“NON NOMINARE IL NOME DI DIO INVANO, PERCHE’ NON ESISTE”

E’ andato in scena all’Altrove Teatro Studio, Effetto Seneca, spettacolo scritto e diretto da Alessandra Schiavoni, anche docente di tecniche della recitazione.

Interpreti i giovanissimi e bravi, Davide Fasano e Gabriele Graham Gasco e assistente alla regia Valerio Villa.

Effetto Seneca è il nome di quell’osservazione che fece circa 2.000 anni fa il filosofo romano Lucio Anneo Seneca, scrisse che “gli aumenti sono di crescita lenta, ma la via verso la rovina è rapida”

Quindi quando tutto va male, andrà sempre peggio e in manera sempre più veloce?

Su questa osservazione si sono soffermati economisti e scienziati creando modelli di andamento per poter studiare e capire quando avverrà il collasso di tutto, nel frattempo ce lo spiega la pièce di Alessandra Schiavoni attraverso il teatro.

Tutto quello che abbiamo acquisito nei millenni come umanità lo dobbiamo proteggere e preservare, la fine è una concomitanza di fattori, qualche uomo forse sopravviverà anche, ma non quello che ha costruito.

La scena è una terra arida e deserta, 8 e 9 sono i superstiti di questa catastrofe globale, due giovani, che non si chiamano per nome, ma per numero e iniziano una discussione tra di loro circa la morte del numero 10 che si toglie la vita per allungare di qualche giorno la vita del 9 e dell’8.

Il 10 aveva proposto delle regole che egli stesso aveva imposto come norme di sopravvivenza nel “nuovo” mondo e che vengono rispettate dai giovani.

Dieci personaggi come dieci comandamenti, che loro stessi citano, l’ottavo proibisce di falsare la verità nelle relazioni con gli altri, il nono mette in guardia contro il desiderio e la distruzione egoistica delle relazioni altrui e il decimo proibisce l’avidità e il desiderio di appropriarsi senza misura dei beni terreni.

In qualche maniera questi tre comandamenti si rispecchiano nei personaggi sopravvissuti. L’8 che vuole mangiarsi la carne di 10 che si sacrifica per loro e il 9 che si rifiuta di compiere un atto così impuro e poco umano.

Sembrano essere uno la testa, l’altro il cuore che si aiutano a vicenda e a volte si distruggono.

Un finale inaspettato.

Un racconto che fa riflettere sull’importanza della creatività, quella capacità cognitiva della mente di creare e generare soluzioni intelligenti, quelle che ti permettono di scegliere e di vivere una vita vera fatta di possibilità di stupore, di adrenalina, sopravvivere è facile ed è molto più comodo accettare che tutto accada da solo.

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