AL TEATRO MANZONI ARRIVANO I FANTASMI DI “MOIRA, CASA, FAMIGLIA E SPIRITI”

4 Novembre 2023

Si esce di casa per andare a teatro, o meglio, per chiudersi in un’altra casa, quella di Moira, protagonista dello spettacolo:“Moira, Casa, Famiglia e Spiriti”, scritto e interpretato daOttavia Bianchi e un cast composto da altri sei attori e la regia di Giorgio Latini.

Una commedia dai risvolti comici, dunque, quella che sarà in scena dal 2 al 19 novembre 2023 al teatro Manzoni, nel cuore di Roma, circa due ore di spettacolo per riflettere sulla vita della protagonista e quel suo modo di “vivere” che fa rispecchiare molte persone rimaste sole e che hanno perso persone care.

È subito dopo Halloween il pretesto per parlare ancora di spiriti e fantasmi, figure importanti, come quella del papà di Moira(Andrea Lolli), un personaggio che fa da pacere e che mette sempre ordine allo scompiglio generale degli altri personaggi con il suo “State boni, ve vojo bene”.

Nel gruppo non manca una monaca di clausura (Patrizia Ciabatta), che non ha mai fatto sesso, o chi invece il sesso lo fa per professione come la prostituta interpretata da Giulia Santilli e il balbuziente (sempre Giorgio Latini) che non riesce a terminare una frase se non cantando, personaggi visibili solo a Moira e non agli altri due vivi, il pretendente Sebastiano Collaun poeta romantico che vuole far breccia nel cuore della protagonista e l’unica amica pazzerella (e simpatica) che vede il volto diBeatrice Gattai.

Ai due estremi del palco sono poste due porte, poco intuitiva la via di entrata e di uscita dell’appartamento, un salotto ben illuminato, delimitato da luci ben potenti poste in alto, un letto a scomparsa, dove dormono e si siedono i protagonisti, il punto di partenza per nuovi dibattiti e la finestra da dove possono osservare ciò che avviene “fuori” casa, ma è lì, in quello spazio limitato che si fa giorno e notte.

Si svolge tutto in quel salotto, i protagonisti sono sempre ben vicini tra di loro, danno degli input di gioia con la loro musica accennando balli e sorrisi smorzati subito dopo, per non disturbare Moira che sta dormendo, o non dare all’occhio ai personaggi “vivi” che sono sempre in procinto di arrivare. Temi importanti come quello dell’amore, la solitudine, la morte, mai superata dalla protagonista, che dopo aver perso le persone care ha dimenticato che fuori da quella porta c’è un mondo ancora da scoprire e una vita da riscrivere.

Non è facile rimanere sulla soglia del “vedo, non vedo”, “chi sta parlando?”, “vedere oltre il personaggio”, quando davanti a te hai una visione limitata delle cose, perché quel personaggio esiste ma “in realtà” non c’è, un limite imposto e un gioco (se vogliamo) superato da tutto il cast.

Difficoltà alleggerite dalla chiave comica del linguaggio e le battute che fanno sorridere il pubblico, per abbattere la pesantezza del tema “morte”, quell’unica speranza affidata al pretendente amoroso per credere ancora che ci sia un lieto fine, ma il lieto fine avviene solo nelle favole rimanendo ancorati e coerenti con la visione pessimistica del personaggio potendo così dire spontaneamente: “Mai ‘na gioia!”

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