“La Scortecata” vi scorticherà per davvero.

27 Novembre 2024
04/07/2017 60 Festival dei 2 Mondi di Spoleto. Teatro Caio Melisso, spettacolo La Scorticata testo e regia di Emma Dante. Nella foto Salvatore D'Onofrio e Carmine Maringola
04/07/2017 60 Festival dei 2 Mondi di Spoleto. Teatro Caio Melisso, spettacolo La Scorticata testo e regia di Emma Dante. Nella foto Salvatore D’Onofrio e Carmine Maringola

Fino a domenica 1 dicembre, dopo aver debuttato martedì 19 Novembre, al Teatro Vascello di Roma va in scena lo spettacolo “La Scortecata”, diretto da Emma Dante ed interpretato da Carmine Maringola e Salvatore D’Onofrio.

Gli elementi scenici e i costumi sono della stessa regista palermitana, mentre le luci sono a firma di Cristian Zucaro.

Lo spettacolo è liberamente tratto da “Lo Cunto de li Cunti” di Giambattista Basile.

In poco meno di 60′ di rappresentazione quello che questo spettacolo propone è la quintessenza del Teatro.

Emma Dante, nota per la sua grammatica semplice eppure pregna di ogni possibile emozione esperibile dall’essere umano, disegna, insieme ai suoi superbi – so che può sembrare un’esagerazione, ma evidentemente lo scrivente non la considera tale – attori, una storia in cui i corpi di due uomini adulti si prestano alla identificazione un po’ favolistica – d’altronde “La Scortecata”, come detto, fa parte della raccolta di “cunti” sopra citati – e abbastanza evocativa di due “strutture’ malandate, anziane oltre modo – entrambe ultracentenarie – di due sorelle di un basso napoletano che nell’attesa di un incontro “regale” mettono a loro volta in scena un sogno attraverso il quale dare il senso ad una vita segnata dal degrado, dalla bruttezza e dalla povertà.

Ed è in questo contesto letterario che l’ensemble chiamato in causa nella realizzazione dello spettacolo trasforma in carne viva e in sesso e in musica che lo spettatore può lacrimare pensando all’esistenza sacrificata di due donne – interpretate senza stupidi stereotipi da due uomini – che possono essere considerate avulse da ogni contesto temporale e geografico per ascendere ad una dimensione universale.

E tutto questo a prescindere dalla musicalità della lingua utilizzata e ossia un napoletano con echi, più che storici, dalle sonorità allo stesso tempo allegre e tragiche come a richiamare l’esecuzione di due cantanti popolari che con le loro voci evocano l’anima di una città sempre viva e pulsante a dispetto di ogni problematica.

O forse a partire da ogni problematica.

Insomma, a Roma, ancora qualche giorno per darvi la possibilità di abbracciare un lavoro che offre sia grazia che crudeltà e che, con ogni probabilità, vi disorienterà per la sua capacità di riempirvi pur offrendo, ad una prima vista superficiale, un vuoto che la visione chiara della firmataria della regia sa come e quando riempire.

Senza eccessi, ma con pragmatica precisione.

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