“Madri di guerra”: uno spettacolo che riguarda tutte le madri

14 Dicembre 2023

Dal 24 al 25 novembre si è svolto al teatro Lo Spazio 18B il dramma “Madri di guerra”, opera toccante ed evocativa sul sempiterno sentimento che lega una madre a una figlia, interpretata con passione e trasporto da Antonella Caldarella e Maria Riela, scritto e diretto da Caldarella stessa.

Sul palco una scenografia semplice, costituita da pochissimi oggetti di arredo, pone in risalto al centro della scena un letto dove giace, esanime, una ragazza con indosso un abito da sposa. Immediatamente entra una donna in abiti scuri e seri che inizia a sistemare la stanza. Quando inizia a parlare con la ragazza distesa sul letto diventa immediatamente chiaro ciò a cui stiamo assistendo: una madre vestita a lutto parla con la figlia da poco deceduta e la cura prima dell’estremo saluto. I dubbi sulle responsabilità e le domande sull’esistenza che la madre pone,retoricamente, alla figlia, diventano una conversazione ritmata e toccante sul ruolo genitoriale e l’onnipresente preoccupazione che una madre può provare nel lasciare libera di volare la cosa più preziosa che possiede, con tutto quello che la libertà comporta. Come Icaro alcune volte si vola troppo vicino al sole, altre volte basta la banale crudeltà degli esseri umani a stroncare sul nascere una splendida planata. Un prezioso pensiero carico di pietas è rivolto a tutte le madri che si domandano dove hanno sbagliato, nel bene e nel male, e non ricevono una risposta perché una risposta, nel complesso, non c’è.

“Madri di guerra” riesce a raggiungere delle altissime vette lirichenella rappresentazione dell’universale, complesso e a volte troppo intenso rapporto tra genitori e figli. Quando la catarsi raggiunge il punto più alto, ci si sente quasi sul punto di esplodere, compressi tra l’impossibilità di modificare il passato e l’incapacità di immaginarsi una vita senza avere il proprio bambino affianco. Apparentemente, tutte le madri sono sempre in guerra. Che siacome in trincea ad aspettare il colpo, o con le armi sguainate pronte a difendere i propri cari, il concetto di lotta inteso all’inglese come struggle viene riportato come una costante nel rapporto affettivo-educativo tra madre e figlio. Eppure, per quanto uno possa provare a premunirsi, nulla ci prepara realmente a quell’altro tipo di conflitto che è la “guerra che ti porti dentro”. Da quella spesso non si esce mai giacché non c’è limite al numero di risposte da dare alla domanda: «Perché?». In un certo senso basterebbe fare pace con sé stessi, ma, probabilmente, è tra le cose più difficili da fare al mondo.

Giulio Cascia

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