno del gruppo. Poi ognuno ha avuto le proprie influenze: prendo Mattia che si è mangiato e rimangiato tutto un discorso di afrobeat o comunque roba più ritmata, noi magari siamo rimasti sempre in un ambiente rock, quindi su una musica che ci appartiene, da un punto di vista popolare. Mattia invece ha un po’ più spaziato, facendosi influenzare anche dai Talking Head..
Mattia: Diciamo che io, di voi tre, sono quello che si è più interessato a quella che è la cultura musicale afrobeat… perché il buon Mattia è un buon divulgatore di idee!
Lorenzo:… un divulgatore di Afrobeat!
Mattia: E soprattutto di Afrobeat!!
E a tal proposito infatti, in Spettri ci sono dei brani fortemente ritmati. Tra questi sicuramente la parte finale di Monotonia con un ritmo che, in qualche modo, è anche in contrasto con il titolo: vuole svegliare, dare la carica!
Matteo: esatto!
Mattia: Poi siamo andati direttamente verso una direzione dove, anche chi fa un determinato genere di musica, subisce influenze da altre cose. Cioè nessuno se l’aspetta ma anche i Radiohead prendono l’afrobeat ma nessuno lo sa: alcune cose sono proprio dei ricampionamenti e riproposte di ritmi che sono già stati fatti. Spesso la bravura non è copiare ma saper prendere, saper cercare. Quindi cioè se rimani nella stessa bolla…
Non ti evolvi!
Mattia: secondo me si, finisci proprio per estinguerti! Secondo me chi non si è evoluto negli anni, non ha mai saputo mantenere un livello qualitativo. Uno spesso si lamenta dicendo “era meglio il primo disco”… eh, però poi dipende che evoluzione ha preso perché magari può essere che a te non piace però è probabile che ci si è avvicinati ad una direzione che si sente più vicina!
Esatto! Infatti proprio a livello di generi musicali, vi avrei fatto proprio questa domanda: voi nascete come band rock fino a sfociare in Eterocicliclo vol.1 in melodie più morbide, quasi pop. Poi arriva Spettri che, in qualche modo, è una summa di tutto e rispecchia il vostro essere musicalmente trasversali: questo discorso appena fatto lo evidenzia! Tornando a noi… parliamo della copertina in cui ci sono tanti elementi ed avete ricalcato più di una volta il fatto di esservi ispirati agli spazi liminali. La domanda è perché proprio questi spazi?
Matteo: Quello degli spazi liminali è tema avvolgente, soprattutto negli anni della pandemia. Gli spazi liminali rappresentano quegli scenari creati dall’essere umano ma privi di figure viventi: è come se fosse una sorta di luogo di mezzo, un luogo dove tutto si ferma, un luogo dove è presente una stasi quasi disturbante. Ci piacevano così tanto anche perché, durante gli anni della pandemia, abbiamo fatto tantissime ricerche ed è stato uno spazio figurativo che poteva benissimo rappresentare tutto quello che voleva dire “Spettri”: una sorta di momento in cui sappiamo cosa sta succedendo, cosa sta accadendo ma nessuno in realtà si muove per cercare una soluzione.
A tal proposito, collegandomi anche a Idoli, che è la prima traccia dell’album, in qualche modo è come se voi voleste prendere l’ascoltatore per mano, come dei “Virgilio contemporanei” e voleste portarlo negli spazi bui della società. Diciamo che quindi è un invito a vedere quelle cose che sono sotto gli occhi di tutti ma che, in qualche modo, vogliamo ignorare?
Matteo: È un invito a voler essere più consapevoli di quello che sta accadendo, di quello che siamo diventati, di quello che la società e le classi politiche hanno, in un certo senso, creato. Quindi una società stra-mega individualista, una società frustrata, in cui le persone sono costrette a vivere una vita monotona pur essendo consapevoli di quello che sta accadendo ma non riescono ad uscire da questo loop.
In Post-democrazia digitale riassumete infatti questo discorso. Soprattutto questo individualismo sempre più forte e il desiderio di voler prevaricare sugli altri. La cosa più inquietante del brano è questo modo fatto su misura per noi: ad esempio con i cellulari, dici qualcosa e dopo due secondi è possibile che ti appare una sponsorizzazione su quanto detto. Di questo mondo distopico che avete raccontato, qual è una delle cose che vi fa più paura?
Matteo: Beh proprio questo che hai detto te, secondo noi! Cioè il discorso è che – e qui poi si apre anche un tema ancora più importante ovvero quello del surplus comportamentale – le macchine di oggi, in questo momento, sono sviluppate affinché estrapolino i nostri dati sensibili per poi indirizzarci all’acquisto di prodotti che potrebbero piacerci: questa cosa è la morte dell’identità. Cioè, dove stiamo andando? È tutto così bello avere a portata di mano un mondo virtuale gratuito: il problema è che non abbiamo capito che tutto questo in realtà, comporta un prezzo salato. Fermare una macchina così grande, una legge capitalista così grande è un problema per chi la gestisce.
Mattia: Ormai si vive sapendo che non lo puoi sconfiggere: devi viverci dentro e basta, non c’è soluzione. È assurdo dire “sconfiggiamo il capitalismo!” … ma chi siamo?
Non si può, è proprio impossibile! All’interno di tutto questo buio c’è anche Viaggi onirici al piombo in cui il sogno legato al piombo crea un ossimoro molto forte: tendiamo a pensare al sogno come qualcosa di leggero, però il piombo è comunque un metallo e legato a qualcosa di pesante. Quindi è anche pesante sognare, secondo voi, in questo momento? Quasi un “sentirsi in colpa”?
Lorenzo: Più che in colpa, spesso e volentieri (già dalla psicologia) tutti hanno unito il mondo onirico, il mondo dei sogni, con quello che poi è l’inconscio, no? E quindi un legame con una parte di noi che è più profonda, più nascosta e fa più fatica magari ad emerger. Nel momento in cui viviamo in una società, come stavamo dicendo prima, che è un po’ anestetizzata in cui è tutto bellissimo, è tutto a portata di mano, nel momento in cui hai anche un solo minimo calo di gioia e di felicità, tutto ti è immediatamente mostrato: devi essere sempre performante: come se fosse un continuo input di zuccheri che ti arrivano per stare a duemila. In realtà poi, nel momento in cui uno sogna, sei lasciato un po’ a sé stesso, ti isoli rispetto a quello che è la realtà quotidiana della società e ti trovi a fare i conti con te stesso: è una sorta di introspezione involontaria. In quel senso poi, il mondo dei sogni può diventare un mondo più pesante perché l’inconscio che subisce quotidianamente, che è silenziato quotidianamente, ha terreno fertile per poi riemergere. Quindi noi abbiamo interpretato il mondo onirico più in quell’ottica lì.
Tra i brani più forti dell’album – nonché il mio preferito – c’è sicuramente Spartisci la folla che, come avete detto anche voi, è stato uno di quelli più ascoltati e streammati. Soprattutto è quello che, più di tutti, rappresenta il “mondo distopico”. La prima volta che l’ho ascoltato, per quanto non sia tipa da serie TV, mi è tornato in mente quel mondo assurdo di Black Mirror: mi ci sono sentita catapultata. Volevo quindi chiedervi la genesi di questo brano: cosa vi ha indotto a scriverlo, quali sono state le letture, suggestioni anche cinematografiche che vi hanno influenzato. Insomma… cosa si nasconde dietro al suo successo!
Lorenzo: (commento fuori dai microfoni) Ecco magari poi chi vuole intervenire, si aggiunge. Allora una cosa secondo me che è giusto specificare, anche se poi è emersa dalle recensioni o comunque dagli articoli che abbiamo letto, è che per quanto possa risultare attuale, “Spartisti la folla” non è un brano nato rispetto ai conflitti degli ultimi mesi. Cioè, non nasce dal conflitto tra Israele e Palestina ma ha radici un pochino più profonde e, in realtà, sotto alcuni aspetti, un pochino meno di geopolitica internazionale. Nel senso che, il concetto alla base di “Spartisci e comanda” è quello di dividere una folla interna per governarla, quindi si parla di una realtà più a livello nazionale che internazionale. Poi è ovvio che nel momento in cui, come stiamo dicendo, gli anni necessari alla realizzazione di un disco sono diversi e la situazione intorno a noi va sempre peggiorando, come diceva anche Mattia all’inizio, uno rischia di risultare attuale anche a distanza di tanti anni. Noi siamo contenti ovviamente degli stream, siamo contenti anche dei feedback che stiamo ricevendo perché significa che in quello che facciamo, qualcuno riesce a rispecchiarsi o comunque a trovare un minimo di aderenza alla realtà. Ci fa un pochino meno piacere sapere che un brano del genere continua, anno dopo anno, ad essere ancora attuale. Questo è un po’ il tutto…
Mattia: Esatto! Infatti io mi allaccio al discorso di Lorenzo. Il disco è uscito il 19 settembre, un momento comunque che tutti sappiamo che cosa è successo. Però come ha detto Lorenzo non l’abbiamo fatto apposta! Non c’è stato nulla di proposito: è stata soltanto una coincidenza e probabilmente, anche il periodo storico in cui viviamo, ha dato a “Spartisci la folla” un boost in più!
Lorenzo: Si, probabilmente!
Mattia: Cioè… è inevitabilmente così! Però non c’è stato nulla di programmato.
