Hinterland. Una storia di evasione e riscatto

3 Febbraio 2025

Una periferia abbandonata. Senza nome, senza storia. Un McDonald’s frequentato da contestatori contro il capitalismo, lo sfruttamento animale e per lo più spacciatori. Un posto abbandonato a sé stesso, allo sfacelo economico e sociale, dove la gente ha perso la speranza e la voglia di sognare. Dove chi può, se ne va e chi resta, sopravvive.

HINTERLAND scritto e diretto da Federico Malvaldi, in prima assoluta dal 31 gennaio al 2 febbraio all’Altrove Teatro Studio di Roma, racconta la storia di un incontro, anzi, di un ritrovarsi tra due donne nella periferia dove sono cresciute, perse nello sconforto e nell’incapacità di evadere da un passato che le perseguita, bloccate in un presente senza futuro.

Mentre lavora nel McDonald’s di cui è a capo, Lea (Giulia Santilli) si ritrova a discutere con una cliente alla ricerca di un panino vegano. Vegano, lì al McDonald’s. Ma quello che la disturba, non è tanto l’assurda richiesta, quanto il fatto che quella ragazza, dall’aria imborghesita e una camicetta azzurra decisamente troppo elegante, le ricorda qualcuno.

Sì, è proprio vero. Cassandra la “portasfortuna” (Veronica Rivolta) è tornata a casa, la ragazzina che tormentava durante gli anni della scuola: le attaccava le gomme da masticare tra i capelli (ogni giorno un gusto diverso, sia chiaro); le buttava i vestiti nello sciacquone del bagno e non la invitava mai alle feste. Lei però ce l’ha fatta. A differenza sua è riuscita a fuggire nella grande metropoli, lontana da quel posto senza speranza.

Eppure adesso è lì, è tornata nella casa dei suoi genitori defunti e a stento riesce a pagarsi una porzione di patatine. Per Lea è l’occasione di scoprire i motivi che l’hanno riportata in quell’inferno, un riscatto per sé stessa per non essere riuscita ad andarsene, o forse, nel suo cuore, batte il timore che nessuno può fuggire da quel luogo. Siamo tutti predestinati e se non ce l’ha fatta Cassie, forse, non c’è speranza neanche per lei.

E allora, perché non ripartire insieme da quel Mc pieno di grassi saturi, carne congelata e sogni mancati?

Federico Malvaldi racconta con questo testo due storie lacerate, storie di chi vive ai margini di una società che viaggia veloce verso il successo, il guadagno e la realizzazione, dove chi non sta al passo rimane indietro.

È la legge del più forte, del più ricco, del più fortunato, ma Lea e Cassie sono nate in un posto dove vige la norma del “chi sta messo meno peggio”, e ci viene raccontato da due attrici intensissime, grazie a un dialogo rapido e tagliente, dove alla risata dell’autoironia e della commiserazione, si alternato profondi respiri di silenzio colmi di dolore.

Giulia Santilli e Veronica Rivolta attraversano con semplicità disarmante momenti divertenti e confessioni dolorose: la pungente e colorita ironia di Lea, si scontra con la sua totale commozione di fronte alla tomba della madre uccisa dal padre violento; le fragilità di Cassie, preoccupata di diventare la nuova «ricca magnate dell’olocausto animale», si ritrovano nel suo bisogno disperato di ritornare a casa, dopo un bornout provocato dall’incapacità di reggere i ritmi e le aspettative della grande città. La osserviamo, mentre parla al telefono con il padre, consapevole che a rispondere ci sia solo una segreteria telefonica.

Storie che non ci vengono solo raccontate, ma anche mostrate grazie all’utilizzo di qualche cassetta di frutta e pochi altri oggetti: riconosciamo il McDonald’s con il suo odore stantio di olio fritto e di hamburger bruciati; il parchetto dove Lea si nascondeva da piccola per fuggire all’orrore consumato tra le mura domestiche; la casa di Cassie piena di dolci e dolorosi ricordi.

Un incontro decisamente burrascoso, che si dimostrerà per entrambe un’esperienza fatale, anzi, salvifica. Trovare la forza di affrontare insieme i fantasmi del passato, elaborare il lutto per chi purtroppo, non c’è più, fuggire da quella condizione claustrofobica che non le fa più respirare per fuggire lontano verso un futuro migliore.

Hinterland parla proprio di questo: di evasione e di riscatto. E lo fa con l’onestà e la sincerità di chi sa fare del buon teatro. Di denuncia, responsabile e presente.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Non perdere

Turandot in bianco e nero all’Opera di Francoforte

di Emiliano Metalli Nonostante fosse l’ultima replica di un allestimento…