di Emiliano Metalli
Fabiana Iacozzilli e Linda Dalisi firmano OLTRE. Come 16+29 persone hanno attraversato il disastro delle Ande che debutta in prima nazionale al Teatro Vascello per il RomaEuropa Festival 2025.
Lo spettacolo racconta il disastro avvenuto il 13 ottobre 1972 al volo 571 dell’aeronautica militare uruguaiana che si schiantò sulle Ande. L’aereo trasportava i membri della squadra di rugby Old Christians Club insieme ad alcuni amici e familiari: la rotta era da Montevideo, in Uruguay, a Santiago, in Cile, dove i ragazzi avrebbero dovuto affrontare una partita.
Delle quarantacinque persone a bordo si salvarono solo in sedici, sopravvissuti cibandosi dei corpi dei loro amici: il tratto che forse più di altri colpisce la mente di chi ascolta la storia. Ma non resta che uno degli episodi di una vicenda umana complessa che innesta la voglia di sopravvivenza sulla riflessione intorno al senso della vita, la forza del corpo e del pensiero sul superamento di situazioni e difficoltà inimmaginabili attraverso una condivisione umana che arriva oltre.

Dal dato documentaristico raccolto da Iacozzilli e Dalisi a Montevideo, parte fondante di questa narrazione scenica creata anche attraverso l’integrazione di interviste audio delle persone coinvolte, la vicenda si sposta di livello. Lo spettacolo, infatti, non è una mera drammatizzazione dell’evento, ma diviene una riflessione comune, dove in questo “comune” è considerato soprattutto il pubblico. Di questo passaggio universalizzante, o metafisico come lo definisce la stessa Iacozzilli, sono testimonianza più elementi che ci conducono oltre.
Di certo l’uso di performer che muovono le inquietanti marionette ispirate alle opere di Giacometti, costituite da un materiale denso e bianco a metà strada fra le ossa e la neve, ma mobili e fragili quasi realistiche trasposizioni delle anime, più che dei corpi.

Ma anche l’impiego di brandelli di interviste immerse in una scena, evocativa e desolata tanto da far percepire il freddo e la solitudine, ideata da Paola Villani, su cui fa da sfondo un altro brandello: quello della carlinga dell’aereo con la scritta “fuerza”. Un dato che è testimonianza diretta – l’aeronautica uruguaiana – ma anche intenzionalità dell’azione, mossa da una “forza” che spinge oltre. Oltre le apparenze di uno spazio che nasconde la verde salvezza, ma anche il ventre, quasi materno.
Oltre è parola “prismatica”, come Dalisi definisce la vicenda stessa in cui non ci sono né vincitori né eroi. Una parola su cui soffermarsi, crocevia di significati a di possibilità.
Il primo mio pensiero è volato a un verso di Norma, l’opera di Vincenzo Bellini su libretto di Felice Romani. In particolare a un piccolo verso tratto dalla sua ultima scena:
CORO
Norma sei rea?
NORMA
Sì, rea,
oltre ogni umana idea.
Perché questo volo? Cosa hanno in comune questo spettacolo e la Norma, allora? Mi sono chiesto.

Proprio come Iacozzilli e Dalisi si sono domandate come impiegare il materiale raccolto in Uruguay, come trasformarlo in qualcosa di “altro” senza snaturarne il contenuto e la portata.
Credo che la risposta, per entrambi i quesiti, sia il senso profondo del mito e del teatro, inteso come rito collettivo di catarsi, forse, e di unione. Il recupero di un linguaggio che si conferma eterno perché riesce a parlare del mito, come archetipo, ma anche dell’oggi, come urgenza sociale e umana.
Norma, come i sopravvissuti, può apparire colpevole “oltre ogni umana idea”. Colpevole di un atto di sopravvivenza che qui viene letteralmente condotto fuori scena (poiché osceno). Un atto che conduce “oltre”. Ma questo superamento è, di per sé, sopravvivenza e vita. Quindi “oltre” presuppone anche la volontà di vivere, non “sulle spalle dei”, ma “insieme ai” compagni di viaggio.

Ecco perché il seguito del titolo. Dopo l’OLTRE troviamo un gruppo composto da 16+25 persone che “attraversano” il disastro: sia la morte sia la sopravvivenza sono modi di attraversare questo evento. L’uno testimoniato dalle voci, l’altro dai corpi nudi, mutilati, dai sospiri, dai tentennamenti, dai crolli e dalle azioni folli che però conducono ancora e nuovamente oltre.
Ecco che i corpi allora si staccano dalla scena e iniziano la scalata non in platea, ma sulla platea. Sui corpi inermi degli spettatori che accolgono o respingono quella scalata, proprio come l’ambiente naturale delle Ande ne accoglieva allora il viaggio verso la salvezza.
Un rito comunitario, dunque, cui contribuiscono le musiche e il suono curati con attenzione da Franco Visioli, le luci radenti e gelide di Raffaella Vitiello e le cura maniacale – e per questo bellissima – dell’animazione cui Michela Aiello ha dedicato grande attenzione, ripagata dalla resa eccellente di Andrei Balan, Francesco Meloni, Marta Meneghetti, Giselda Ranieri, Evelina Rosselli, Isacco Venturini e Simone Zambelli, visibilmente commossi come la gran parte del pubblico.

REF 2025
Teatro Vascello
OLTRE. Come 16+29 persone hanno attraversato il disastro delle Ande
ideazione e regia Fabiana Iacozzilli
con Andrei Balan, Francesco Meloni, Marta Meneghetti, Giselda Ranieri, Evelina Rosselli, Isacco Venturini, Simone Zambelli
dramaturg Linda Dalisi
scene Paola Villani
musiche e suono Franco Visioli
luci Raffaella Vitiello
cura dell’animazione Michela Aiello
aiuto regia Cesare Del Beato
assistenti alla regia volontari Matilde Re e Francesco Savino
produzione Teatro Stabile dell’Umbria
in coproduzione con Cranpi, La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello
con il sostegno e debutto nazionale Romaeuropa Festival
con il sostegno del Centro di Residenza dell’Emilia-Romagna L’arboreto – Teatro Dimora | La Corte Ospitale, Teatro Biblioteca Quarticciolo; con il contributo dell’Istituto Italiano di Cultura di Montevideo; un ringraziamento a Fivizzano27
