Markale – Les roses sont faites”:dall’intimità del monologo alla coralità teatrale.

21 Marzo 2025

Il teatro civile di Antonio Roma ha sempre avuto il potere di toccare le corde più profonde dell’animo umano, e il suo monologo Markale ne è l’esempio lampante. Dopo oltre 50 date italiane, in tutte le sue forme contando sia quelle per la cittadinanza che per gli studenti, il monologo lascia spazio a una nuova fase, un’evoluzione che vede l’emergere

della forma corale.

Il prossimo 21 marzo 2025, Markale – Les roses sont faites debutterà presso la Sala Crespi di Cerano, un evento unico che ricorda il 30° anniversario della strage del mercato di Markale a Sarajevo.

Il monologo, scritto, diretto e interpretato da Antonio Roma e patrocinato da Amnesty International Italia, aveva portato in scena una narrazione potente e intima, basata sulle testimonianze, accolte in prima persona da AntonioRoma, Filippo Borgia e Matilde Dalla Piazza, di chi ha vissuto la tragedia della guerra in Bosnia, l’assedio di Sarajevo e la strage del mercato di Markale.

Oggi, a distanza di tre decenni dalla strage del ‘95, Markale si rinnova e si arricchisce di nuove voci. In questa nuova versione, scritta da Benedetta Carrara e Antonio Roma e diretta da Antonio Roma, Markale – Les roses sont faites propone un’interpretazione corale, con tre voci femminili: Camilla Petrocelli, Giorgia Forno e Nela Lucic.

La scelta di portare in scena la memoria attraverso voci diverse è una riflessione sulla forza della comunità e sulla necessità di non dimenticare. In questo anniversario simbolico, Markale – Les roses sont faites vuole essere un monito: la memoria del passato è il terreno su cui costruire il futuro.

A 30 anni dalla strage, la pièce diventa un atto di resistenza culturale e civile, una riflessione sulla forza della vita che emerge nonostante la devastazione, come simboleggiato dalle rose di Sarajevo, le cicatrici lasciate nel cemento dalle esplosioni delle granate, visibili in locandina attraverso uno scatto originale di Andrea Confalonieri. La pièce si propone come una testimonianza viva e tangibile che non solo racconta, ma invita alla riflessione sulla condizione umana e sull’importanza di preservare la memoria storica.

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