“InVIOLAta” e la storia di Franca Viola

11 Marzo 2025

Il vecchio articolo 544 del Codice penale affermava che «Per i delitti preveduti dal capo primo e dall’articolo 530, il matrimonio, che l’autore del reato contragga con la persona offesa, estingue il reato, anche riguardo a coloro che sono concorsi nel reato medesimo». In altre parole, ammetteva la possibilità di estinguere il reato di violenza carnale, anche nei confronti di minorenni, se veniva seguito dal cosiddetto “matrimonio riparatore”.

InVIOLAta di David Marzi e Teresa Cecere è lo spettacolo andato in scena al Teatro Lo Spazio di Roma dal 7 al 9 marzo, che racconta la storia di Franca Viola, la prima donna che si è opposta al “matrimonio riparatore”.

Sicilia, 1960, Franca Viola è una giovane donna che finisce sotto le attenzioni di Filippo Melodia, nipote del boss mafioso Vincenzo Rimi. Dopo aver ricevuto il no per il fidanzamento, Melodia decide di vendicarsi rapendo e violentando la ragazza. La tiene prigioniera per otto giorni e quando finalmente la lascia andare, quello che tutti nel paesino di Alcamo si aspettano è il matrimonio tra i due per riparare al disonore che ha subito la ragazza ma Franca dice no e denuncia l’accaduto. Il 17 dicembre 1966 Filippo Melodia viene condannato a 11 anni di carcere. L’articolo 544 venne però  abrogato il 5 agosto 1981, 16 anni dopo il rapimento di Franca Viola e solo nel 1996 la violenza sessuale è stata riconosciuta come reato contro la persona.

Maria Barnaba, Sandra Di Gennaro e Ilenia Sibilio sono le tre giovanissime attrici che portano in vita questa storia con delle interpretazioni straordinarie nei panni di donne e uomini, giocando con le voci, con i corpi e con le espressioni del viso, i loro occhi brillano di passione, rabbia, odio e dolore.

Le tre attrici catturano l’attenzione dello spettatore e lo trascinano in un viaggio emotivamente forte ma non per questo pesante, che mette in luce il marcio dell’Italia in quegli anni lì. La libertà assente delle donne e la brutalità dello stesso Stato.

InVIOLAta racconta di un paese in cui le apparenze e l’onore contavano molto di più del benessere dell’essere umano. Leggi assurde per proteggere la reputazione di intere famiglie. Racconta un problema umano e privato ma anche uno più comune di uno stato che non tutelava le donne.

La regia, porta sul palco una storia potente, giocando con le luci e la scenografia fatta di panni stesi, quei panni di cui le attrici si servono per interpretare i vari personaggi e attraverso i quali raccontano la storia di un paese. La storia ha un ritmo costante, veloce, catalizzante e coinvolgente. Non si riescono a staccare gli occhi da quello che accade sul palco.

InVIOLAta è quello di cui c’è bisogno ora, un teatro che non smette di lottare per temi che tutt’oggi, anche se non nella stessa maniera, sono ancora problemi centrali della nostra società. Un teatro giovane, pieno di forza e di vita in grado di raccontare una storia con un grande peso e valore ma rendendola facilmente accessibile, riflessiva e a tratti anche divertente.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Non perdere

Turandot in bianco e nero all’Opera di Francoforte

di Emiliano Metalli Nonostante fosse l’ultima replica di un allestimento…