di Emiliano Metalli
Roméo et Juliette di Charles Gounod è andato in scena per la prima volta al Teatro dell’Opera di Roma, con la regia di Luca De Fusco, frutto di una cooperazione con il Teatro di Roma, e con la direzione di Daniel Oren.
Roméo et Juliette non è un titolo semplice da realizzare, perché a parte qualche brano più noto, resta una composizione influenzata maggiormente dalle contingenze del suo tempo e dal tentativo, per altro notevole, del compositore e dei suoi due collaboratori al libretto, Jules Barbier e Michel Carré, di dare vita a un’opera più sinceramente vicina all’universo shakespeariano, rispetto alle precedenti. Questo ne potenzia per alcuni aspetti la portata drammatica – l’impiego dei duetti è esemplare di un desiderio di “dialogo” – ma al tempo stesso lascia l’impressione che la melodia debba farsi spazio nell’azione senza mai trovare realmente il suo equilibrio, la sua centralità.

Luca De Fusco sposta l’azione agli anni ’40 del Novecento, immaginandone lo svolgimento entro gli argini di una contrapposizione fra opposti: bianco e nero – plausibilmente Capuleti e Montecchi -, morte e vita, realtà e sogno. Laddove a rappresentare l’elemento vitalissimo spicca soltanto il colore degli abiti dei due giovani protagonisti.
A fronte di una accurata attenzione estetica che si esprime nella stretta collaborazione fra le monumentali scene di Marta Crisolini Malatesta, che cura anche i costumi, il progetto luci di Gigi Saccomandi e i video – a tratti forse troppo didascalici, ma almeno in due occasioni splendidamente coinvolgenti – di Alessandro Papa, la regia di De Fusco non mira a generare dinamismo. Costruisce piuttosto quadri d’assieme, in uno stile molto tradizionale, in cui vince la staticità persino quando i sentimenti porterebbero a esprimere tutt’altro.
Neppure i movimenti coreografici di Alessandra Panzavolta, nonostante la pregevole ideazione, riescono a dare una spinta in avanti al senso di immobilità globale.









La parte del leone spetta a Daniel Oren, invece, che guida con la consueta perizia l’Orchestra del Teatro dell’Opera cui questo repertorio si adatta alla perfezione. Oren riesce a trovare il colore e il dinamismo più adatto alla scena, addensando i timbri orchestrali nei passaggi più drammatici e lasciando all’interprete la possibilità di esprimersi al meglio, senza forzare tempi e volumi. Non si perde dietro un’idea filosofica, né cerca un effetto senza che questi abbia un corrispettivo emotivo e drammatico, la sua lettura è, complessivamente, il punto forte dello spettacolo.

La coppia di innamorati è formata da Nino Machaidze, soprano georgiano affermatosi a livello internazionale dopo il debutto nel 2008 al Festival di Salisburgo proprio nel ruolo di Juliette, e Vittorio Grigolo, che veste nuovamente i panni del Roméo di Gounod, a cui ha dato voce alla Scala nel 2011 e al Met nel 2017.
Entrambi possiedono la scaltrezza, la capacità tecnica, il timbro e la fisicità per portare a segno il ruolo con un evidente apprezzamento del pubblico.
I palati più raffinati, però, potrebbero storcere il naso per una pronuncia francese non sempre a fuoco e, soprattutto, per qualche passaggio non troppo sotto controllo. Piccolezze, rispetto alla tenuta di una drammaturgia impegnativa che li vede quasi sempre in primo, primissimo piano, e che mette in campo tutte le potenzialità di un artista: dalle mezze voci suggestive di Grigolo alla intensa liricità delle frasi più drammatiche di Machaidze. A entrambi non mancano acuti brillanti e fraseggio eroico, ma subiscono forse l’indecisione scenica di una regia non troppo presente.

Accanto ai protagonisti, val la pena citare almeno Nicolas Courjal (migliore in Frère Laurent che nei panni del Duc de Vérone), Mihai Damian (Mercutio), Christian Senn (Capulet), Valerio Borgioni (Tybalt) e Géraldine Chauvet (Gertrude), tutti notevoli per vocalità e interpretazione, nonostante l’esiguità delle parti. Meno convincente lo Stéphano di Aya Wakizono che ha comunque raccolto molti apprezzamenti da parte del pubblico. Nota di merito per Alejo Álvarez Castillo (Pâris), quota immancabile e preziosa di “Fabbrica” Young Artist Program del Teatro dell’Opera.

Roméo et Juliette
Musica di Charles Gounod
Opera in cinque atti
Libretto di Jules Barbier e Michel Carré
DIRETTORE Daniel Oren
REGIA Luca De Fusco
Maestro del Coro Ciro Visco
Scene e costumi Marta Crisolini Malatesta
Luci Gigi Saccomandi
Video Alessandro Papa
Movimenti coreografici Alessandra Panzavolta
PERSONAGGI INTERPRETI
Juliette Nino Machaidze / Vannina Santoni 2, 5
Roméo Vittorio Grigolo / Duke Kim 2, 5
Frère Laurent Nicolas Courjal
Mercutio Mihai Damian
Stéphano Aya Wakizono
Capulet Christian Senn
Tybalt Valerio Borgioni
Gertrude Géraldine Chauvet
Le Duc de Vérone Nicolas Courjal
Pâris Alejo Álvarez Castillo*
Benvolio Raffaele Feo
Gregorio Alessio Verna
*Dal progetto “Fabbrica” – Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma
Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera di Roma
Nuovo allestimento Teatro dell’Opera di Roma nell’ambito di un progetto triennale in collaborazione con il Teatro di Roma
