Speciale Venezia White Noise perchè parla di noi

Noah Baumbach torna al Lido di Venezia con la trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo del 1985 di Don DeLillo “Rumore bianco”, che dopo gli ultimi anni con la pandemia, che stiamo ancora vivendo, è più attuale che mai.

White noise è il film che ha inaugurato la 79°edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Il regista newyorkese richiama ancora una volta a se Adam Driver, dopo aver già collaborato con lui con la formidabile e ottima performance in Storia di un matrimonio, candidato a ben 5 premi Oscar nel 2020 e vincitore per la miglior attrice non protagonista a Laura Dern.

Baumbach ritorna a lavorare anche con la sua compagna di vita Greta Gerwig, che per l’occasione rinuncia a stare dietro alla macchina e si fa dirigere da suo marito mentre da’ corpo e voce alla quarta moglie del personaggio interpretato da Driver. Jack Gladney è il classico padre di famiglia americano di una cittadina del Midwest, in cui lavora e insegna come professore all’Università, un corso di storia specifico sugli studi hitleriani. Babette, oltre a curare la casa e i quattro figli, tre adottati e uno suo, è insegnante di ginnastica posturale rivolta agli anziani, però soffre di vuoti di memoria causati dalle pasticche di Dylar, un misterioso medicinale non in commercio. Più avanti nel film si scoprirà la sua provenienza.

White Noise è diviso in ben tre atti, che passano da scene di quotidianità dove si fa la spesa tutti insieme al supermercato, al delirio per la paura di morire a causa di una grossa nuvola misteriosa e per la critica della società consumistica odierna . Il film si apre in modo insolito, come se fosse una versione di un lungometraggio di David Cronenberg, con un montaggio di spettacolari incidenti automobilistici. Un giorno la vita monotona e ripetitiva della famiglia Gladney, come quella di tutti i loro vicini, viene sconvolta da un evento catastrofico, dove la fuoriuscita di una sostanza chimica da un vagone di un convoglio ferroviario provoca la formazione di una minaccia aerea nera e tossica. Se all’inizio i cittadini affrontano il problema con una frase tanto tremendamente comune a noi dal 2020, “ tanto da noi non arriva “, ovviamente poi la nuvola si avvicina sempre di più, e non si può rimanere chiusi e serrati in casa aspettando che passi. Da questo momento il racconto si trasforma con un susseguirsi di sequenze d’azione da cinema americano catastrofico e apocalittico, con code di macchine in fuga, corse pazze. La terza parte è decisamente quello più enigamatica, in cui tutti hanno ormai dimenticato la minaccia tossica, il film da qui si trasforma in un thriller con sfumature dark, tra sparatorie in una stanza di un fatiscente motel e suore infermiere tedesche che non credono nel Paradiso.

Lo sceneggiatore-regista sembra a volte rendere omaggio ai film e alle sitcom che ricorda dalla sua adolescenza degli anni Ottanta, ma sempre cercando di far riflettere lo spettatore con parole come quarantena e mascherine che fanno subito ripensare al nostra attuale vita reale. Per concludere White Noise non sarà il film che si aggiudicherà il Leone d’oro, ma è il titolo migliore scelto d’apertura come non si vedeva dai tempi di La La Land, degno di festeggiare le ben 90 candeline della Mostra del cinema.

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