Tavola, tavola… Chiodo chiodo: Lino Musella racconta Eduardo De Filippo

Testo Giulio Cascia

Dal 30 novembre al 5 dicembre 2021 è andato in scena al Teatro Vascello di Roma Tavola tavola, chiodo chiodo…, spettacolo teatrale diretto e interpretato da Lino Musella, che trasforma un’accurata selezione di materiali archivistici di Eduardo De Filippo in un’opera originale e accattivante.
Nato durante la pandemia e vittima della chiusura forzata dei teatri, lo spettacolo nasce dalla collaborazione tra Musella e Tommaso De Filippo, figlio di Luca e nipote di Eduardo, che alla morte del padre ha “ereditato” la custodia dell’archivio, sotto la guida di Maria Procino, archivista che per anni si è occupata delle carte eduardiane.
Il titolo dello spettacolo rimanda a un’epigrafe nel teatro San Ferdinando di Napoli dedicata a Peppino Mercurio, storico macchinista e capomastro di De Filippo che, tavola dopo tavola, chiodo su chiodo, ha costruito il palco dello storico teatro napoletano rifondato da Edurado.
L’opera è, senza mezzi termini, eccezionale. Musella è un attore incredibile che sul palco non smette mai di muoversi, in un costante lavoro attoriale volto a rappresentare il “capocomico” in maniera vivida e commovente: sembra quasi di avere De Filippo davvero sul palco mentre scrolla le spalle e si passa la mano tra i capelli con quel suo fare così caratteristico. La scenografia è essenziale e intelligente, non c’è nulla di più di quello che serve: a creare l’ambientazione ci pensano le musiche eseguite dal vivo da Marco Vidino, che incalzano l’azione e accompagnano la pièce, e il sapiente uso delle luci che trasforma il palco, a seconda delle necessità, nel cantiere del teatro San Ferdinando, nello studio, nel famoso balconcino della commedia Questi fantasmi! . Musella mette in scena ed interpreta un Eduardo molto umano e poco idealizzato, sempre ironico ed arguto nonostante le piccole-grandi tragedie della quotidianità, agguerrito e politicamente attivo. Un De Filippo a tutto tondo che si racconta senza vergogna al pubblico, dai problemi economici con le banche per la ristrutturazione del teatro, a quelli di natura personale e famigliare con il fratello Peppino, fino ai carteggi inviati alle istituzioni e all’accorato intervento in Senato dell’82 in favore dei giovani detenuti dell’ex-carcere minorile Filangeri.

Nel complesso non credo di sbilanciarmi nel dire che ho trovato Tavola, tavola… Chiodo chiodo uno spettacolo ben curato e interessante, divertente e commovente, che con passione e trasporto ricorda un maestro di teatro e di vita che ancora oggi ha qualcosa da raccontare. Al termine della rappresentazione a cui ho avuto il piacere di assistere, il pubblico si è profuso in una lunga e meritata standing ovation, a coronare uno strepitoso successo di interpretazione e regia come non se ne vedevano da tempo nella Capitale.

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