Buona la prima…? | Com’è andata la prima serata della 76° edizione del Festival di Sanremo.

25 Febbraio 2026

Costellato dalle solite innumerevoli critiche, ha preso il via ieri sera, martedì 24 febbraio, la 76° edizione del Festival di Sanremo.

Addentriamoci subito nei suoi punti focali.

C’è solo una parola che ne può riassumere il cast: accozzaglia. E poi c’è un altro enorme problema da identificare subito: il numero di partecipati pari, anche quest’anno, a 30 artisti. Insomma, il filone Amadeus del cinquennio 2019 – 2024 doveva trovare una contro-risposta con la direzione artistica di Carlo Conti che, in questi due anni, ha continuato a solcare un tragitto già segnato.

Novità? Colpi di Scena? Niente di tutto questo anche in questa edizione che si concluderà sabato 28 febbraio. Come già detto, 30 i cantanti in gara che spaziano nei generi più disparati della nostra musica italiana: l’indie pop incontra cantanti rap (che non rappano), la musica country (o meglio un esperimento) ed anche la neomelodica (ahia!). Ma se “Sanremo è lo specchio della musica contemporanea”, come già sostenuto in passato (e come ci piace ribadire ogni anno), diciamo che non è che stia proprio benissimo…

Ma procediamo per gradi: ieri sera sono state presentate tutte le canzoni in gara con la conduzione di Carlo Conti e Laura Pausini (padroni di casa per tutta la durata della kermesse) con il supporto dell’attore turco Can Yaman. Nonostante le numerose critiche alzate prima del suo inizio, rispetto alla prima serata dello scorso anno dominata dalla noia, penso che sia stata proprio la Pausini con la sua spontaneità a portare brio alla serata in cui la gara – per ovvi motivi di tempo – è stata la vera protagonista della serata. Superflua la figura di Can Yaman che, nonostante il suo fascino orientale e la sua dizione perfetta, è stato recluso al banale ruolo di valletto di “bella presenza”; bravo – ma a tratti esasperanti i virtuosismi vocali – Tiziano Ferro che ripercorre in venti minuti i suoi più grandi successi; importante e necessaria la testimonianza di Gianna Pratesi, 105enne che fu una delle donne a votare nel 1946, scegliendo la Repubblica. In tempi oscuri come questi, in cui sembra scemare il concetto di democrazia, è sempre bene ricordare – anche alla platea di giovani – che migliaia di persone sono morte affinché oggi avessimo anche la più semplice libertà.

La serata si è aperta con il ricordo di Pippo Baudo, scomparso di recente e indissolubilmente legato al festival di Sanremo, la cui voce di benvenuto agli spettatori ha risuonato nel teatro insieme al classico jingle sanremese che è diventato storia (e che reintrodurrei).

Ma passiamo alle canzoni in gara…

Dal primo frammentario e superfluo (perché già dopo l’ora di ascolto l’attenzione scema) si evince come ci siano brani più forti e altri che, oggettivamente, funzionano di meno e per questo totalmente superflui all’interno della gara: diciamo che di un parterre di 30 artisti, almeno la metà dei brani poteva essere completamente esclusa. Ed il primo nome da fare in merito è quello di Elettra Lamborghini che dopo Musica (e il resto scompare) di Sanremo 2020, torna sul palco dell’Ariston con un brano che si propone per essere una mina durante l’estate ma che, con il suo nauseante ritmo latino, riesce a palesarsi come totalmente vuoto (un po’ come tutta la sua produzione). A questa si aggiunge un altro pericolosissimo concorrente che riuscirà a piazzarsi sicuramente in altro nella classifica finale per (colpa) i voti del pubblico: Sal Da Vinci. Ancora tutti legati al suo Rossetto e caffè, il cantante napoletano alla fine della sua esibizione ha ottenuto un’ovazione da parte del pubblico in sala che stride con la qualità del suo brano. Anche qui, canzone che impazzerà nelle radio per tutta l’estate ma che assume sempre di più i contorni di produzione neomelodica. Altri brani insulsi che alla fine della loro esibizione si fa difficoltà a ricordare sono quelli di Francesco Renga e Leo Gassman che continuano a proporre sempre la stessa canzone, o ancora LDA e Aka7even (ma che cosa significa <<Sale nel sangue carnale>>?), Eddie Brock, Nayt e Mara Sattei (deludente e retorica). Se Ermal Meta porta (ancora una volta) un brano tematicamente “facile”, sfruttando la storia di un bimbo vittima di una guerra, restano nel limbo delle valutazioni Luchè, Sayf (solo a me sembra il Ghali di Sanremo 2026?), Bambole di pezza e Michele Bravi (ma anche lui non esce dal filone della sua canzone-confort e terribile quel «E ti vorrei citofonare ma/ Ma non so più il tuo nome/ A forza di chiamarti amore»). Insieme a loro J-Ax con una canzone dalla simpatica melodia country ma dal testo poco comprensibile, Dargen D’Amico anche lui con una canzone poco comprensibile e Tredicipietro. Resta nel limbo anche Tommaso Paradiso, un tanto atteso esordio sanremese, che confeziona una canzone identica a quelle prodotte negli ultimi anni (siamo oramai lontanissimi dal periodo Thegiornalisti) ma che, sul palco di Sanremo, sembra non stonare affatto. Il blocco degli artisti “nel limbo” è la chiara rappresentazione che la kermesse di quest’anno si stabilizza sulla fascia della mediocrità, proponendo una pletora di brani di una qualità bassa e difficilmente si riesce a capire se ce ne sia uno davvero adatto per il podio.

Il vittimismo invece è il protagonista della canzone in gara del duo Fedez & Masini che, bisogna ammetterlo – nonostante anche loro cavalchino un trend già sfruttato da entrambi – funziona e potrebbe anche posizionarsi nella parte alta della classifica.

E poi ci sono i brani ben composti o ben cantati o comunque che hanno saputo colpire. Faccio il nome di Arisa e Serena Brancale che hanno celebrato le loro qualità vocali con due brani eleganti e raffinati, nel caso della prima artista (probabilmente) autobiografico: se dovesse finire questa sera il festival, inserirei d’obbligo la poliedrica Brancale sul podio che ha saputo mostrare un lato di sé che Anema e core (Sanremo 2025) non le aveva permesso di celebrare, la sua interpretazione vocale è stata perfetta dando quindi una luce immensa alla sua canzone in gara. E vi dirò, vedendo anche il trend delle altre canzoni che hanno vinto, non guasterebbe neanche all’Eurovision.

Inaspettati Patty Pravo che, nonostante la sua età importante, esegue il brano con pochissime sbavature, Raf che porta sì un brano d’amore ma che riesce ad arrivare con la sua semplicità, la linearità e semplicità di Enrico Nigiotti e Chiello: rientra anche lui nel limbo succitato ma a fine brano ho esordito con un “pensavo peggio” quindi lo premio sulla fiducia. Diretta e forte Levante con la sua voce potente ed il suo brano sull’amore proprio. Il “mi aspettavo di più” se lo aggiudica la coppia indie (in tutto e per tutto) Maria Antonietta e Colombre che portano un brano allegro, leggero e brioso ma senza colpire più di tanto nel segno: il rischio, nel loro caso, è essere classificati come i nuovi Coma_Cose facendo così passare in secondo piano il loro brano (perchè belle le canzoni, ma il gossip prima di tutto). Classico ed elegante ma, anche lui (da fan di prima ora dell’artista mi permetto di dirlo) non porta uno dei suoi brani più forti, Fulminacci colpisce nel segno con l’estrema semplicità che lo caratterizza e si mostra anche con un appeal più sicuro rispetto al suo esordio sanremese del 2021 (ricordiamoci la totale assenza di pubblico in quell’occasione): lui super favorito dalla stampa… ma era anche impossibile pensare non fosse così! Chiudiamo la carrellata dei trenta con un’altra favorita dalla stampa e con un altro pezzo che si proponeva come tormentone già dagli ascolti della stampa ovvero Ditonellapiaga che, nonostante la poca comprensibilità delle sue parole, sciorina un elenco di tutte le cose che le e ci danno fastidio: è il caso di dire che, più che un brano, è un vero e proprio manifesto sonoro!

Al termine della serata, come di consueto la prima sera, la sala stampa ha decretato i suoi cinque brani preferiti ovvero Arisa, Ditonellapiaga, Fulminacci, Fedez & Masini e Serena Brancale. Stasera spazio a 15 artisti, i restanti si esibiranno giovedì sera; venerdì spazio ai duetti per poi scivolare verso la finalissima di sabato.

Dedico le ultime riflessioni alla sobrietà che caratterizza non solo il palco ma, almeno nella serata di ieri, anche negli outfit dei concorrenti; un po’ meno apprezzabile che siano completamente spariti i fiori (come da diversi anni a questa parte) ma ci siano sempre più ballerini e coreografie. Infine permettetemi di dire un po’ riduttivo il ricordo al compianto maestro Beppe Vessicchio, anche lui scomparso qualche mese fa, che del Festival di Sanremo era diventato una colonna portante. Pur non partecipandovi, ho letto che al Fantasanremo sarebbero stati attribuiti punti se, i direttori d’orchestra, avessero indossato un papillon in sua memoria: al di là dei punti, sarebbe stato un bel gesto se tutti i direttori d’orchestra lo avessero indossato.

Buona seconda serata del Festival di Sanremo a tutti: ci sentiamo nei prossimi giorni!

Roberta Matticola

Roberta Matticola

Se fossi una parola sarei 'errare', grazie al suo duplice significato: "1. a. Andare qua e là senza direzione o meta certa [...] 2. a. Ingannarsi in un’opinione, sbagliare in ciò che si crede o si afferma." (Vocabolario on line Treccani). Ed io sono così: cammino tanto fino a consumare suole e commetto troppi errori.

Tra le poche cose certe, c'è il mio costante bisogno di scrivere di musica, in particolare di quella italiana ed emergente.
Poi rido e canto (... male).
Tanto.
E con il tono troppo alto.

"Il dj da una radio mi dice che fa bene cantare: ma chi ha mai saputo cantare?" - ColapesceDimartino: Considera.

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