
“Una relazione per un accademia” è un testo di Franz Kafka che Tommaso Ragno sta portando in scena per alcuni Teatri italiani e che ha fatto tappa dal 21 al 24 novembre al Teatro Argot di Roma che in questa nuova stagione 2024/2025 celebra i raggiunti quarant’anni di attività
Il bravo attore pugliese – particolarmente attivo negli ultimi anni con l’acme onorifico della sua ottima partecipazione al film “Vermiglio” ancora in corsa per ottenere una nomination ai prossimi Oscar – offre in questo spettacolo una grande prova di recitazione incarnando la scimmia del testo con forza e tecnica, passione e precisione.
La relazione in questione altro non è che l’espediente kafkiano per raccontare e raccontarsi delle maschere che necessariamente devono essere indossate in società per garantirsi la sopravvivenza e particolare risalto ha la scelta di utilizzare l’evoluzione umanesca di un primate ridotto in schiavitù dagli esseri umani nel corso di una spedizione nella foresta, ossia l’ habitat naturale della scimmia protagonista della messa in scena.
Con un corpo che si muove a metà tra la natura scimmiesca e le movenze umane, con un aspetto che richiama la razza di appartenenza trasfigurata dagli atteggiamenti assunti per una sofferta sopravvivenza, il Ragno – cognome dell’attore e non altro animale interessato alla commistione – legge, declama, si aggrappa fisicamente ed emotivamente a tutto quello che ha a disposizione nel tentativo violento e triste di vivere una vita che ha subito l’onta non solo di vivere le sbarre fisiche contro le quali sfogare la frustrazione della prigionia, ma anche di dover cambiare la propria essenza nella speranza di un accettazione che sarà sempre e solo fittizia in quanto risposta ad una bugia messa in atto di fronte al rifiuto irrevocabile dell’accettazione dell’altro, del diverso da sé.
I circa 60′ di Teatro di tale operazione possono dirsi di ottima, incontestabile fattura, mentre sul senso ultimo della proposta ci si può lasciare aperte tante opzioni quante sono le menti degli spettatori che si troveranno ad assistervi.
Ergo, un lavoro “aperto” che più che rispetto ad altre innumerevoli occasioni analoghe – leggasi spettacoli – potrà dirsi riuscito anche in reazione ai, si spera, numerosi pensieri che riuscirà a suscitare.
Da vedere e, poi – ancor più importante -, da dibattere.
