“Le bugie hanno le gambe lunghe”, l’elasticità di menzogne e sentimenti

8 Maggio 2023

È il 1947 quando l’icona della drammaturgia napoletana, italiana, Eduardo De Filippo scrive una commedia la cui narrazione si articola in un intreccio di menzogne, ipocrisie, sotterfugi, da cui prendono vita una serie di equivoci e scandali che l’autore usa per denunciare, umoristicamente, i pregiudizi, la falsità e la pressione famigliare, spesso troppo presenti e limitativi nei confronti di qualsiasi coppia: “Le bugie con le gambe lunghe”, assunto di quanto le bugie si accrescano l’una sull’altra ingigantendosi, apparentemente senza finire mai, così come le ‘gambe lunghe’.

Questa stessa metafora è la chiave interpretativa su cui si fonda lo spettacolo “Le bugie hanno le gambe lunghe”, andato in scena al Kaos Teatro, scritto e diretto da Antonello Coggiatti; una leggera commedia di due atti, giovane, dai tempi comici giusti, equilibrati, la cui efficace espressività è di certo da riconoscere nella valida capacità attoriale degli interpreti.

Sullo sfondo di una scenografia asciutta, distinta solo dalla diversa disposizione di sei cubi, spostati, sistemati da gli attori in base ai bisogni narrativi, l’elettricista romano Odoacre (lo stesso Antonello Coggiatti) e Bruno, suo fratello idraulico (Simone Giulietti) entrano sul palco, in abiti da lavoro, parlando di una possibile trasferta lavorativa a Milano; trasferimento a cui Odoacre non dà peso, avendo appena ristrutturato una villetta, dove, da lì a breve, avrebbe chiesto alla sua ragazza, Ilaria (Giulia Martinelli), di sposarlo. Nel corridoio centrale, sotto il ravvicinato sguardo degli spettatori, avviene la proposta di matrimonio, che la giovane rifiuta, correndo via piangendo; il motivo non è la mancanza di amore, ma l’attrazione di lei verso una terza persona, non sveliamo chi. Odoacre si trasferisce a Milano, e lì conosce Ginevra (Silvia Bruni, anche direttrice artistica). I due passano la notte insieme, ma il giorno dopo Odoacre esce dall’appartamento scordandosi di chiederle il numero, così lei decide di andare a Roma, alla villetta ristrutturata, dove incontra Ilaria, poi Bruno, e per giustificare la sua presenza afferma di essere la moglie di Odoacre.

Da questo momento, capovolgendo ogni premessa, si susseguono gags e sketches segnati da bugie e malintesi, il cui inizio a primo impatto surrealmente forzato è compensato dal liscio intreccio di dettagli che ben si incastrano alla catena espositiva; ogni scenetta si alterna all’altra in un ritmo secco, netto, dinamico, tipico delle sitcom come “Love Bugs”, della quale richiama anche l’esplorazione delle dinamiche di coppia, tra insicurezze, ripicche, innocenti, comiche, prevaricazioni e sentimenti inespressi. Non solo le bugie hanno le gambe lunghe, ma anche i sentimenti, il loro nascere, esprimersi e processarsi, si affievoliscono per poi ricrescere, si nascondono, scoppiando all’improvviso.

L’immagine della crescita, del mutamento elastico, emotivo, dei personaggi va di pari passo con l’estensione della cornice narrativa e dei movimenti fisici: la messinscena, difatti, occupa non solo il palco, ma anche il corridoio tra la platea, si allunga e si restringe su questi due spazi.

Sottili risonanze allegoriche, registiche, sceniche e drammaturgiche, che qualificano lo spettacolo un lavoro essenziale, ma ragionato, comicamente fresco e genuinamente godibile.

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