Arriva in scena BALLOON!(fumetti)

Domenica 4 settembre La Compagnia ASTRA ROMA BALLET diretta da Diana Ferrara, Prima Ballerina Etoile del Teatro dell’Opera di Roma, al festival Rilievi in danza andrà in scena a Cerveteri.
Lo spettacolo dal titolo BALLOON!(fumetti) vede le creazioni coreografiche di Fausto Paparozzi e Giada Primiano. Lo spettacolo unisce il mondo dei fumetti con quello dei robot.
I due coreografi hanno messo in piedi uno spettacolo diviso in due parti: la prima Un nuovo mondo è stata ideata da Fausto Paparozzi, ispirata alla favola di Pinocchio, mentre la seconda è stata coreografa da Giada Primiano dal titolo Time Score, una storia del tutto nuova con umani e robot.


Tra una prova e l’altra ci hanno raccontato qualcosa di più sul loro percorso creativo.


Ragazzi come state? Il primo punto che mi piacerebbe sviluppare con voi è come nasce l’accostamento di due realtà così opposte come i robot ( quindi una realtà asettica e perfetta) e i fumetti (nati dalla fantasia dell’essere umano)?


GCerveteri si avvicina e per fortuna l’impatto con il pubblico sortisce sempre una forte adrenalina. Inoltre per noi l’emozione è doppia proprio perché essendo danzatori, coreografi e anche ideatori della scena, il tutto si raddoppia o addirittura si triplica. L’idea di un accostamento tra robot e fumetti è nata dalla signora della Ferrara che nel gennaio di quest’anno ci ha invitati a creare un un balletto In cui questo robot supereroe è calato in un contesto fumettistico.


FSi è pensato che l’idea del robot in generale ricordasse un po’ quella del fumetto. Attraverso la rappresentazione di come viene visto in scena con i costumi così sgargianti, il fatto che si muova anche un po’ da fumetto, in maniera molto divertente. Un po’ estroverso dal punto di vista del movimento e dell’espressività. Non sa cosa vuol dire esprimersi e non sa quanto esprimersi sia in maniera felice che in maniera drammatica. Potrebbe ricordare un po’ l’idea del fumetto dal punto di vista dell’espressione e dal punto di vista di quello che dice.


Quali sono state le difficoltà (se ce ne sono state) che avete riscontrato nel raccontare personaggi (apparentemente, possiamo dirlo?) senza sentimenti e molto razionali, considerando che la danza è una delle forme più auliche dell’emozione e dei sentimenti?


G– Sappiamo che la danza esprime sentimenti e emozioni, quindi per raccontare un personaggio come il robot ho giocato proprio sul ruolo dei movimenti . Non si muove assolutamente in maniera meccanica, anzi è un essere umano all’apparenza. Ho immaginato che, come visto nelle ultime ricerche che ho fatto, i robot possono muoversi proprio come gli esseri umani, quindi non è il robot stereotipato con movimenti meccanici, ma anzi è completamente con sembianze umane. Ho però spinto molto sulla sulla parte emotiva, quindi ha dei movimenti molto divertenti.


FSì, ci sono state difficoltà nel mettere in scena questi personaggi senza emozioni, considerando che la danza è una delle poche attività umane che parla tramite emozioni e intensità. Nella mia parte i robot sono più umani degli umani stessi. Quindi gli esseri umani diventeranno a loro volta robot, senza emozioni, per il sopraggiungere delle nuove tecnologie che ci porta a staccarci anziché all’unirci. È una critica nei confronti dell’uomo moderno e tecnologico.

Lo spettacolo si suddivide in due parti: Un mondo nuovo curato da Fausto possiamo dire che sia una rivisitazione della favola di Pinocchio. Fausto, come è nata l’idea di mettere in scena una fiaba così tradizionale?

F – Mi è piaciuta l’idea di ricreare una favola in cui, proprio come Pinocchio ambisce al diventare un bambino, questo robot ambisce a diventare essere umano, diventando (come già accennato prima) più umano degli umani.

Dopo l’intervallo il palco vede salire in scena Time score, curato da Giada. La storia che vai a raccontare nella tua coreografia invece racconta di una famiglia con un padre cieco e tre figlie che viene supportata da un Robot, Ronself. C’è una correlazione tra l’impossibilità del padre di vedere il mondo e la presenza di questo robot all’interno della sua vita e di quella delle figlie?


GCome sappiamo le persone cieche hanno in realtà un senso molto più sviluppato che è quello della sensibilità, quello della percezione uditiva o comunque fisica e dei sentimenti. Il padre, per esempio, non vede quando deve rimproverare la bambina, non vede quando ci sono delle situazioni assolutamente critiche nella famiglia: il robot supporta questa mancanza di percezione visiva. Il padre viene supportato dal robot e si incontrano in quella dimensione perché non si staccano mai, è sempre la sua guida, ma per il punto di vista emotivo, quello dei sentimenti, il viaggio lo compie da solo perché il robot per l’appunto non può capire questo tipo di emozioni.

A questo punto è doveroso chiedere cosa significhino per voi i robot e quale sia la vostra relazione con il mondo della robotica e della tecnologia?


GPer me il robot è colui che può tutto. Può guarire, può creare e risolvere tutto. Tant’è che è uno dei personaggi guarisce grazie alla sua azione la sua terapia. Quindi come come mi approccio alla robotica? Mi approccio sicuramente con un’idea che potrà tutto, tranne l’essenza finale della vita, cioè quello di avere paura che è l’unico motivo, o uno dei pochi motivi che poi ti fanno veramente vivere la vita intensamente.


FA me personalmente piacciono molto i film di fantascienza in cui il robot fa parte della vita, in cui il robot si mescoli con l’uomo. Il significato del robot secondo me può essere un supporto per il lavoro del futuro, di ausilio per i lavori più pericolosi, o magari per raggiungere determinati obbietivi da raggiungere nella medicina.


Con questa tournée girerete un po’ il mondo, ho visto che in programma avete date con Bali, Singapore e Lisbona. Lo spettatore del vostro tour avrà culture e tradizioni differenti l’uno dall’altro. Credete che, a seconda di dove verrà messo in scena lo spettacolo, avrete diversi tipi di reazioni o pensate che invece la tematica e l’impatto sia il medesimo in ogni parte del mondo? Può cambiare la concezione della tecnologia e dell’utilizzo che se ne fa da ustato a stato o no?


GGli spettacoli verranno tradotti in inglese così che siano comprensibili a tutti. In Indonesia cambierò la storia raccontata dell’amore del padre con il marito di una delle figlie, considerando che li comunque è un reato l’omosessualità, e per quanto mi dispiaccia perché è un messaggio bellissimo quello che voglio portare dal momento che per me l’amore è universale, ma ho rispetto della cultura e quindi sarà modificato con un momento importante è che il parto, quindi una transizione dall’essere figlia all’essere madre. Il pubblico italiano lo sta apprezzando in quanto è innovativo, comico, leggero, e soprattutto è avvincente. Credo, quindi, che questo spettacolo possa essere universale, poichè la danza è un linguaggio universale come lo sono i temi trattati, come il senso del tempo, la paura di morire, il legame famigliare ecc ecc.


FSicuramente cambia il tipo di impatto che avremo quando andremo a presentare lo spettacolo in paesi magari meno sviluppati dal punto di vista della tecnologia. In bene o in male non lo so, però sicuramente potrà essere d’impatto anche perché la mia parte (ovvero la prima) sarà una critica nei confronti della tecnologia.


Concludo il nostro incontro ponendo la medesima domanda che Alexis pone allo spettatore: Cos’è che rende umani?


GPer me rende umano la fragilità: a volte ci ritroviamo noi stessi a dire “non è che sono un robot” quando siamo in una situazione di difficoltà o di dramma. L’accettare di essere fragili, dimostrarlo ed entrarci dentro. Quindi dalla fragilità arriva la paura ed il coraggio. Per me essere umano vuol dire entrare dentro un tunnel buio con la paura, trovare il coraggio di farlo uscendo da quel buio guardando la luce. Anche la risata e l’essere leggeri rientrano nella particolarità dell’essere umano.


FCiò che rende umani per me invece è sicuramente il sentimento. Poi naturalmente parliamo di ragione e di intelletto, perché comunque il corpo umano è stato creato specificamente per svolgere ognuna delle funzioni, la così detta macchina perfetta perché ha proprio anche i sentimenti. Secondo l’influenza delle nuove tecnologie e quindi la distanza porta l’essere umano ad essere “poco umano”.

Non vediamo l’ora di vederli in scena il 4 settembre a Cerveteri al festival Rilievi in danza.

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