Se il televoto premia Sayf, la sala stampa ripone tutta la sua fiducia in Sal Da Vinci che conquista il primo posto nella classifica finale del Festival di Sanremo: vittoria contestabile? A voi la lettura dei nostri commenti!
In diretta televisiva, Carlo Conti ha ufficializzato il passaggio di testimone per la prossima conduzione, affidandola nelle mani del ballerino e conduttore Stefano De Martino che, visibilmente commosso, dal 2027 assumerà il ruolo di direttore artistico e presentatore della nuova edizione della kermesse.
Il Festival di Sanremo 2026 è finito con due fuochi d’artificio: il passaggio di testimone e la vittoria di Sal Da Vinci. Caratteristica della finale della settantaseiesima? La coerenza con le altre serate. La solita corsa di Carlo Conti, Laura Pausini che trova l’occasione di urlare su ogni parola per mostrare la sua ugola, Andrea Bocelli che si presenta sul cavallo per poi far sfoggio della sua voce sicuramente apprezzabile, ma presente in ogni Sanremo con le solite canzoni. La presenza di Giorgia Cardinaletti ha dato un tocco di eleganza e professionalità, dimostrata già al TG1 e che conferma che potrebbe portare avanti una carriera come Alberto Matano. Per il resto, meno male che il co-conduttore della finale era Nino Frassica, che con la sua comicità non sense riesce a risollevare tutto, un estro geniale che appartiene solo a lui.

Sara
La serata è filata come sempre senza grandi momenti di show, ma una differenza c’è stata: Carlo Conti non è un robot e ieri ha regalato più di qualche gaffe tra nomi cambiati e frasi evitabili. Anche la quinta serata ha avuto il suo momento sociale con il ricordo delle vittime di femminicidio. Infatti, sullo schermo sono comparsi i nomi delle donne uccise nel 2025, nel silenzio dell’Ariston e dei conduttori di serata. Poi sul palco è salito Gino Cecchettin ( che Conti ha chiamato inizialmente Giulio), che con la dignità e l’umanità che tutti abbiamo imparato a conoscere ha parlato della fondazione nata a nome di sua figlia Giulia uccisa dall’ex fidanzato. Un momento che nella sua semplicità è forse stato il migliore in questo ambito nelle serate.
Ma la finale è stata caratterizzata anche da un evento unico nella storia del Festival di Sanremo, il passaggio di consegna tra il direttore artistico e conduttore al prossimo che come tutti si aspettavano sarà Stefano De Martino. L’operazione svecchiamento che tutti volevano da anni è iniziata, come immancabili le prime critiche, senza dare al giovane conduttore nemmeno il tempo di fare le prime riunioni. Il ruolo di direttore artistico potrebbe essere pesante per chi sta iniziando ora questo nuovo mestiere, ma sarà sicuramente aiutato e guidato. Comunque tutto ciò appartiene al futuro, ora restiamo nel presente dando l’ultimo giudizio sull’edizione del 2026, chiudendo questa parentesi De Martino, dicendo che è stato un bel momento, l’abbraccio di un senior come Conti ad un giovane Stefano, emozionato mentre alzava lo sguardo al cielo, sappiamo tutti il perché.
Ma la finale ha visto soprattutto la gara che ha decretato il vincitore più inaspettato alla vigilia, ma che con il passare dei giorni ha dato l’impressione di aver sbaragliato la concorrenza di Masini-Fedez e Brancale, favoriti della vigilia, grazie ad un’accoglienza che poche volte si è vista a Sanremo. E così Sal Da Vince superando Sayf, Ditonellapiaga, Arisa e Masini-Fedez, un quintetto che più o meno non sorprende particolarmente dopo l’andamento della settimana festivaliera.
La classifica finale ha forse una sola unica grande sorpresa che ha portato l’Ariston a fischiare, il nono posto di Serena Brancale che però ha vinto il premio Tim e il premio della sala stampa web-radio Lucio Dalla. Fulminacci invece ha conquistato il premio Mia Martini, Masini-Fedez il premio Bardotti per il miglior testo e Ditonellapiaga quello come miglior componimento musicale.
Alla fine ha vinto Sal Da Vinci tra le solite polemiche che Sanremo porta dietro di sé, perché parliamoci chiaramente mai nessun vincitore andrà bene a tutti. Innegabilmente il cantante partenopeo non aveva la canzone migliore, un brano che porta in sé il folklore, ma anche i sentimenti più popolari, ma non si può nemmeno non dar peso alle reazioni che in giro per Sanremo quest’artista di 56 anni ha suscitato dopo 50 di onorata carriera spesso sottovalutata. Forse della vittoria di Sal Da Vinci c’è un’altra cosa che dovrebbe far riflettere, perché ci si è accorti di lui solo con Rossetto e Caffè o Per Sempre Sì? Eppure per chi ha voglia di andare un po’ più in là potrebbe scoprire che tanto neomelodico non è e che nel suo repertorio ha canzoni molto più valide di quelle più famose, come Vera, Da Lontano, Orologi Senza Tempo e tante altre. Per il resto Per Sempre Sì continueremo a sentirla e ballarla, continuerà ad essere da matrimonio con i suoi folklori e i suoi haters, e il suo non essere di certo una canzone di qualità eccelsa, ma figlia di un tempo che nella musica cerca il mero divertimento ballabile.
Ora le canzoni però dovranno viaggiare per vincere davvero e solo il tempo dirà se il pubblico avrà apprezzato davvero questo Festival o meno, intanto Conti lascia il timone a De Martino che avrà un compito difficile, svecchiare il monumento televisivo più antico in Italia.
Roberta
Dovrei scrivere questo commento a mente lucida, ma penso proprio di non riuscirci. Il titolo di questo articolo parla chiaro: Sal Da Vinci è il vincitore della 76° edizione del Festival di Sanremo.
Prima di procedere con un commento estremamente personale, faccio una doverosa premessa ovvero che non sono riuscita a seguire la finale (al di fuori di qualche spezzone sparso) quindi la mia sarà solo una riflessione generale… ma d’altronde le canzoni in gara le abbiamo già ampiamente ascoltate e, da confronti anche con la collega Sara, la serata sembra non ha mostrato chissà quali colpi di scena. E premetto anche che avrei dovuto articolare anche meglio questo commento ma i misie sentimenti di delusione generale e il non aver visto la finale, un po’ mi penalizza.
Inizio subito: questo podio è una “sconfitta” per la musica italiana. È da questa mattina che leggo solo commenti che giustificano questa scelta dicendo che la qualità dei brani in gara non era alta: su questo punto siamo tutti d’accordo, l’abbiamo affermato sin dalla prima serata. Ma non si può dire che quello di Sal Da Vinci sia stato uno dei brani migliori in gara e basti pensare ai brani di artisti come Serena Brancale, Levante, Fulminacci, Ditonellapiaga… Chiudendo questa parentesi e considerando anche i gusti di chi vi scrive, questo primo posto non è sicuramente quello che ci saremo dovuti aspettare da un festival che celebra il cantautorato italiano dal 1950. Ma d’altronde, com’era quel claim? Ah si! “Il Festival di Sanremo è lo specchio della musica contemporanea”. Infatti dopo aver ascoltato fino allo stremo Rossetto e caffè bissiamo con Per sempre si e ce la portiamo anche all’Eurovision… d’altronde è un brano scelto dal popolo di un autore del popolo, come lui stesso si è definito. Ancora per un altro anno, comunque, la distribuzione dei voti si conferma macchinosa e che finisce per penalizzare anche artisti favoriti, sia dalla stampa che dal pubblico: per approfondire la questione votazione, vi rimando a questo articolo (lascio la parola a chi è più esperto della sottoscritta).
Addentrandoci nella classifica, il podio ha comunque premiato due artisti giovani quindi Sayf (che io ho subito paragonato al Ghali di Sanremo 2026 ed il suo brano lo conferma) e, insieme a lui, la terza classificata Ditonellapiaga con un brano che si propone da mesi come un tormentone (estivo e non) e un manifesto di vita: sicuramente una bella vittoria per entrambi!
Prevedibile invece la presenza del duo Fedez e Masini nei posti alti della classifica, così come Arisa; discutibili altre posizioni invece come la già citata Serena Brancale, Dargen D’Amico che avrebbe meritati qualche posizione in più rispetto al 27esimo posto (Samurai Jay è ben 10 posti sopra di lui…), Tredici Pietro al 16esimo posto con un brano sulla fragilità dell’essere umano e Levante al 14esimo, scalzati entrambi dal “sangue carnale” di LDA e AKA7Seven all’11 posto. Per me anche inconcepibile che Nayt sia un posto sopra Fulminacci ma (non) va bene lo stesso.
I premi collaterali invece, sono stati più meritocratici: nonostante la sua nona posizione, la Brancale ha conquistato il Premio Sala Stampa “Lucio Dalla” e il Premio TIM, risultando la più votata dal pubblico attraverso i social ufficiali e l’app MyTIM. Se il premio “Sergio Bardotti” per il Miglior Testo è stato vinto dal brano Male Necessario di Fedez e Masini, il premio “Giancarlo Bigazzi” per il Miglior Arrangiamento è andato a Che fastidio di Ditonellapiaga; infine meritatissimo il Premio della Critica Mia Martini a Fulminacci con la sua Stupida sfortuna.
Sommariamente, come ripetuto fino allo stremo, questo festival si è mostrato noioso, direi anche vuoto e con pochi argomenti di “dibattito”, l’unica notiziabilità ci è stata offerta dalla mancata ripresa del bacio saffico tra Levante e Gaia in occasione dei duetti. Per quanto Carlo Conti sia un abile conduttore, non si può dire che sia riuscito a tenere egregiamente il palco dell’Ariston in questi due anni. Duole dirlo – perché ne odiavo i tempi lunghissimi – ma per il festival c’è bisogno di una personalità forte ed eclettica come lo era Amadeus.
Come anticipato nell’introduzione, dal prossimo anno Stefano De Martino assumerà il ruolo di conduttore e direttore artistico del festival: la speranza è quella che il ballerino possa dare una nuova impronta alla kermesse riportando il baricentro sui giovani. E la musica di qualità.
Ma la domanda sorge spontanea: se a livello di conduzione non abbiamo dubbi della spigliatezza di De Martino, quali (e quanti) sono le sue competenze musicali?
