“Leviatano” di Tabilio. Un metateatrale elogio alla stupidità

28 Novembre 2023

Una narrazione semi-storica; un comico specchio di alcuni fatti realmente accaduti nella Pittsburgh degli anni ’90 che vedono protagonista la surreale storia del rapinatore McArthur Wheeler, uno stupido quanto disperato, incensurato uomo bianco di 44 anni, il quale, convinto di esser diventato invisibile dopo aver unto il suo viso con semplice succo di limone, in pieno giorno rapina due banche a volto scoperto; esperimento tradotto in oggetto d’analisi da parte di due studiosi di psicologia sociale David Dunning e Justin Kruger, le cui speculazioni a riguardo danno vita all’effetto Dunning-Gruger, una distorsione percettiva del soggetto che amplifica le sue reali competenze, commettendo errori di valutazione e esaltazione di abilità immaginate.

Questo è Leviatano di Riccardo Tabilio, ispirato all’omonimo romanzo di Paul Auster, andato in scena all’Altrove Teatro Studio, con la regia di Marco di Stefano e la drammaturgia di Chiara Boscaro, interpretato da Giulio Forges Davanzati, Alessia Sorbello e Andrea Trovato della compagnia teatrale Carmentalia; uno spettacolo di musica e teatro che, sfondando con grinta la quarta parete a suon di rock, rievoca in toto il ribelle e anticonvenzionale spirito di quegli anni, trasformando l’incosciente McArthur in un antieroe spinto all’assurdo dalla solitudine, da tipiche sociali, umane e personali fragilità che lo rendono simbolo di una sofferenza culturale ancora oggi attuale.

Wheeler ha coraggio, sogna, rompe gli schemi, osa, si mette in gioco; la sua storia è raccontata dai tre attori tra canzoni e sketch esilaranti, in cui si altera la veridicità biografica a favore di un dipinto comico più scorrevole; un racconto, inoltre, intriso di intermezzi personali dei performanti, i quali, interpretando più ruoli, si trovano in questo modo a muoversi e a destreggiarsi su tre piani narrativi, il loro-nostro presente, quello accademico di David Dunning-Kruger e quello poliziesco-investigativo di McArthur; un’alternanza a tratti caotica che trova concreta delucidazione con un’esposizione didascalica, la quale attraverso l’artifizio del teatro nel teatro fa apparire la messinscena come una vera e propria simultanea lettura del copione teatrale.

Davanzati, Sorbello e Trovato non perdono mai il ritmo, con dinamica puntualità cambiano vesti senza alone di difficoltà scenica e attoriale; trasportano e si lasciano andare; empatizzano e rendono facile empatizzare; divertono e si divertono; tramutando il palco in un vero e proprio simposio informale dove pubblico e attori si uniscono in sinergia per trarre benessere e beneficio dallo spettacolo, visto o interpretato, perfettamente in linea con lo spirito e l’ambiente famigliare dell’Altrove Teatro.

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