Delle volte basta un ascolto per avere un’idea chiara su un album, come nel caso dei Réclame che venerdì 16 gennaio, hanno rilasciato il loro omonimo terzo disco.

Come il nome stesso suggerisce, il concept del lavoro ruota attorno al concetto di pubblicità, del falso e dell’inganno, declinandolo in diverse aree della vita che comprendono il lavoro, le relazioni, il mondo interno e la sfera personale. Come scritto sul comunicato, Réclame nasce da una domanda: «è possibile vivere dentro un sistema fondato sulla réclame o può esistere un’altra forma di esistenza, più fragile ma autentica?». Così come letto/ascoltato in altri album, anche nel lavoro della band portata al successo da Sanremo Giovani 2019, torna il desiderio di rimuovere la patina luccicante che riveste ogni cosa, per mostrarla nella sua realtà che sarà sicuramente più triste e meno brillante. Una patina sotto la quale si nasconde la vera essenza e la propria identità, così come raccontato nel brano Spot hi-fi basato sulla dualità tra realtà e idealizzazione e in cui la band ripete come un mantra «niente è vero e tutto è così perfetto». E poi ancora l’esigenza di essere sempre presenti e in prima linea, senza mai tirarsi indietro trasformandoci in Yes Man – traccia che apre l’album – che farebbero di tutto per la gloria: sì ma, a quale prezzo? Annullarsi completamente.
Impossibile non notare la citazione dell’iconico brano dei The Buggles Video Killed The Radio Star che i Réclame trasformano in Online killed the tv star: racconta la band che «la ragazza protagonista del brano, probabilmente la stessa ragazza che tenta di sfondare nel mondo dello show business televisivo, si presta al digitale per tentare di arrivare alle stelle ma finisce per ripiombare nello stesso mondo, finto ed effimero, dal quale è stata respinta. Cambiano i media ma non l’attitudine dello spettatore medio.» (comunicato stampa)
Musicalmente l’album sembra dividersi in due differenti atmosfere musicali: una prima più sicura e rockeggiante che delinea un paesaggio effimero, fallace, finto appunto, dominato dalla lingua inglese che caratterizza il mondo dello spettacolo. La seconda invece, scende su toni più acustici quindi intimi, delicati: le parole sono più insicure e personali «dove il desiderio di autenticità prende il posto dell’apparenza, completando un percorso coerente, che accompagna l’ascoltatore dalla superficie all’essenza.» (comunicato stampa)

Tra soubrette che cercano a tutti i costi il successo (Showgirl), la mercificazione di ogni cosa (Il mercato), la disperata necessità di riconnettersi con se stessi e ciò che ci circonda (Ripartire, uno tra i brani più belli dell’album) e l’ironia che si fonde alle sonorità anni ’70 di Allegria cui protagonista è una coppia che cerca di ritrovare la sua complicità («Quello che ci manca nella nostra vita è un po’ di allegria!») i Réclame tornano in questo nuovo anno con un album che si può semplicemente riassumere con l’espressione “pubblicità ingannevole”.
La differenza rispetto agli spot televisivi è che, questa volta, non basta spegnere gli schermi per tornare alla vita reale, ma è necessario fare un reset nella mente… e provare a sfuggire da tutto quello che ci circonda, ripartendo da zero.
