La verità dirompente della “Confessione di ex Presidente” 

29 Gennaio 2025

Una sala presidenziale, una scrivania, dei fogli, un discorso da pronunciare a una nazione e un uomo, un politico, che scopriremo essere un ex presidente, il “Presidente”. Si, proprio quel Presidente, Silvio Berlusconi, che ha governato l’Italia per circa un decennio, influenzandone non solo la vita politica, ma anche sociale, i suoi usi, costumi, ideologie. Con questo scenario si apre lo spettacolo “Confessione di un ex presidente” di Davide Carnevali, con Fabrizio Martorelli, andato in scena all’Argot Studio di Roma.

Protagonista il Premier dalla visione capitalista, privatista, filo occidentale, che ha messo da parte le esigenze della collettività a favore di mire personalistiche, o meglio, che ha fatto credere agli elettori di fare il loro bene, mascherando fini del tutto egoistici. Ha venduto ai privati la cosa pubblica, si è circondato di persone meno intelligenti di lui per emergere, ha distratto tutti con la leggerezza delle sue tv private e squadre di calcio, ha conquistato il popolo con il suo essere brillante, ironico, con una vera e propria manipolazione della realtà. E’ diventato un’icona, per la politica internazionale e per gli italiani. Anche tutti anche quelli che lo hanno odiato e criticato, in qualche modo cercavano di diventare come lui. Un uomo che ha creato il culto del dio denaro, che ha dato vita ad una nazione mediocre, priva di valori, e con una serie di problemi economici, sociali, politici che perdurano nel tempo. Ed ora, come per magia, il Presidente è lì, per pronunciare il suo ultimo discorso, un discorso post mortem, di scuse, di svelamento, di ammissione delle proprie colpe, dei propri misfatti, dei propri inganni. E nel farlo sfodera tutto il meglio della sua strategia di comunicazione, che lo ha portato a essere il politico che è stato, trascina con la sua retorica pericolosa e come un prestigiatore ci conduce nei vorticosi meccanismi di una divulgazione tutta bilanciata sulla mistificazione, sull’apparenza. La realtà viene distorta, a favore della rappresentazione di essa, di ciò che si vuole far vedere! Bugie, illusioni, mezze verità, velate da sorrisi, battute, trucchi, espedienti.

Ci indica e fornisce proprio esempi pratici, dalla finta favola di Esopo, all’importanza degli incipit, delle citazioni, alla scelta di alcune parole talvolta prive di valenza, e lo fa puntando anche ad un flusso sonoro, grazie ad echi e ripetizioni che il pubblico( chiamato in causa a fare la parte del popolo) può’ sentire tramite il supporto di cuffie wireless che ne amplificano la potenza e l’impatto. Un ‘onda sonora che genera riflessioni, un’immersione totale e totalizzante nei meccanismi del potere, della storia, della politica e anche di un uomo.

Fabrizio Martorelli con un’abilità straordinaria, da vero e proprio acrobata delle parole, ci trasporta nei meandri della mente dell’ex Presidente, nella sua anima se vogliamo, nella sua abile e scaltra mente, e lo fa rimanendo sempre in costante equilibrio tra uomo e personaggio, tra il premier politico e il Silvio delle burle e delle gag. Impeccabile nella mimica, nella gestualità misurata: non imita mai Silvio Berlusconi, non lo “deride”, non lo “scimmiotta”, non cade mai nella caricatura, ma lo fa suo, lo interpreta appunto, lasciandocelo percepire da alcuni dettagli, oltre che da alcuni fatti, o dalla scelta di alcune musiche. Perché evidentemente ciò che la regia di Vittorio Borsari vuole suggerirci è che quell’ex presidente potrebbe, alla fine, essere qualsiasi presidente e che questo discorso- confessione possa servire da monito, possa aprirci gli occhi sui meccanismi fallaci e menzogneri della politica, svegliarci da questa mediocrità, farci riacquistare nuovi valori e senso critico, affinché certi errori si possano, se non evitare, almeno smascherare in tempo. Martorelli, dunque, domina e fluttua su un flusso di coscienza solidamente strutturato da Davide Carnevali, denso, ritmato, cadenzato, originale, un ingranaggio perfetto, in grado di coniugare plurimi messaggi, farci riflettere sul periodo storico di cui siamo figli, e soprattutto sulle strategie di linguaggio del potere.  Infine, per il presidente non arriva nessun perdono, però accettiamo le scuse, con un sorriso, perché lo ha fatto mettendo su uno spettacolo veramente brillante. Intelligente. Vero.

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